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Storie di Orgoglio Astigiano | 15 aprile 2023, 13:00

Storie di Orgoglio Astigiano. Stefano, dall'India alla Tanzania: "Torno ad Asti, voglio innamorarmi di nuovo, voglio darle una chance"

Stefano De Simone, travel designer astigiano, con un trekking sul Kilimangiaro ha fatto costruire un pozzo in Tanzania, cambiando la vita a 3mila persone. Poi l'incontro con Abdul in Marocco. Ora vive a Montegrosso, un "paese stupendo"

Stefano

Stefano

Per accompagnarti nella lettura di questa intervista ti consiglio il brano Nuvole bianche, di Ludovico Einaudi, contenuto nella playlist "Orgoglio Astigiano" su Spotify

Avevo da tempo il numero di Stefano, Stefano De Simone. Me lo aveva dato un amico che abbiamo in comune. La sua storia mi è riaffiorata alla mente qualche giorno fa. Mi sono chiesta: "Sarà tornato ad Asti?". Gli ho scritto. 

Quello che è successo dopo mi ha fatto venire i brividi.

Stefano, nato ad Asti nel 1991, mi dice che è tornato nell'Astigiano solo da qualche giorno. Incredibile pensare che, a volte, persone che non si sono mai conosciute personalmente abbiano come una sorta di sintonia. Siano, per qualche strano motivo, sintonizzati sulla stessa frequenza.

Stefano, dove ti trovi adesso e che rapporto hai con l'Astigiano?

Ora sono a Montegrosso. Asti l’ho sempre odiata, non l’ho mai apprezzata così tanto quanto meriterebbe, non la vedevo come un'opportunità, come una città con una mentalità aperta. Adesso sono quasi otto anni che viaggio, che vivo questa vita,e potrei stabilirmi ovunque nel mondo, ma ho deciso di tornare ad Asti, a Montegrosso, perché voglio darle una chance, voglio innamorarmi di nuovo.


Perché Montegrosso?

Cercavo casa in campagna, cercavo un giardino. Non ho trovato un giardino, ma una vista meravigliosa e mi sono sentito in pace. Il cemento non fa per me, Montegrosso è un paese stupendo, ho riscoperto la parte alta, ci passavo sempre quando giocavo a calcio e non ha nulla da invidiare ad altre belle vedute nel mondo.

Siamo sulla strada giusta per l'innamoramento?

Sì, sono all'inizio ma... devo dire che mi piace molto.

Arriviamo al fulcro del discorso. Quando inizi a viaggiare?

Fino ai 21 anni non mi è mai piaciuto viaggiare, poi ho avuto l'occasione di andare a lavorare in Canada perché ho uno zio lì. In realtà non volevo andarci, ma l'ho fatto. Ho imparato l'inglese, lavoravo full time. Dal Canada ho preso una macchina per andare negli USA, da solo: mi si è accessa questa scintilla. Quando sono tornato ho iniziato a leggere di persone che viaggiavano, di esploratori e ho provato a farlo anche io, facendo un viaggio di sei mesi in sei mesi, cercando di gestirmi con il lavoro e le ferie.

Ma senti... come ti definisci? Chi sei?

Professionalmente sono un travel designer, ovvero organizzo viaggi che ho fatto io in prima persona per farli vivere agli altri. Sono anche uno youtuber, un fotografo, ma queste sono passioni. Vorrei fare documentari per lavoro, mi piace raccontare storie in giro per il mondo. Credo di essere la persona con più curiosità al mondo, elemento fondamentale per sentirsi esploratore.

I due viaggi che ti hanno segnato profondamente?

Sicuramente il primo. Dopo l'esperienza in Canada mi sono interessato a questo mondo, ma non sono partito subito spedito. Ho cercato di mettere soldi da parte: volevo, dal Vietnam, arrivare fino in Iran senza prendere aerei. Volevo farlo via terra. Ho fatto 6 mesi così, sono arrivato in India, ho aspettato lì il visto per il Pakistan. Da questa avventura è cambiata la mia visione del mondo, ho visto cose cosi lontane da me che, paradossalmente, era diventate parte di me. E quando ti succede questo non puoi più tornare indietro, non puoi più tornare ‘normale’.

