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Viviamo in un posto bellissimo | 11 aprile 2026, 07:00

Viviamo in un posto bellissimo dove la primavera entra nel naso

Con l’arrivo della primavera, oggi invito a provare nuove emozioni nello scoprire la magia dell’Astigiano annusandone l’esplosione di naturali profumi

Viviamo in un posto bellissimo dove la primavera entra nel naso

Al netto di chi allergico al risveglio primaverile, che facilmente inizierà a virare verso l’abuso di antistaminici e cortisonici, da qualche giorno la primavera comincia ad essere delizia per gli occhi e, ancor più, a far crescere il lavoro dei recettori dell'epitelio olfattivo, della corteccia cerebrale, dell’amigdala e dell’ippocampo. Odori, profumi della natura in fiore che scatenano ricordi ed emozioni. Profumi che possono diventare un motivo più che valido per camminare tra le colline dell’Astigiano annusando l’annuale ritorno alla vita. Sì, perché scoprire i nostri posti bellissimi solo con il naso, in questo periodo più che in altri, può trasformare in nuove emozioni la naturale volontà delle piante di sopravvivere, attraendo anche col profumo gli impollinatori.

Giusto la settimana scorsa mi sono scontrato con il muro del dolcissimo profumo di un grosso cespuglio dai fiorellini bianchi. Stavo cercando di convincere a farsi prendere quel minchione di Blue, nuovo ospite in famiglia, un Griffon bleu de Gascogne con una seria displasia all’anca destra. Seria, ma non certo limitante le sue continue fughe tra i profumi di prati e boschi. L’avevano identificato tra Montegrosso d’Asti e Montaldo Scarampi, ad ululare alla festa degli odori buoni, in mezzo alle vigne che coprono la collina subito sotto Ca’ del Profeta, resort, ristorante e cantina di Anderson Hernanes, profeta del gol negli anni 2000. Profumo inebriante che, per un buon paio di minuti, mi ha fatto scordare perché fossi lì, ansante e sudato. Profumo che magicamente aveva attratto anche Blue, fino a darmi il tempo di “placcarlo” per mettergli collare e guinzaglio. 

Mentre prendevo fiato prima di raggiungere la macchina e riportarlo a casa, come un flash, il pensiero che i cani siano dotati di un olfatto da 10.000 a 100.000 volte più potente di quello umano, grazie ad un numero di recettori olfattivi superiore di cinquanta volte il nostro e un’area del cervello dedicata all'elaborazione degli odori circa 40 volte più grande in proporzione rispetto a quella umana. Netta superiorità che, immersi in una nuvola dalla dolcezza paradisiaca, mi incuriosiva quali potessero essere le sue sensazioni. Gliel'ho chiesto, ma con l’unica risposta di aumentarne l’ansare e la lunghezza della lingua all’aria. Immaginate cosa possa essere avere un olfatto simile al loro. 

Un po' come quello sovrumano di Jean-Baptiste Grenouille, il profumiere matto di Süskind. Magari impazziremmo anche noi. Impazziremmo come le api che si tuffano sui fiori proprio quando il profumo è all’apice. Davanti a casa, al Bricco di Belveglio, ho una alta siepe di Lauroceraso. Passaste in zona, è ad alta riconoscibilità per la sua imbarazzante invadenza sulla provinciale che da Rocchetta Tanaro porta a Mombercelli. Siepe che martedì scorso all’alba ha iniziato a chiamare api&co: “sono qui, sono qui, sentite che dolce profumo...”. Mi son fatto ape, a godere di quel ben di Dio olfattivo, fino al frastuono di centinaia, migliaia d’api vere, al lavoro. Già a sera il profumo era nettamente scemato, ottenuto, molto probabilmente, l’obiettivo.

Quante altre ne potrei raccontare, quanti altri profumi e posti. Prima o poi ci faccio una guida turistica. Titolo: “Astigiano profumato”.

Davide Palazzetti

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