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| 26 marzo 2020, 18:50

Caso di positività al Covid-19 alla Smurtfit Kappa di Asti. I sindacati: "I lavoratori hanno dovuto pagare il prezzo di uno sciopero"

Le Segreterie provinciali di SLC CGIL, Fistel CISL, UIlcom UIL precisano in una nota le ragioni dello sciopero di lunedì 23 marzo da parte dei dipendenti della ditta

Immagine tratta dal sito internet della ditta

Immagine tratta dal sito internet della ditta

Riceviamo e pubblichiamo una nota delle Segreterie provinciali di SLC CGIL, Fistel CISL, UIlcom UIL, in merito alla situazione sanitaria e lavorativa della ditta Smurtfit Kappa Spa di Asti.

Domenica scorsa, 22 marzo, siamo venuti a conoscenza, per via informale attivata dalla stessa azienda, del fatto che nello stabilimento astigiano della ditta Smurfit Kappa Spa di Asti è stato riscontrato un caso di positività al COVID-19 di un lavoratore dello stabilimento, lavoratore che, per sua mansione, aveva avuto molti contatti in diverse aree della produzione. A quella data non era stato ancora attivato il Comitato per l’applicazione e la verifica del protocollo di contrasto al COVID-19 del 14 marzo.

Non essendo stato possibie fare chiarezza sul caso e attivare i protocolli sanitari previsti con le ASL competenti il giorno stesso della segnalazione, ma anche in considerazione del fatto che, a quella data, non erano arrivate le mascherine necessarie a sostituire quelle già distribuite (e già insufficienti al reale fabbisogno aziendale) e che non è stato possibile stabilire con chiarezza il numero di contatti avuti dal lavoratore malato con i colleghi, le scriventi Organizzazioni Sindacali, di concerto con la RSU aziendale, hanno deciso di dichiarare il blocco della produzione per il giorno successivo, lunedì 23 marzo, in modo da permettere la verifica dei fatti.

L’incontro tra RSU, RLS, azienda, RSPP e medico aziendale – così come da protocollo sottoscritto da Governo e parti sociali - ha determinato un’assunzione di responsabilità da parte dell’azienda, con la relativa comunicazione agli organi competenti.

Dopo la messa in quarantena delle persone più esposte, dopo aver sentito telefonicamente il parere dello Spresal e dopo l’arrivo delle nuove mascherine martedì 24 marzo i lavoratori sono potuti tornare alla produzione.

A causa dei tentennamenti dell’Azienda a pagare saranno i lavoratori che - per avere chiarezza, informazioni e completa sicurezza - hanno dovuto pagare il prezzo di un giorno di sciopero. Se il primo pensiero dell’azienda non fosse stata la produzione a tutti i costi, non saremmo arrivati ad un atto di forza.

Ci aspettiamo che da subito tutto ciò che riguarda la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e delle loro famiglie venga gestito con maggiore collaborazione, responsabilità e trasparenza.

Le Segreterie Provinciali

SLC CGIL, Fistel CISL, UIlcom UIL

Al direttore

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