Un comparto stretto nella morsa di una crisi strutturale, che vede sommarsi le tensioni geopolitiche internazionali al cambiamento delle abitudini di consumo. È in questo scenario complesso che i vertici di Confagricoltura hanno aperto un tavolo di confronto diretto con la Regione Piemonte, presentando un pacchetto di proposte concrete per salvaguardare la tenuta delle aziende agricole. Al centro del dibattito, svoltosi durante l'assemblea nazionale a Roma e proseguito al Tavolo Verde, c'è la necessità di riequilibrare domanda e offerta per svuotare cantine sempre più piene a causa del blocco degli scambi con mercati chiave come Russia e Stati Uniti.
La voce degli imprenditori astigiani, tra i più colpiti dalle attuali difficoltà di mercato, si è levata attraverso le parole di Gabriele Baldi, presidente di Confagricoltura Asti. Baldi ha accolto con un cauto ottimismo le prime risposte giunte da Torino, sottolineando l'importanza di aver instaurato un canale diretto con l'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Bongioanni. "Ringraziamo l'assessore per aver ascoltato l'appello di noi agricoltori e le problematiche che negli ultimi anni stanno attanagliando il comparto", ha dichiarato il presidente astigiano, evidenziando come questo sia "sicuramente un primo passo per cercare di collaborare tutti insieme in modo tale da poter mettere la parola fine su un periodo di crisi che si sta protraendo da troppo tempo".
Tuttavia, la soddisfazione non è piena. Dal punto di vista dell'associazione, la risposta della Regione rappresenta un inizio ma non copre ancora tutte le esigenze strutturali del settore. "Pur non rispondendo pienamente alle richieste di Confagricoltura apprezziamo lo sforzo della Regione", ha precisato Baldi, dicendosi certo che l'impegno proseguirà nelle prossime settimane per dare seguito alle istanze specifiche del territorio.
Le proposte tecniche, frutto di un lavoro di sintesi tra i servizi tecnici e la base produttiva, sono state illustrate nel dettaglio da Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte. Il piano d'azione punta a misure drastiche ma necessarie: si chiede la sospensione delle nuove autorizzazioni di impianto a partire dal 2026 e una proroga di tre anni per quelle in scadenza, eliminando le sanzioni per il mancato utilizzo. Tra le richieste spicca l'introduzione dell'estirpazione dei vigneti sul modello francese, una misura volta a ridurre la capacità produttiva in eccesso, e una revisione del sistema di ristrutturazione che premi chi attende almeno un triennio prima di reimpiantare.
A queste misure di mercato si affiancano necessità agronomiche imposte dal clima. Gli agricoltori chiedono di inserire nei disciplinari la pratica dell'irrigazione di soccorso, ormai indispensabile per contrastare siccità sempre più frequenti, e di favorire la meccanizzazione attraverso la "ripalatura", ovvero la sostituzione delle viti vecchie per agevolare l'uso delle vendemmiatrici. L'obiettivo è chiaro: alleggerire i costi di produzione e permettere alle aziende di sopravvivere a una congiuntura economica che, tra dazi e inflazione, sta mettendo a dura prova la storica resilienza della viticoltura piemontese.