E poi?

Ho replicato la stessa cosa in Sudamerica, via terra dal Messico fino a Panama in sei mesi. Ma il viaggio più importante per me è stato in Africa. Mi ero messo questo continente come livello più difficile rispetto ad altri. Quando è arrivata la pandemia sono andato in Tanzania: era l'unico paese aperto. Da quel momento ho capito che sono fatto per l'Africa. Dopo l'Africa nulla è più paragonabile; è stato un punto di non ritorno. È stato un viaggio definitivo, ci sono stato due anni in totale. Nel 2021, con la seconda ondata, ho vissuto in un villaggio Masai.

Cosa ti ha dato l'Africa che altri posti non sono riusciti a darti?

Un forte senso di comunione e di comunità, che ad Asti non ho trovato. Mi affascina il ritorno all’origini e all’essenza. In Africa non esiste il superfluo, lì c'è solo quello che ti serve e basta. Torniamo alla base dell'essere uomini.

Quello che fai tu lo vorremmo fare tutti, lo vorrei fare io. Quanto è difficile. Dammi un consiglio

Non ascoltare gli altri. Nessuno mi ha mai detto di farla questa roba. Tutti mi dicevano "non è questa la vita vera", "perderesti tante occasioni andando via". Certo, ho perso tanti lavori a tempo indeterminato per fare questo. La paura delle persone non è non avere i soldi o stare da soli, ma tornare e non avere più niente. Però, quando tu fai una cosa del genere sai veramente chi sei. Qui invece sei quello che gli altri ti dicono di essere. Il mio consiglio è provare, partendo da una cosa piccola. Non dico di licenziarsi e partire, ma di fare piccoli passi per capire se ti possa piacere come esperienza.

Maschere che cercano la loro identità passando dagli altri

E quando Stefano mi dice così penso proprio che abbia ragione. Che ne sappiamo delle nostre origini se non abbiamo mai fatto lo sforzo di guardarci dentro, per paura di trovarci qualcosa di così dannatamente scomodo? Chi siamo? Spesso solo maschere che vagano tra un posto di lavoro e l'altro, tra un contesto sociale e l'altro, alla ricerca di approvazione e falsi attestati di stima. Siamo quelli che cercano la loro identità passando dagli altri, siamo quelli che sanno di non sapere, siamo quelli che si spaventano al sol pensiero di perdere tutto. Siamo quelli che sentono tutto, il bene e il male, quelli che vorrebbero cambiare vita ogni giorno, quelli che vorrebbero solo urlare tutto quello che sentono dentro, ma per qualche ragione non riescono, tormentati da ombre a cui non riescono a dare un nome. 

E poi sei esploso sui social postando contenuti incredibili. Come è successo?

Quando ho fatto i primi viaggi Instagram era già un social importante, ma non ce lo avevo. Mi sono appassionato dopo a questo mondo. Mi piaceva raccontare ciò che mi succedeva e usavo Facebook, alla gente piaceva leggermi e a me piaceva scrivere. Una sorta di diario di viaggio. I social per me sono condivisione: portare con me le persone, per farle viaggiare insieme a me. Così ho iniziato a fare video, per riuscire a far capire concretamente alle persone che cosa stessi vivendo. E due anni fa, in Africa, ho iniziato a fare foto. Non è per vendersi, ma per essere se stesso il più possibile.

Ti manca il cibo astigiano?

Ecco, l'unico motivo per cui è dura viaggiare è il cibo. Puoi rinunciare a tutto, ma il gusto della nostra tradizione è qualcosa di fondamentale. Mi manca tutto quando sono fuori: quello che cucinava mia nonna, me la sognavo di notte. I miei piatti preferiti? Agnolotti e friciula.

