Storie di Orgoglio Astigiano | 22 luglio 2023, 12:30

Storie di Orgoglio Astigiano. Eleonora, scienziata: "Da 20 anni all'estero, ora vivo a Villafranca, in Spagna. È la fotocopia di Asti. Si torna sempre alle origini, la vita è pazzesca e Asti il mio porto sicuro"

Eleonora Aquilini, da Chiusano, ha lavorato anche in Portogallo, Francia e Usa. Le sue ricerche sono state pubblicate su "Nature Microbiology". Ora dirige la comunicazione di un'impresa bio tech spagnola. "Qui hanno scoperto la tasca porta bicchiere di vino. Mi sembrava di essere alle Sagre, in una realtà parallela"

Eleonora

Eleonora

Per accompagnarti nella lettura di questa intervista ti consiglio la canzone Mi parli piano, di Emma, contenuta nella playlist "Orgoglio Astigiano" su Spotify

Avevo contattato Eleonora Aquilini perché la sua storia mi era rimasta impressa. L'avevo conosciuta a distanza e, sempre a distanza, mi aveva raccontato il suo percorso, professionale e di vita.

Questa volta, però, Eleonora mi ha fatto una sorpresa. Mi ha detto che sarebbe tornata ad Asti per qualche giorno e che, finalmente, ci saremmo potute conoscere di persona. Combiniamo subito un'intervista live, davanti a un caffè. Che dire? Le emozioni che mi ha trasmesso sono state ancor più forti.

Eleonora, non ci sentiamo da un po', raccontami delle tue ultime avventure, aggiornami!

Eheheh, (ride, ndr). Ora vivo nella fotocopia di Asti, ma in Spagna. Indovina come si chiama la città... Villafranca! Un posto molto carino, collinoso, in cui si producono vini. La somiglianza con Asti è pazzesca, così come è pazzesco pensare di aver ritrovato quasi la stessa situazione, dopo tanto peregrinare. Mi sono trasferita qui dopo aver accettato l'offerta di lavoro da parte di un'impresa bio tech di Barcellona, che mi ha assunta come direttrice di comunicazione. Ha un polo industriale proprio a Villafranca, il mio ufficio è a 8 minuti da casa. E così... dopo diversi anni vissuti a Barcellona centro, sono come tornata alle origini, vivendo nel paesello, io che ero partita da Chiusano d'Asti. 

Tutto questo è incredibile. Come si vive a Villafranca... spagnola?

È tutto molto simile ad Asti, anche se è un paese più piccolo. Devo dire, però, che c'è più vita sociale, ma è anche vero che sono tanti anni che manco da Asti. Vengo giù d’estate e basta, non ho il polso della situazione. In Spagna c’è un grandissimo senso civico, ci sono tante iniziative sportive, sociali, culturali, che là sono il fiore all’occhiello. E poi... c'è il mare. Si vive bene, il paese è famoso per i castellers, le torri umane. Si tratta di un'attività sportiva, ma soprattutto sociale, a cui partecipano tutti. Dai bambini piccolissimi che vanno fin su in cima alla torre agli anziani che stanno alla base. In Catalogna i lacci sociali sono estremamente curati, viene loro data l’importanza che meritano.

La tasca porta bicchiere di vino... anche in Catalogna è subito effetto Sagre

Me la racconti ancora una somiglianza pazzesca con Asti?

Pensa che anche a Villafranca hanno creato una rassegna Jazz, che è stata chiamata "VJazz", V per Villafranca e Vino. Mi sembrava di essere alle Sagre. E pensa che da qualche anno anche lì hanno scoperto la bellezza (e la comodità) della tasca messa al collo per sorreggere il bicchiere del vino. Ai miei amici ho detto che ad Asti esiste da sempre. Vivere in questa realtà come parallela è incredibile.

Che rapporto hai con l'Astigiano e da quanto tempo vivi, di fatto, all'estero?

Oggi ho 41 anni e vivo all'estero da quando ne avevo 19. L'Astigiano per me vuol dire origini, porto sicuro. Non posso dirti che sia casa, perché la mia è sempre cambiata e per me casa, ad oggi, è solo casa mia. Asti mi dà sicurezza, è il mio pilastro. Ovunque tu scelga di andare, sai che puoi sempre tornare riabbracciando quello che avevi lasciato.

Ora riavvolgiamo il nastro insieme. La tua prima tappa fuori da Asti?

