Si è ufficialmente costituito ad Asti il Comitato provinciale per il No al referendum sulla riforma della giustizia, un organismo aperto a singoli cittadini, associazioni, organizzazioni sociali, sindacali e politiche che condividono la contrarietà a una riforma giudicata pericolosa per l’equilibrio costituzionale del Paese.
L’idea della nascita del comitato era già emersa lo scorso dicembre in seno all’ANPI, con l’obiettivo di costruire uno spazio unitario e plurale a sostegno del No, al di là delle appartenenze, in vista di una campagna referendaria che si preannuncia complessa. Giovedì scorso numerose realtà del territorio hanno formalizzato la loro adesione, confermando la volontà di procedere insieme sotto un’unica sigla e con una comunicazione condivisa.
Tra le associazioni e organizzazioni aderenti figurano, tra le altre, ANPI, CGIL, ARCI – Casa del Popolo, Legambiente, Europa Verde, AVS, PRC, Movimento 5 Stelle, PD, Asti Lab, Sequs, Cittadinanzattiva Piemonte APS, oltre a comitati e singoli esponenti del mondo civico e associativo.
Il coordinamento del Comitato è stato affidato all’avvocato Guido Cardello, vicepresidente provinciale dell’ANPI e membro del Comitato nazionale degli Avvocati per il No.
“Questa non è una riforma della giustizia – ha spiegato Cardello – perché non interviene sui problemi reali del sistema giudiziario. Al contrario, rischia di peggiorare i rapporti tra i poteri dello Stato così come erano stati pensati dai padri costituenti. Se passerà, si affermerà una prevalenza del potere politico, in particolare dell’esecutivo, su quello giudiziario. Un disegno che affonda le sue radici già nei governi Berlusconi e che oggi viene portato avanti grazie a una solida maggioranza parlamentare”.
Secondo il coordinatore del Comitato, uno dei punti più critici riguarda i decreti attuativi, che potrebbero stravolgere il testo della riforma e l’ordinamento giudiziario, aprendo la strada a un controllo politico sull’operato dei magistrati. L’unico argine possibile, in caso di approvazione della riforma, resterebbe il successivo intervento della Corte costituzionale, ma solo a seguito di specifiche questioni sollevate dai giudici.
Sul piano tecnico-giuridico è intervenuto anche l’avvocato Alberto Pasta, che ha sottolineato il ruolo centrale dell’avvocatura nel dibattito: “Gli avvocati vivono quotidianamente la complessità dei procedimenti penali, sia dalla parte dell’imputato sia da quella della persona offesa. È legittimo e doveroso chiedersi a cosa serva davvero questa riforma. Molti cittadini sono convinti che possa migliorare o velocizzare la giustizia, ma non è così”.
Critica netta anche da parte del mondo sindacale. Luca Quagliotti, segretario della Cgil Asti, ha richiamato l’attenzione sulle modalità del referendum: “Non c’è il quorum. Non votare significa di fatto favorire l’altra parte. Questa riforma non serve a velocizzare i processi né a migliorare il sistema giudiziario. È una scelta politica che mira a sottoporre la magistratura al potere esecutivo, in palese contrasto con la Costituzione”.
Il Comitato ribadisce che la separazione delle carriere è già di fatto prevista dall’ordinamento e che una modifica costituzionale comporterebbe soltanto un aggravio di costi e un indebolimento delle garanzie democratiche. L’obiettivo dichiarato resta quello di difendere l’equilibrio tra i tre poteri dello Stato e prevenire qualsiasi deriva autoritaria.
Sono già state calendarizzate numerose iniziative pubbliche di informazione sul territorio cittadino e provinciale. Il primo appuntamento è in programma già da oggi pomeriggio, organizzato da Casa del Popolo sotto il cappello del Comitato per il No. Un nuovo incontro informativo è previsto il 30 del mese, con ulteriori date in via di definizione. Parallelamente, il Comitato sta organizzando incontri formativi e di approfondimento su tutto il territorio di Asti e della provincia, con l’obiettivo di fornire strumenti di lettura corretta della riforma e favorire una partecipazione consapevole al voto.





