Un viaggiatore come te ce l'ha un posto del cuore?

Paje, villaggio a Zanzibar. Ecco, lì è casa più di casa mia. Adesso sta diventando turistico, ma quando ci sono andato io era completamente diverso. L'Astigiano ad oggi non è il mio luogo del cuore. Non ancora ma... Montegrosso? Può diventarlo.

So che la tua storia è contenuta in un libro incredibile. Parliamo un po' di questo

Esatto, il libro si chiama "Campioni oltre. Sport mirabilia", a cura di Luca Borioni. Il testo è stato creato per raccogliere fondi da destinare a Insuperabili, onlus che si occupa di diffondere la passione per il calcio anche a ragazzi con disabilità. Io ho giocato per molto tempo a calcio a 5, nell'Asti Orange e ogni tanto gioco ancora. In questo libro ci sono vari giornalisti sportivi a scrivere e ognuno di loro racconta la storia di uno sportivo che ha fatto qualcosa fuori dal campo. Un giornalista ha scritto di me come sportivo. Dopo Nadal...ci sono io (ride, ndr), primo bianco ad aver giocato in una squadra di calcio della Tanzania.

Ti sei anche speso per aiutare gli altri durante i tuoi viaggi

Ho conosciuto una ragazza con la mia stessa passione per la Tanzania. Lei ha un'associazione che si occupa di costruire pozzi in Tanzania, ne aveva già costruiti 4 e cambiato la vita a tantissime persone. Allora ho deciso di organizzare un trekking sul Kilimangiaro. Tutto il guadagno l'ho dato a lei: in quattro giorni abbiamo recuperato i fondi di un anno intero, riuscendo a costruire un pozzo e cambiando la vita a 3mila persone. 

Siete arrivati tutti in cima al Kilimangiaro?

Eravamo in 12, beh. Solo 4 in cima, io sono arrivato a 100 metri dal cartello finale (ride, ndr).

Due giorni nel deserto, il bancomat rotto e la saggezza di Abdul

Il ricordo che non potrai mai dimenticare, quella cosa che ti porterai sempre dentro

Il momento in cui sono passato da persona chiusa a viaggiatore. Te lo racconto. Ero in Marocco, era uno dei primi viaggi che facevo. Posso dire che avevo un po' di pregiudizi. Venivo da due giorni nel deserto: ero sporco e stanco, presentavo malissimo. Arrivo in città per prelevare: ero senza soldi. Peccato che le carte non funzionavano, era venerdì sera, lunedì sarebbe stato festa. Fino a martedì non avrei avuto modo di avere niente. Potevo solo fare l’elemosina. Si avvicina Abdul, 60 anni, mi vede disperato. Mi chiede che cosa c'è che non va. Gli racconto. All'inizio pensavo mi volesse fregare. Decido di farmi aiutare: mi ospita a casa sua e della sua famiglia per quattro giorni. Era un ambasciatore. Mi tratta come un figlio. Un giorno gli ho detto: all’inizio non mi fidavo di te, ma sei tu che mi hai dato casa, io potevo volerti fregare, non tu. Come mai lo hai fatto, gli chiesti. Lui mi disse una cosa che non potrò mai dimenticare.

"Nel Corano l’ospitalità è tutto. Se hai il cuore buono, allora Dio ti metterà davanti solo persone buone. Non ho mai avuto dubbi su di te"

È come se quel momento avesse cancellato tutto il male, tutti i pregiudizi che mi portavo dentro. Ora questa filosofia l'ho fatta mia, la applico in ogni mio viaggio. Abdul non lo vedo ormai da sette anni, volevo fargli una sorpresa, volevo andarlo a trovare. Spero di farlo il prima possibile.

Il videosaluto ai lettori

Elisabetta Testa


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Orgoglio Astigiano è un progetto che vuole portare alla luce storie di vita e di talenti del territorio, che trova il suo spazio nella rubrica settimanale “Storie di Orgoglio Astigiano”, a cura della giornalista Elisabetta Testa.

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