Attualità | 10 febbraio 2026, 09:39

La mostra "Non come, ma quello" all’Università di Asti: tre testimonianze sull’esperienza dell’accoglienza

Incontro tra arte, architettura e sociale per raccontare come la fragilità possa diventare spazio di relazione e speranza

Un confronto originale e profondo ha caratterizzato la presentazione della mostra "Non come, ma quello. Artisti e famiglie nella sorpresa della gratuità", allestita presso la sede dell’Università Rita Levi Montalcini di Asti. L’incontro, moderato da Stefano Serena, ha visto come relatori l’artista iperrealista Bruno Borello, l’architetto Andrea Mazzucotelli e l’assistente sociale Simona Sarti, membro del direttivo nazionale dell’associazione Famiglie per l’Accoglienza.

Bruno Borello ha aperto la serata raccontando l’origine della sua opera "Scatola di lacrime", nata dopo la perdita dei genitori: "Se avessimo una pelle trasparente come il vetro, gli altri vedrebbero il nostro dolore. Il dolore accomuna tutti, ma dentro quella ferita può accadere qualcosa di più grande". Andrea Mazzucotelli, ideatore dell’allestimento, ha spiegato come la struttura della mostra – un’impalcatura in legno avvolta da teli – rappresenti la famiglia: "Fragile, provvisoria, fatta di fatica, ma necessaria per costruire. Il filo rosso del dolore ci accomuna tutti, ma non è l’ultima parola".

Simona Sarti ha portato la sua esperienza professionale e personale, sottolineando come l’associazione sia un luogo in cui portare le proprie fragilità senza chiudersi in un "nido protettivo". "La mia famiglia con tre figlie ‘fatte in casa’ non sarebbe la stessa senza l’associazione. È una compagnia che ti aiuta a riconoscere il dolore per condividerlo ed essere accompagnati".

Il dialogo ha toccato anche l’esperienza dell’adozione, con Mazzucotelli che ha condiviso il suo percorso di padre adottivo da un anno: "Non avrei potuto aprirmi all’accoglienza se fossi stato da solo". La serata si è conclusa con una riflessione sul titolo della mostra: "Non come, ma quello", cioè non nello stesso modo, ma con quella stessa esperienza di speranza resa possibile dalla condivisione.

La mostra, allestita nei corridoi del primo piano dell’università, rimarrà visitabile fino al 13 febbraio (esclusi i festivi) dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, con visite guidate a cura dei volontari dell’associazione.

Redazione

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Elisabetta Testa

Da giovane giornalista creativa, scrivo di persone dalle storie incredibili, che hanno Asti nel cuore, che ne conservano un dolce ricordo, che qui ci hanno messo radici e che, orgogliosamente, fanno conoscere la nostra città in altre terre.
Orgoglio Astigiano è la storia di un salto, personale e professionale; è un invito a riscoprire se stessi attraverso le testimonianze di chi ce l'ha fatta.
Orgoglio Astigiano per me è sinonimo di scelta: la mia e quella degli altri.
Per questo ho voluto scrivere in prima persona ogni articolo della rubrica, convinta di riuscire a portare anche te nel mio mondo.
Requisiti richiesti? Bisogna lasciarsi andare. Più che farti intervistare, ti devi guardare dentro. Senza aver paura di raccontarmi ciò che ci troverai...

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