Anche ad Asti l’8 marzo 2026 arriva con un ramo di mimosa più caro del previsto: tra fioriture anticipate sulle colline liguri, da cui arriva gran parte del prodotto, e costi energetici ancora alti per serre e trasporti, i fioristi segnalano prezzi in salita rispetto agli anni scorsi.
Nei giorni a ridosso della Festa della donna i mazzetti gialli restano richiestissimi, ma il simbolo “popolare” della ricorrenza rischia di trasformarsi in un piccolo lusso per molte famiglie astigiane.
La prima variabile è il clima. Già tra gennaio e febbraio 2026 in diverse zone del Nord Italia le mimose hanno fiorito con largo anticipo, complicando la programmazione dei produttori che puntano proprio alla settimana dell’8 marzo.
Video e testimonianze di vivaisti mostrano alberi “tutti gialli” quando nei negozi il fiore non è ancora richiesto, con il rischio che parte della fioritura vada persa o che servano interventi più costosi per prolungarne la tenuta fino alla festa.
Per misurare il caro mimosa 2026, in attesa di dati ufficiali nazionali, si guardano ai listini reali. A Torino, un fiorista specializzato indica online mazzi di mimosa per l’8 marzo 2026 con prezzi differenziati per misura (S, M, L), tutti nella fascia delle “poche decine di euro” a seconda del volume di fiore e della confezione.
È una fotografia indicativa anche per il Piemonte: nelle realtà di provincia come Asti, i prezzi tendono a restare leggermente più bassi rispetto al capoluogo, ma il trend di fondo è simile, con rincari sensibili rispetto al pre‑pandemia spinti da energia, materie prime e inflazione generale sul comparto fiori.
I numeri degli anni recenti aiutano a capire cosa sta accadendo.
Nel 2023 Cia‑Agricoltori Italiani stimava per la mimosa un giro d’affari di circa 12 milioni di euro, con una riduzione dell’offerta fino al 40% e aumenti di prezzo nell’ordine del 20% rispetto alle stagioni precedenti.
Coldiretti, già nel 2019, aveva documentato impennate dei prezzi all’ingrosso fino al +370% nella settimana che precede l’8 marzo, dinamiche che restano attuali in un 2026 segnato da costi energetici elevati e da una serricoltura sotto pressione.
Sul conto finale che pagano gli astigiani pesano almeno tre voci: il riscaldamento delle serre, per cui Coldiretti ha registrato rincari fino al 50%, i fertilizzanti e gli altri input agricoli con aumenti anche a tre cifre, e il costo di imballaggi, vetro e carta per confezioni e trasporti.
Il risultato è che il piccolo ramo giallo, nato nel dopoguerra proprio perché economico, spontaneo e facilmente reperibile, oggi arriva nelle case astigiane con un prezzo che riflette tutte le fragilità della filiera agricola e florovivaistica.
Nonostante il caro mimosa, l’8 marzo rimane per i fioristi una delle giornate più importanti dell’anno, trainando anche la vendita di bouquet misti con anemoni, ranuncoli e altri fiori primaverili.
E per chi non vuole rinunciare al gesto ma teme il conto, una possibile via d’uscita è proprio quella suggerita dalle associazioni agricole: scegliere fiori italiani, di stagione e di filiera corta, sostenendo i produttori locali e trasformando un prezzo più alto in un investimento consapevole sul territorio.














