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Politica | 26 luglio 2022, 13:59

VERSO LE ELEZIONI - Se Berlusconi chiamasse, Cirio potrebbe dire di no?

Alle prese con emorragie interne e assediata da Fdi e Lega, Forza Italia necessita di mandare in campo tutti i suoi big. Il “caso Zingaretti” nel Lazio apre la strada a un possibile analogo “caso Cirio” in Piemonte

Berlusconi e Cirio ritratti in una foto d'archivio

Berlusconi e Cirio ritratti in una foto d'archivio

Pare che i leader dei tre partiti, FdI, Lega e Forza Italia abbiano raggiunto un accordo di massima per la spartizione dei collegi uninominali, anche se tutti sono consapevoli che le tensioni continuano e non si placheranno tanto presto, soprattutto per quanto riguarda l’indicazione del premier.

Giorgia Meloni (FdI) – secondo queste indiscrezioni - si prenderebbe il 50% dei collegi al Sud, il 40% al Centro, e il 20% al Nord. Matteo Salvini (Lega) il 50% al Nord, nelle aree dove la Lega è forte; il resto diviso tra Fratelli e Forza Italia; al centro il 20%.

La parte restante, quasi residuale, a Silvio Berlusconi (FI).

Questa è la base di partenza, rispetto alla quale seguiranno aggiustamenti in corso d’opera e in base ai sondaggi interni, che vengono branditi soprattutto dai meloniani.

Forza Italia, ovviamente, non è per nulla soddisfatta di questa ripartizione, ma deve fare i conti con emorragie interne e difficoltà sui territori.

Un tempo elemento propulsore del centrodestra, da qualche tempo Forza Italia arranca anche se Berlusconi nelle campagne elettorali si riserva sempre colpi a sorpresa in grado di sedurre una fascia di elettorato.

Tra le possibili defezioni in casa azzurra in Piemonte, dopo lo strappo al governo Draghi, c’è quella di Claudia Porchietto. Una figura pesante all'interno dell'area piemontese del partito, che in più occasioni è stata vicina alle massime cariche istituzionali del territorio e attualmente ricopre la carica di deputata.

L'ipotesi che sta emergendo da voci interne al centrodestra è che Porchietto sia prossima ad abbandonare il partito di Berlusconi per approdare in Azione di Calenda. Ma non basta. Un'altra figura che i rumors all'interno della galassia del centrodestra piemontese danno ormai a un passo dall’aderire al “Patto repubblicano” lanciato da Calenda riguarda l'ex candidato sindaco di Torino Paolo Damilano. Il leader di Torino Bellissima, candidato sindaco (sconfitto) alle ultime amministrative nel capoluogo di regione, dopo la  rottura con il centrodestra, potrebbe trovare una nuova casa nel nuovo “Grande Centro”.

I forzisti devono correre ai ripari.

Nel Lazio, Nicola Zingaretti, ex segretario nazionale del Partito Democratico e attuale presidente della Regione, intende candidarsi e sarà difficile per il partito dirgli di no.

In Piemonte, dove quasi non si contano più assessori e consiglieri che vorrebbero lasciare la Regione per il Parlamento, circola voce che – sulla scorta di questo “caso” – anche Alberto Cirio potrebbe farci un pensiero.

O meglio, anche se la cosa probabilmente non gli spiacerebbe, non è tanto lui a cercarla, quanto chi ha necessità che Forza Italia non venga messa all’angolo.

Se arrivasse una telefonata da Arcore, Cirio potrebbe dire di no?

Per la candidatura non esiste incompatibilità.

Questa scatta in caso di elezione al Parlamento, ma i tempi – come il caso Crosetto ha dimostrato – sono lunghi.

Nell’ipotesi di vittoria del centrodestra, chi potrebbe negare un posto da ministro a Cirio?

E la Regione? Può attendere. Nel frattempo sarebbe affidata alle cura del vicepresidente leghista Fabio Carosso.

Giampaolo Testa


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