Cultura e tempo libero | 03 maggio 2026, 10:54

La “cabala” del Palio 2026: i segni nascosti nel drappo di Aru

A chi andrà il sendallo stimato ieri? Abbiamo provato a fare un piccolo gioco di interpretazione

La “cabala” del Palio 2026: i segni nascosti nel drappo di Aru

 Come da tradizione, anche quest’anno il Palio si carica di mistero e interpretazioni simboliche. Il drappo del 2026, realizzato da Marco Aru, torna al centro dell’attenzione per quella che molti appassionati definiscono ormai una vera e propria “cabala”: un insieme di indizi pittorici che, secondo i più attenti, anticiperebbero il vincitore della corsa di settembre.

Dominante nel dipinto è il rosso, colore che richiama la passione e il martirio di San Secondo, patrono della città, e che rafforza l’ipotesi di un possibile successo del Rione San Secondo. A questo si aggiungono altri elementi simbolici: il gallo, emblema dello stesso rione, e l’acciuga, che potrebbe invece rimandare al Borgo Tanaro, suggerendo un possibile confronto diretto tra le due realtà.

Non meno interessante è lo sguardo del santo raffigurato, orientato verso la torre rossa, elemento che alcuni interpretano come un indizio legato al rione Santa Caterina, storicamente identificato proprio con quella struttura.

Infine, spicca un leone inserito nell’armatura: un dettaglio che potrebbe essere letto come richiamo a Don Bosco, vincitore del Palio 2025, e quindi possibile protagonista di un tentativo di conferma.

Tra fede, tradizione e suggestione, la lettura del drappo resta un gioco affascinante che accompagna l’attesa della corsa. 

E come ogni anno, sarà solo il campo di Piazza Alfieri a svelare se questi segni erano davvero premonitori o semplicemente parte della magia del Palio.

Alessandro Franco

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Vacanze Astigiane

Davide Palazzetti

Chi sono in tre righe? Ci si prova.
Partiamo dal personale: marito innamorato e padre fortunato. Tergiversando poi su info tipiche da curriculum, amo il nostro territorio. Lo vivo come nostro anche se vi arrivo da Genova nel 2003. Mi occupo di marketing territoriale e promozione turistica con la piacevole consapevolezza di quanta bellezza ci circondi. Racconto un posto bellissimo, qui e su alcuni miei gruppi Facebook, nella certezza che una delle poche vie di riscatto dell’Astigiano sia riempirlo di turisti.

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