Dopo aver frequentato il Liceo scientifico ad Asti, mi sono laureata a Pavia in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche, con il massimo dei voti, nel dicembre  del 2006. Vivevo lì e si può dire che Pavia sia stata la mia prima esperienza di vita fuori Asti. Tornai per pochi mesi ad Asti, lavoravo in pizzeria per racimolare qualche spicciolo. Volevo trovare lavoro, ma in Italia la risposta era sempre la stessa... Non ci sono soldi. Tramite l'università La Sapienza di Roma ho ottenuto una borsa di studio per andare a Barcellona (Progetto Leonardo, finanziato dall'Unione Europea). Dovevano essere 6 mesi, ma... decisi di mollare tutto, chiamai mia mamma per dirle che non sarei tornata. "Lo sapevo", mi disse. Barcellona mi ha aperto la mente, mi ha fatto capire che c'era tanto altro al di là del mio orizzonte. Gente nuova, abitudini nuove, lingue nuove (che non conoscevo). Selezionavano 50  candidati in  tutta  Italia tra  tutte  le  aree  scientifiche: le domande ricevute erano più di 750. Avevano scelto proprio me. Mi  offrivano  6  mesi  di  stage  in  un  laboratorio  di  Microbiologia  dell’Università di  Barcellona.  Ho  fatto  la  valigia  senza  pensarci  troppo.  A  Barcellona  sono  nata  un’altra volta, come scienziata. Con Barcellona sono cominciati anche i grandi viaggi, che sono sempre stati parte del mio istinto. Ho acquistato sicurezza in me stessa, non conoscevo nessuno e non sapevo lo spagnolo. Poi, però, capisci che puoi farcela. Questa è la foto che racchiude il primo anno della mia nuovissima vita. Era il 2008.

Quanto sei stata a Barcellona e cosa significa per te questa esperienza?

A  Barcellona  alla  fine  ho  vissuto  sette  anni,  ho  frequentato  il  Master  in  Microbiologia  Avanzata  (2009)  e  poi  ho  ottenuto  il  Dottorato in Microbiologia ambientale e Biotecnologie  (2013) con il massimo dei  voti, studiando i  fattori  di  virulenza  batterici.  A  Barcellona  a  parte  diventare  una  vera  ricercatrice esperta biologa molecolare  (è la mia specializzazione), ho avuto  una  vita  bellissima.  Purtroppo  la  vita  del  ricercatore  è  una  vita  nomade. Così, dopo Barcellona, mollai tutto per andare a Lisbona, in Portogallo. Il mio lavoro consisteva nel cercare  di  definire  e  caratterizzare  gli  zuccheri  presenti  sulle proteine  del  parassita  responsabile della malaria. Purtroppo, però, il progetto era davvero ambizioso e le ricerche non andarono benissimo. Fu, però, un ambiente meraviglioso. 

Qualcosa però mi dice che era nell'aria un altro trasloco...

Esatto, ho vissuto a Lisbona fino al 2016, poi dal 2017 mi sono trasferita nel sud della Francia, a Montpellier, grazie a un altro concorso. Lavoravo nel laboratorio di  parassitologia  e micologia (un  centro  gestito in  cooperazione dal  CNRS  francese,  dall’Università di  Montpellier, e  dall’istituto  di  ricerca  per  lo  sviluppo). Ci sono stata fino al 2020 e questo è stato il periodo più alto della mia carriera scientifica. Nel mezzo sono stata anche negli Usa due volte, una per il progetto del Dottorato (circa 6 mesi) e un’altra per il progetto francese (altri 6 mesi). Nella foto di copertina sono a Horseshoe Bend, in Arizona. 

La pubblicazione su Nature

Eleonora, infatti, in quegli anni ha fatto importanti scoperte in ambito scientifico, pubblicate sulla prestigiosa rivista "Nature Microbiology". In pratica era riuscita a scoprire il meccanismo con cui i parassiti prendono in ostaggio le nostre cellule (QUI l'intervista di allora). 

Cosa si prova a fare 'la' scoperta? A sentire che, solo tu, hai tra le mani una risposta a una grande domanda?

Era la soddisfazione più grande della vita. Macinavo dati su dati, gli esperimenti riuscivano, sentivo di avere tra le mani la risposta a una grande domanda. A cui nessuno, prima di me, era riuscito a dare una risposta. Io, invece, quella risposta ce l'avevo e l'avevo data in chiave evolutiva. Ero all’apice della mia carriera scientifica e avevo anni di contratto davanti, dopo una scoperta del genere.

Ma...? Sento un ma...

Già l'esperienza in Portogallo mi aveva permesso di provare cose parallele alla scienza di laboratorio, come, ad esempio, la comunicazione scientifica. Portavo avanti questa passione parallela. Avevo creato persino un'associazione in Svizzera “Scifilm.it” in cui fare formazione agli scienziati per insegnare loro come comunicare meglio il loro lavoro, facendo anche corti scientifici. A un certo punto mi arriva un avviso di ricerca di lavoro a Barcellona (il mio lavoro attuale). Lo leggo distrattamente e sembra fatto apposta per me. Cercavano un direttore di comunicazione, ma praticamente con la mia stessa esperienza lavorativa. Per gioco invio la candidatura, ma non avevo alcuna intenzione di cambiare lavoro. Volevo solo capire che impatto avesse il mio curriculum su una posizione lavorativa simile, in modo da poter prendere in considerazione la cosa in futuro. Un futuro lontano, però...

Cosa succede dopo?

