Ancora pochi giorni e la profumata marea dei bagnacaudisti avrà da sfogarsi, nuovamente, ad intingere verdure in un fujot, con l’arrivo della Bagna della Merla, replica invernale del Bagna Cauda Day. Della Merla per le date d’evento corrispondenti ai giorni di fine gennaio da sempre ritenuti i più freddi dell’anno.
Dal 29 al 31 gennaio, con l’aggiunta di domenica 1 febbraio, in Piemonte e non solo, ci scalderemo con migliaia e migliaia di fujot, portati ad evento modaiolo, di quelli che non si possono mancare, dagli amici dell’associazione Astigiani che, a forza di dai e dai, nel fare tredici, tredici edizioni, lo scorso novembre ha toccato numeri e notorietà dell’evento più profumato dell’anno che urlano miracolo. Da bravi gestori accorti, hanno anche cercato di capire come migliorare il tutto, chiedendo direttamente ai bagnacaudisti con un questionario online da compilare tra una mestolata di bagna e l’altra.
Da quel questionario è emersa la voglia di una replica invernale. Da lì la Bagna della Merla che nell’edizione in arrivo propone convivialità, magici profumi e sapori tradizionali in oltre cento locali tra Asti, Astigiano, Torino e un po’ in tutta la regione, con in più una interessante coda ligure, frutto recente del girare, con una carovana d’auto storiche, a recuperare acciughe, olio buono e aglio, di Vessalico, a due passi dal mare.
Sono certo che a fine Bagna della Merla leggeremo “gran pienone” e così via, così come già avvenuto in occasione dei due fine settimana autunnali. Sì, sarà la solita bellissima festa, ma da dove arriva il Merla, lo sapete? Innanzitutto da varie leggende a cominciare da quella che narra le gesta di una merla. Aveva troppo freddo, proprio a fine gennaio di chissà quando, per preoccuparsi di sporcare il suo candido piumaggio. Tanto freddo da rifugiarsi in un comignolo, uscendone solo il primo febbraio, bella calda, ma nera.
Un’altra, che si può leggere in un compendio di Sebastiano Pauli, storico e religioso di inizio Settecento, che riporta ad un gigantesco cannone di ghisa, chiamato “La Merla” e di un manipolo di soldati piemontesi che doveva trasportarlo da una parte all’altra del Po. Era gennaio e le acque del fiume scorrevano gelide e impetuose. I soldati non riuscivano in nessun modo a costruire un ponte di barche per far passare il cannone. Poi, durante gli ultimi giorni del mese, giunse un vento talmente gelido che perfino le acque del Po gelarono. Così, i militari decisero di trasportare il cannone facendolo passare sul fiume ghiacciato: lo legarono con delle corde robuste e lo trascinarono fino all’altra sponda.
Che sia una o l’altra, o anche altro ancora, onestamente poco importa una volta messi i piedi sotto la tavola, circondato da una calda folla di amici di Bagna, tutti uguali davanti ad un fujot, indossato il mitico bavagliolone d’ordinanza.














