Domani, alle 17,30, comincia l’avventura espositiva delle 162 immagini che compongono la mostra fotografica “MioAstigiano - mio, tuo, nostro”. Emozionante mosaico di bellezza messo in scena, su mio progetto, dagli amici della Polisportiva Cassa di Risparmio di Asti – Sezione Fotografia. Imperdibile esposizione d'orgoglio astigiano, visitabile fino al 28 giugno nei sontuosi spazi del Museo Diocesano San Giovanni di via Natta ad Asti.
Racconto per immagini, tante immagini, del nostro territorio, ad opera di ventisette fotografi, sviluppato su ventiquattro temi che diventano nella loro impattante coralità un evidente grande viaggio emozionale. Di quei ventiquattro temi ne ho scelti tre per invitare alla mostra nell’invitare a trasformare delle foto in itinerario. Una volta visitata, sono certo troverete tanto altro da vedere di persona, ma per ora concentriamoci su “L’antico borgo di Grazzano Badoglio”, tema scelto da Giustino Ferraris, su “Le torri dell’Astigiano tra cielo e terra”, di Renato Olivieri, e su “Tonco e la sua chiesa”, di Carlo Raschio.
Cominciamo dalla chiesa dei Santi Maria Assunta e Giuseppe di Tonco. Struttura sacra dalla mole più che importante, terminata nel 1782 grazie ad una famiglia tonchese, i Monti. Maestosa composizione tardo-barocca, eretta su disegno di Filippo Castelli, assai originale nelle ampie dimensioni e per il suo campanile appuntito, a cuspide, opera di Leandro Caselli, discepolo di Antonelli, quello della Mole Antonelliana, che pare voglia lanciare una sfida alle nuvole.
Sempre restando nel Nord Astigiano, bastano una ventina di minuti di guida per arrivare a Grazzano Badoglio, piacevole borgo magnificamente caratterizzato da un’antica abbazia. Abbazia benedettina per diversi secoli a partire da prima del Mille. Della costruzione originaria rimangono la torre campanaria romanica, il porticato della vecchia casa parrocchiale, il chiostro e l'esterno dell’abside ottagonale. Nella chiesa, un mosaico del X secolo, un dipinto dalla grande forza cromatica ed espressiva, opera di Andrea Pozzo, gesuita pittore della seconda metà del Seicento, e una Madonna dal manto rosa di Guglielmo Caccia dall’ambientazione metafisica. E poi, su una delle vecchie pareti abbaziali, da non perdere una lapide funeraria romana del II secolo, tra le più importanti di tutto il Piemonte.
L’itinerario si chiude tra le torri, sono sei quelle fotografate da Renato Olivieri. Indiscutibilmente imperdibili per la loro posizione, solitaria e dominante, la Torre dei Contini, a Canelli, e la torre di San Gerolamo, comunemente nota come Torre di Vengore, a Roccaverano, il comune più alto dell’Astigiano. Edificata nella seconda metà del XIV secolo come torre di avvistamento verso la valle Bormida e l'Acquese, è a base quadrata ed alta circa 30 metri. In più, passaste di lì domenica prossima, 19 aprile, nella piazza principale di Roccaverano vi aspetta un evento assai godereccio: “Primavera in forma di Roccaverano DOP”. Una intera giornata dedicata alle varie sfumature del sontuoso caprino del posto, tra degustazioni guidate e imperdibili gnocchi al Roccaverano, proposti a pranzo dalla locale Pro Loco.