Il giorno dopo mi contatta il Ceo di questa azienda, che mi fa capire che mi vogliono a tutti i costi nel loro team. Ho pianto una settimana, non sapevo cosa fare. Non avevo mai pensato di abbandonare la scienza di prima mano, quella di laboratorio. L’avevo scelta a 14 anni durante un'esperienza formativa a Candiolo e non avevo mai messo in discussione la scelta. Ho dovuto rifarmi certe domande e con sofferenza ho scoperto risposte nuove. La prima domanda suonava un po' così: "ma tu dove vuoi vivere?" Di sicuro non in Francia, dove vivevo all'epoca. Era in Spagna che avevo lasciato il mio cuore. La seconda domanda fu "Ma questo lavoro lo vuoi fare?". In laboratorio lavoravo 12 ore al giorno. Non si stacca mai ed è impegnativo: il 95% degli esperimenti che fai o fallisce o non risponde alle tue domande. Lo fai per quell'iniezione adrenalinica, perchè vuoi arrivare a sapere quello che nessuno nel mondo sa, il resto è molto frustrante. Non è un bel lavoro nel giornaliero. A prendere questa decisione mi hanno aiutata gli amici di Asti, quelli che ti conoscono davvero, che ti parlano di pancia.

Il carpiato più bello della nostra vita

Le dico che la capisco quando mi dice che, a farsi quelle domande lì, ci si fa male. Perché guardarsi dentro è un mestiere per pochi e fa soffrire, fino a che non si trovano nuovi equilibri. E in fondo la vita è solo un gioco di equilibrio. Tra testa e cuore, tra vita privata e lavorativa, tra bene e male, tra ragione e sentimento, tra se stessi e gli altri. Arrivare al punto in cui è arrivata Eleonora significa non poter più tornare indietro. Quando inizi a farti quelle domande esistenziali significa che il cambiamento è vicino, che il salto ci sta solo aspettando. Che siamo sul trampolino di lancio, pronti per fare il carpiato più bello della nostra vita.

Una tua giornata tipo?

Vado in ufficio all'interno di queste grandi installazioni, con 5mila metri quadri di laboratorio, in cui si fa ricerca applicata. Io comunico quello che l'impresa fa, produce e vende. Gestisco due persone, con cui mi occupo dei contenuti multimediali, di comunicati stampa, di articoli editoriali, di pubblicità. Mi diverto a capire e indagare. Entro alle 8 ed esco alle 16. Vivo a 8 minuti dal mio ufficio. E ogni tanto lavoro anche da remoto. Ho il tempo per viaggiare, adesso faccio anche la coordinatrice di viaggi. Quando starete leggendo questa intervista sarò in Costiera Amalfitana con un gruppo spagnolo e ad agosto... andrò in Islanda. E poi, mi sono decisa. Voglio andare in Tanzania con i viaggi di Stefano De Simone (anche lui Orgoglio Astigiano, QUI l'intervista).

Un consiglio ai giovani sognatori come noi?

Perseverare, in tanti aspetti. Nella ricerca in primis. C’è sicuramente quella cosa che ti viene naturale fare o che ti piace tantissimo fare, tutti hanno almeno un talento. Consiglio anche di viaggiare, perché a volte è difficile in un certo contesto riuscire a spostare il proprio orizzonte. Devi auto eliminarti l’orizzonte che hai, uscire dalla tua zona di confort. Non deve essere un percorso prestabilito. Ognuno di noi deve crearsi il suo, senza mai adattarsi. Non ero l’orgoglio della mia classe all'epoca, non ero la secchiona del gruppo, per intenderci. Non brillavo in matematica, ad esempio, e odiavo il latino. Forse nessuno avrebbe scommesso su di me e invece… eccomi qui! 

Il ricordo più bello che hai dell'Astigiano?

Ti direi l'estate della patente, che è poi stata l'ultima trascorsa nell'Astigiano. L'ho passata con gli amici, in Vespa tra le colline astigiane. Era l'inizio dell'indipendenza, quella vera.

Il saluto agli amici della voce di Asti

Elisabetta Testa


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Orgoglio Astigiano è un progetto che vuole portare alla luce storie di vita e di talenti del territorio, che trova il suo spazio nella rubrica settimanale “Storie di Orgoglio Astigiano”, a cura della giornalista Elisabetta Testa.

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Elisabetta Testa

Da giovane giornalista creativa, scrivo di persone dalle storie incredibili, che hanno Asti nel cuore, che ne conservano un dolce ricordo, che qui ci hanno messo radici e che, orgogliosamente, fanno conoscere la nostra città in altre terre.
Orgoglio Astigiano è la storia di un salto, personale e professionale; è un invito a riscoprire se stessi attraverso le testimonianze di chi ce l'ha fatta.
Orgoglio Astigiano per me è sinonimo di scelta: la mia e quella degli altri.
Per questo ho voluto scrivere in prima persona ogni articolo della rubrica, convinta di riuscire a portare anche te nel mio mondo.
Requisiti richiesti? Bisogna lasciarsi andare. Più che farti intervistare, ti devi guardare dentro. Senza aver paura di raccontarmi ciò che ci troverai...

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