Boschi, pascoli, filiere del legno e prevenzione del dissesto idrogeologico: il 10 marzo Asti ospiterà uno dei tre incontri con cui la Regione Piemonte avvia sul territorio il percorso partecipato per la redazione dei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale (PFIT), gli strumenti che l'assessore regionale alla Montagna e Foreste Marco Gallo definisce senza mezzi termini "il piano regolatore dei boschi e dei pascoli".
La tappa astigiana si inserisce in un calendario di tre appuntamenti a marzo: il primo è fissato per il 3 marzo a Dronero (sala Milli Chegai, via IV Novembre 7, ore 17), poi Asti il 10 marzo e infine Novara il 25 marzo. Tre tappe strategiche pensate per avviare il confronto con amministratori locali, tecnici, consorzi, associazioni di categoria e portatori di interesse del territorio.
Cosa sono i PFIT e perché contano
I Piani Forestali di Indirizzo Territoriale sono strumenti di pianificazione a scala vasta, sovracomunale, previsti dalla legge forestale regionale (L.r. 4/2009) e aggiornati alla normativa nazionale (D.lgs. 34/2018). Vengono redatti per ciascuna delle 43 Aree Forestali omogenee individuate dal Piano territoriale regionale e hanno l'obiettivo di connettere la pianificazione silvo-pastorale con quella urbanistica e paesaggistica.
In pratica, mettono su carta le destinazioni funzionali delle aree boscate e pastorali, identificano i boschi di protezione diretta di infrastrutture e abitati contro frane, valanghe e cadute massi, definiscono le aree prioritarie per la prevenzione incendi e l'adattamento ai cambiamenti climatici, mappano le infrastrutture strategiche come viabilità forestale, piazzali e punti acqua e individuano le potenzialità per filiere come legno, biomasse, miele, funghi e tartufo.
"Con oltre il 40% del territorio regionale coperto da boschi e più del 10% da praterie, il Piemonte ha bisogno di strumenti moderni e concreti per governare questo patrimonio", sottolinea l'assessore Gallo. "I Piani Forestali di Indirizzo Territoriale sono, di fatto, il piano regolatore dei boschi e dei pascoli: uno strumento che mette ordine, definisce priorità e aiuta i territori a programmare, non a subire".
Il nodo della frammentazione fondiaria
Uno degli elementi che rende urgente uno strumento di pianificazione sovracomunale è la forte frammentazione della proprietà: oltre il 70% delle superfici forestali piemontesi è di proprietà privata, una situazione che complica la gestione coordinata e sostenibile del patrimonio boschivo. I PFIT nascono anche per fornire ai Comuni e ai portatori di interesse una base conoscitiva aggiornata con cui integrare la gestione forestale nelle scelte urbanistiche e di sviluppo locale.
Il processo di redazione è aperto: per ciascun piano viene attivato un Ufficio di Piano presieduto dalla Regione, che coinvolge Comuni, Unioni montane, Province ed Enti di gestione delle aree protette. Nel corso delle attività saranno coinvolti anche consorzi forestali, associazioni fondiarie, organizzazioni agricole e ambientaliste. L'attuazione tecnica è coordinata da IPLA, con gruppi multidisciplinari di forestali, pianificatori, geologi, esperti GIS e animatori territoriali.
Le risorse sul campo
L'iniziativa si inserisce nell'investimento da oltre 12 milioni di euro annunciato dalla Regione a gennaio per rafforzare la gestione sostenibile del patrimonio forestale piemontese. Le risorse consentiranno la redazione del Programma forestale regionale 2028-2037, il finanziamento dei PFIT, l'estensione dei Piani di gestione forestale e pastorali e il sostegno alla gestione forestale associata, con oltre 4 milioni di euro destinati a consorzi e forme associative.
"Stiamo costruendo un modello che tiene insieme ambiente, sicurezza e sviluppo – conclude Gallo –. La Regione investe risorse e competenze, ma il vero salto di qualità si compie quando i territori possono programmare con dati aggiornati, strumenti condivisi e una visione comune. È così che trasformiamo il patrimonio forestale e pastorale in un'opportunità concreta per le comunità piemontesi".














