Si preannuncia una Pasqua all'insegna dei rincari, e anche ad Asti e provincia l'impatto sui bilanci familiari rischia di farsi sentire pesantemente. Le tradizionali uova di cioccolato sono finite nell'occhio del ciclone economico, trasformandosi in un vero e proprio bene di lusso. L'allarme arriva dai dati dell'Osservatorio BIG (Business Intelligence Group), società specializzata in ricerche di mercato, che ha recentemente diffuso uno studio dedicato all'andamento pre-festivo. Il verdetto è netto: una famiglia su quattro si prepara a cancellare l'uovo dalla lista della spesa a causa dei prezzi vertiginosi.
Il cioccolato diventa un lusso
L'indagine, condotta dal sociologo Gianni Bientinesi su un ampio pannello di professionisti della grande distribuzione, traccia un quadro eloquente. "Col cioccolato caro come il caviale, 1 famiglia su 4 rinuncerà all'uovo di Pasqua", evidenzia lo studio, fotografando una doppia dinamica penalizzante per il consumatore. Da un lato il peso del prodotto è calato del 32% rispetto al 2010, dall'altro il prezzo al chilo è letteralmente triplicato, schizzando dai 26 euro agli attuali 80, con punte massime che raggiungono gli sbalorditivi 120 euro al chilo. Costi che gli analisti paragonano, non a caso, a quelli del pregiato caviale di salmone Keta. Una crisi epocale del cacao che non risparmierà di certo le tasche degli astigiani in fila ai supermercati o nelle rinomate pasticcerie artigianali locali.
La crisi globale del cacao
A scatenare questa tempesta perfetta sugli scaffali è la clamorosa impennata delle materie prime. Tra l'inizio del 2023 e la primavera del 2024, le quotazioni del cacao hanno registrato un impressionante +456%, passando da 2.400 a oltre 12mila dollari a tonnellata. "Il cacao ha superato persino il rame, diventando la commodity più performante al mondo in quel periodo", commenta il presidente Bientinesi. Le strategie della grande distribuzione hanno inoltre generato un fenomeno curioso: la colonizzazione degli scaffali. Non è raro infatti trovare le uova pasquali esposte al di sopra di patatine, sughi pronti o addirittura nel banco frigo dei latticini, in una vera e propria battaglia per la visibilità all'interno dei punti vendita.
Boom del fondente: una scelta "snob" e consapevole
Nonostante i rincari record, le preferenze dei consumatori nel 2026 delineano un chiaro ritorno di fiamma per il cioccolato fondente, che domina le scelte salendo al 67%, contro il 29% di quello al latte e il debutto del gusto pistacchio fermo al 2%. Le scelte si differenziano per età: i Baby Boomers premiano il fondente (68%) per la qualità, rivolgendosi prevalentemente al circuito artigianale. Anche per la Generazione X la scelta è sinonimo di qualità (60%), mentre i Millennials (50%) lo scelgono guardando all'etica della filiera. Solo la giovanissima Generazione Z si smarca: considerati "decostruttori del gusto", cercano l'inedito o le varianti fusion viste sui social. Lo studio svela infine il perché il fondente sia percepito come una scelta "snob": si tratta di un gusto amaro che i bambini rifiutano d'istinto, ma che il cervello adulto impara ad apprezzare attraverso un percorso culturale e sensoriale. Un vero e proprio "investimento" che lo ha trasformato in un simbolo di distinzione sociale.














