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Economia e lavoro | 28 maggio 2026, 07:00

Come fare branding nell’era dell’intelligenza artificiale

Chi vuole essere presente in maniera efficace online, non può non concentrarsi sul branding.

Come fare branding nell’era dell’intelligenza artificiale

Chi vuole essere presente in maniera efficace online, non può non concentrarsi sul branding.

Focalizzarsi su questo aspetto vuol dire mettere in primo piano un sistema di valori immediatamente riconoscibili e associabili al nome dell’azienda.

Da quando l’intelligenza artificiale è entrata nelle nostre vite, è naturale chiedersi come fare branding rimanendo riconoscibili e valorizzando la propria unicità.

La prima cosa da dire in merito è che no, non è impossibile: non dimentichiamo, infatti, che gli LLM, i modelli linguistici alla base della maggior parte dei tool di intelligenza artificiale, lavorano meglio nel momento in cui c’è qualcuno che fornisce loro delle indicazioni di vera qualità.

Per riuscirci, è necessario partire dalla coerenza nel tono di voce sui vari canali.

Quando si utilizza il termine tecnico sopra menzionato, si parla del modo in cui l’azienda “parla” attraverso i testi. 

Questi ultimi devono essere in linea con i valori del marchio, motivo per cui, prima di proporli all’intelligenza artificiale, è bene che alla base ci sia una supervisione umana, onde evitare casi di incoerenza.

L’importanza del libro

Scrivere un libro oggi può sembrare una scelta senza senso. I dati sulla lettura, soprattutto in Italia, sono impietosi.

Rispetto al passato, è bene cambiare il modo di pensare: il libro va scritto e pubblicato non per guadagnare, ma per posizionarsi come esperto nel proprio campo.

L’intelligenza artificiale può aiutare a mettere nero su bianco alcune parti, in particolare quelle tecniche in modo da farle arrivare in maniera più immediata ai lettori.

Ancora una volta, ritorna la centralità dell’intervento umano alla base del processo: per far lavorare bene i tool, è necessario fornire loro dei contenuti di vera qualità.

Nel caso di un libro scritto da un imprenditore o da un libero professionista, senza gli aneddoti quotidiani non si va da nessuna parte.

Si tratta delle fondamenta che permettono di dare risalto all’expertise di chi ha fondato un’azienda o, tutti i giorni, porta avanti il proprio business da libero professionista.

Il libro, inoltre, può essere anche regalato a pazienti, clienti o partner di business: così facendo, si punta su un canale di brand awareness efficace come pochi e, a differenza della pubblicità online o di quella cartacea, con costi decisamente contenuti. 

Non solo digitale

L’esempio del libro è utile per capire come, nell’era dell’intelligenza artificiale, non sia obbligatorio guardare solo al digitale per fare branding.

Una strategia completa, infatti, non può non prendere in considerazione anche il merchandising e l’universo dei gadget.

Per fortuna, rispetto al passato oggi il modo di gestire tutto questo è molto diverso: non si punta più su penne destinate a durare massimo una settimana o su magliette con stampe che sbiadiscono facilmente.

La consapevolezza di come questi prodotti siano basilari per l’immagine del brand è radicata.

Non a caso, quando si decide di proporre gadget legati all’abbigliamento e/o agli accessori tessili non si lesina sulla qualità e si cerca di dare spazio a particolari capaci di esaltare l’unicità dell’oggetto.

Tra questi spiccano le toppe ricamate personalizzate, la cui popolarità negli ultimi anni è cresciuta tantissimo.

Il motivo? Si tratta di particolari che, con poco, cambiano il volto di giacche di jeans, borse, cappellini e magliette, il tutto senza dimenticare quel tocco di allegria che ha sempre il suo perché.

Inoltre, grazie ai siti che permettono di acquistarle in pochi click, è possibile customizzarle nel dettaglio anche se non si hanno particolari doti creative.

Umanizza i messaggi grazie al fallimento

L’AI oggi è in grado di creare testi e immagini che brillano per perfezione.

Questo, a lungo andare, rischia di dare spazio a un’uniformità decisamente poco funzionale per le aziende e i professionisti che vogliono distinguersi dai competitor attraverso il branding.

Come evitare questa deriva? Mettendo in risalto un aspetto che è più umano di qualsiasi altro: la propensione al fallimento.

Quando si lavora alla storia aziendale, è quindi opportuno raccontare senza paura anche le situazioni in cui le cose non sono andate per il meglio.

Si tratta di un’angolazione che permette poi di parlare di come, attraverso l’impegno, si è riusciti a risolvere tutto, ideando un servizio o un metodo utile agli altri.

I contenuti dedicati a tutto ciò possono essere resi impeccabili con l’intelligenza artificiale, su questo non ci sono dubbi: alla base di tutto, però, c’è l’intervento umano nella sua forma più autentica.

Una preziosa alleata nell’analisi dei competitor

Ultimo ma non meno rilevante consiglio dedicato a chi vuole fare branding nell’era dell’AI riguarda il fatto di usarla per snellire le ricerche relative all’analisi dei competitor.

Il passaggio in questione spesso erode molto tempo per via della storicità dei brand e rappresenta una fase decisiva per capire dove andare.


 

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