Il fascino di un’epoca passata, sospesa tra le luci del Mediterraneo e il sapore agrodolce degli addii, rivive nelle pagine del nuovo romanzo di Luca Bianchini. L'autore torinese torna a far sognare i lettori con "Le ragazze di Tunisi", un'opera intima e vibrante che esplora le radici della sua famiglia nella Tunisi degli anni Cinquanta. In attesa del grande appuntamento astigiano di martedì 17 marzo, che lo vedrà protagonista alle 21 negli spazi del Polo Universitario UniAstiss in piazzale De Andrè, abbiamo raggiunto lo scrittore per una chiacchierata esclusiva.
L'incontro sarà preceduto, alle 19.45 da un conviviale apericena con l'autore all'Hdemia del Gusto (all'interno del Polo) al costo di 18 euro. Ecco cosa ci ha svelato tra ricordi, profumi di spezie e connessioni inaspettate con la nostra provincia.
La memoria e il coraggio femminile
In questo romanzo scavi nei ricordi della tua famiglia, ispirandoti alla vita della mamma nella Tunisi degli anni Cinquanta. Quanto è stato complesso mantenere l'equilibrio tra l'affetto della memoria privata e la necessità di raccontare la fine di un'epoca segnata da addii e incertezze? C'è una fragilità particolare in queste donne, come la fiera Maria che si arrangia con la sartoria per pochi euro, affrontando il grande cambiamento con una tenacia tutta femminile.
Luca Bianchini sorride e riflette: "Mi hanno molto colpito perché non conoscevo bene quella storia, l'avevo sempre un po' trascurata". Aggiunge poi con una nota di ammirazione: "Ora, intervistando le mie zie e i parenti, ho capito quanto sono state brave a vivere così pienamente. Un'epoca ricca, in cui trasgredivano un po', lavorando ma anche provando a studiare". Il senso di urgenza ha forgiato il loro carattere e il carattere dell'autore: "Il fatto che ci fosse questa spada di Damocle della partenza, con francesi, italiani ed ebrei che lasciavano il Paese, ha permesso loro di vivere tutto più intensamente. Quando sai che tra poco tutto finisce, ti assapori ogni momento".
I profumi del cortile e le scoperte surreali
Sei andato sul posto e hai intervistato diverse persone per ricostruire questa atmosfera. Come è stato questo viaggio nel passato?
"Ho intervistato una decina di parenti e mia madre è stata la testimone più preziosa", racconta l'autore. La ricerca dei dettagli è stata fondamentale per immergersi nella narrazione: "Ognuna di loro tirava fuori documenti, lettere, fotografie. Poi ho capito che avevo bisogno di sentire gli odori, vedere i colori e la luce. Ho scoperto cose surreali: mia madre faceva il bagno a Cartagine, luogo che io associavo solo alle guerre puniche, e portava i pantaloni cuciti nel suk arabo, un ambiente labirintico che non avrei mai accostato a lei". Questa miscela di tradizioni ha creato un tessuto sociale unico, che lui stesso definisce un vero e proprio Erasmus dell'epoca.
A questo proposito, il cortile del quartiere Borgel non è solo sfondo ma un palcoscenico di umanità, dove i profumi del mare e del couscous si mescolano ai segreti dei condomini. Credi che la vicinanza forzata di queste vite esalti la bellezza dei rapporti umani?
La risposta dello scrittore è carica di entusiasmo: "Per un narratore avere un microcosmo del genere, con un vedovo francese, una signora maltese e una famiglia che incassa il pianoforte, è affascinante ed emozionante. Tutte cose vere, non ho inventato nulla". Spiega inoltre l'intensità di quei legami: "Da giovane non capivo quanto fosse importante per loro salutarsi: ogni bacio portava con sé l'ombra della partenza, come se fosse l'ultimo".
Un ponte tra il Mediterraneo e la provincia
Nel libro spicca la figura del Vedovo, un uomo senza nome che incarna un romanticismo discreto. In un mondo che urla, sentivi il bisogno di raccontare un amore fatto di pudore? Forse questa delicatezza è la vera forza nascosta dietro alle fragilità maschili?
"Lui è un personaggio che mi piace molto", confessa. L'autore ha scelto di preservare il fascino dell'ignoto: "Lo chiamavano sempre il vedovo, e così ho mantenuto questo mistero. Mi piaceva l'idea di un uomo curioso e intelligente che sa stare al suo posto. Era difficile all'epoca una conversazione tra un uomo e una donna che non fosse il marito o un familiare, quindi di coraggio ne aveva". Tra realtà e fantasia, la miscela del libro pende decisamente verso il vissuto: "La realtà supera la fantasia, anzi, ho dovuto ridurre un po' la verità perché alcune cose erano fin troppo incredibili".
Visto che martedì sarai ad Asti, pensi che le dinamiche della nostra provincia possano creare una connessione con le atmosfere cosmopolite del Mediterraneo?
"Certo, la provincia alla fine si somiglia tutta", afferma convinto. "In Piemonte forse si parla più a bassa voce, dietro le quinte, mentre al Sud c'è un affronto più diretto, ma le dinamiche del corteggiamento e le preoccupazioni delle buone famiglie sono le stesse. E poi, davanti al buon cibo, siamo tutti contenti".
È il tuo romanzo più intimista?
"Sì, è vero", conclude con una sincerità disarmante. "È il romanzo in cui mi emoziono sempre. Mi ha riconciliato con una storia della mia famiglia che non avevo mai compreso a fondo, e che sarebbe stato davvero un peccato non raccontare".
Un romanzo bello, completo, ricco e profondo per un Luca Bianchini che stupisce e commuove. Sarà un'occasione imperdibile per lasciarsi trasportare, dalla viva voce dell'autore, tra i segreti di un Mediterraneo lontano e nostalgico, scoprendo come quelle radici sappiano intrecciarsi, con inaspettata dolcezza, anche alla vita della nostra regione. Un momento di letteratura, sorrisi e autentica umanità da vivere insieme.










