Ci sono sogni che cominciano da bambini e che, molti anni dopo, diventano realtà. Per Marco Aru, pittore astigiano con oltre quarant'anni di esperienza, il Maestro del Palio era proprio questo: una figura quasi magica, capace di raggiungere con la pittura un traguardo che sembrava irraggiungibile. Domani, alla vigilia della corsa, il suo Drappo del Palio 2026 è pronto a scendere in Piazza Alfieri e a diventare, dopo la finale, il simbolo della vittoria di uno dei Comitati.
"È un incarico prestigioso", racconta Aru, ancora emozionato nel ripercorrere l'esperienza. "Fin da bambino la figura del Maestro del Palio è stata per me un sogno, era quasi un mago, un pittore che riusciva ad arrivare a certi livelli". Un'emozione che si mescola alla responsabilità di aver lavorato su quello che definisce uno degli appuntamenti più importanti della città in cui è nato.
Il Drappo nasce da un percorso artistico che mette insieme la tradizione pittorica piemontese, il Rinascimento e la ricerca astratta. Aru ha guardato in particolare ai maestri del passato, da Jaquerio alla tradizione studiata attraverso Cennino Cennini e Vasari, intrecciandola con una riflessione più filosofica sull'uomo e sulla vita. "Ho sempre creduto nell'incontro tra la conoscenza artigianale e la filosofia", spiega.
Al centro dell'opera c'è un'immagine potente: l'asta del vessillo di San Secondo che schiaccia il canapo, quasi fosse un serpente sconfitto. È il momento in cui la corsa può cominciare, ma anche la rappresentazione simbolica di una vittoria sulla paura. "Il Palio rappresenta il coraggio che sconfigge la paura", racconta Aru. Il canapo diventa così l'ostacolo da superare, mentre il gesto di San Secondo rappresenta il passaggio verso un nuovo inizio.
Una simbologia che ritorna anche nel Drappo destinato alla Collegiata di San Secondo, dove il mantello del Santo diventa invece il segno del sacrificio del proprio io e del lascito alla comunità.
"Ho cercato di rappresentare in questo Palio il valore e l'onore dell'incarico che mi è stato affidato", racconta il pittore, che non nasconde l'emozione pensando al momento in cui l'opera verrà consegnata al vincitore. "Spero che sia gradito dalla maggior parte dei presenti come espressione della mia capacità creativa e della mia esperienza".
Il lavoro sul Palio rappresenta anche un ideale passaggio di testimone con le esperienze artistiche che hanno accompagnato la manifestazione negli ultimi anni. Dalla realizzazione del Palio 2023 di Umberto Santucci al progetto del francobollo celebrativo, fino al logo dei 750 anni del Palio del 2025, il percorso ha coinvolto negli anni artisti e giovani della fucina creativa astigiana. Una continuità che trova ora in Aru un nuovo capitolo.
Ma il Sendallo non resterà un'esperienza isolata. Il percorso artistico proseguirà infatti con tre mostre. La prima, "Materia e Spirito", inaugurata 4 settembre al Seminario Vescovile di Asti e resterà visitabile fino al 13 settembre. Seguiranno gli appuntamenti al Castello di Soglio e alla Confraternita dei Batù di Villanova d'Asti, tra settembre e ottobre.
"Spirito è ciò che ci sfiora come il vento e non sappiamo da dove viene, però lo sentiamo", spiega Aru, raccontando il filo conduttore delle esposizioni. E poi c'è la materia, dalla quale nasce la collisione degli elementi che l'artista cerca di trasferire sulla tela.
Domani, però, sarà soprattutto il giorno della corsa. E davanti alla domanda se nel suo Drappo possa esserci qualche indizio sul possibile vincitore, Aru sorride: "È una domanda molto difficile. Spero che sia il migliore". Perché il significato che ha voluto dare all'opera va oltre qualsiasi previsione: vincerà chi riuscirà a superare il canapo, proprio come nella vita si è chiamati a superare gli ostacoli.
Poi ci sarà il momento più particolare, quello della consegna. Il Drappo verrà abbassato dalla tribuna e travolto dall'entusiasmo del Comitato vincitore. "È la prima volta, è un'esperienza nuova e starò a vedere", ammette Aru. La sua speranza è che, nella concitazione della festa, ci sia anche un po' di attenzione per l'opera: "È comunque un olio su tela, lavorato come si lavorava nell'antichità, non è così delicato come può sembrare".
Dopo mesi di lavoro, domani il suo sogno di bambino entrerà finalmente nella storia del Palio di Asti. E sarà la pista a decidere quale Comitato avrà il privilegio di portare a casa il Drappo firmato Marco Aru.







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