"Vuoti da colmare o vuoti a perdere? Gli immobili abbandonati della nostra città".
Interessante convegno promosso dall’Ordine degli architetti di Asti il 26 giugno 2026. Come esponenti del Coordinamento Asti Est (associazione di volontariato per il diritto alla casa e alla città) eravamo tra il pubblico. Un resoconto e alcune nostre impressioni.
Unanime deplorazione per i ‘contenitori’ vuoti, perché sono brutti, fonte di degrado e anche di pericolosità sociale, occupano inutilmente suolo senza fornire risposte né ad esigenze abitative né ad esigenze di socialità né ad attività economiche produttive o commerciali. Uno spreco assoluto e conclamato.
E’ stata fornita una mappatura molto dettagliata di tutte le zone critiche della nostra città, non solo immobili ma anche aree comunque degradate e bisognose di riqualificazione. A sentire questo elenco e a vedere le relative fotografie, l’impressione è molto forte e si rischia davvero lo sconforto generale. Non per nulla durante il convegno è stato spesso fatto il richiamo a vedere il bicchiere mezzo pieno, a pensare a cosa si potrebbe fare almeno per iniziare.
Le idee non mancano e le capacità umane neanche. A nostro giudizio, le parti più interessanti e innovative sono stati i progetti presentati da giovani architetti, sia di esperienze già realizzate in città italiane e straniere, sia idee possibili per Asti.
E’ significativa l’attenzione dei giovani (anche dei giovani architetti, appunto) alla questione ambientale. Il tema del riscaldamento climatico entra a pieno titolo nelle progettazioni. Ormai siamo oltre al non consumo di ulteriore suolo, come chiedeva la campagna ‘Stop al consumo del territorio’, ormai si parla apertamente di eliminare asfalto e rigenerare il suolo, con intersezioni di verde nel contesto cittadino, modo efficace per abbassare la temperatura (In palese contrasto, ascoltavamo queste sacrosante proposte all’interno dell’Auditorium della Banca d’Asti, con aria condizionata a palla, temperatura polare!)
Ristrutturare è lungo e costoso, senz’altro di più rispetto a edificazioni ex novo. Questo vale ancora di più per il centro storico dove ci sono, ovviamente, vincoli architettonici da rispettare. Quindi servono input, servono i ‘capitali pazienti’ della mano pubblica. E qui dobbiamo registrare un’impressione non gradevole che ci hanno trasmesso alcuni interventi, soprattutto da parte dei costruttori: libero mercato come dogma di fede, certo come no? Però il pubblico ci deve mettere i soldi, possibilmente in fretta e senza troppi controlli. Signori, il rischio d’impresa dove lo mettiamo? Quando un esponente del Coordinamento ha osato pronunciare le parole ‘speculazione edilizia’….apriti cielo, sembrava che avesse bestemmiato durante la messa. E poi giù piagnistei sulle difficoltà imprenditoriali, che certo ci saranno ma le persone senza casa stanno molto peggio.
Ecco, nel convegno le esigenze abitative sono state quasi assenti, brevemente liquidate e considerate più o meno risolte dal recente Piano Casa governativo. Non è affatto così, la parte del Piano che riguarda l’edilizia popolare è drammaticamente carente. Certo, anche le altre parti del Piano sembrano ritagliate su misura per grossi immobiliaristi, quindi si può capire come il mondo della piccola-media imprenditoria, lì rappresentato, non ne sia soddisfatto.
Un po’ di bicchiere mezzo pieno, cioè le cose che sono andate in porto e quelle avviate
In porto, il recupero dei vari immobili che costituiscono la sede centrale della Banca d’Asti (vabbé, in questo caso i soldi non mancavano). Avviate, l’ex Maternità che dovrebbe diventare una struttura sanitaria territoriale.
Un buon suggerimento venuto dalla rappresentante dei costruttori. Se guardiamo all’insieme dei contenitori vuoti, sono così tanti che la sensazione di impotenza può essere soverchiante e inibire l’azione. Allora prendiamone uno, concentriamoci su quello e cerchiamo di portarlo avanti. Una esperienza positiva potrebbe diventare il motore, potrebbe mettere in moto energie (anche psicologiche) per sfuggire all’impasse.
Prima di riportare l’elenco dei luoghi critici, due parole del Coordinamento Asti Est su uno di questi, più qualche considerazione.
Il luogo: la palazzina di Via Allende. Proprietà del Demanio militare, in passato adibita a residenza per le forze dell’ordine, poi abbandonata e lasciata vuota per svariati anni, in seguito occupata da famiglie sfrattate e senza possibilità economica di altra soluzione abitativa. Quell’occupazione durò circa una decina d’anni. Nessuna risposta dalle istituzioni. Poi lentamente la palazzina si svuotò, le famiglie si arrangiarono in qualche modo, qualcuna all’estero. Occupazione illegale? Certo, ma noi rivendichiamo di aver aiutato delle famiglie a trovare una soluzione che altri nemmeno cercavano. La palazzina avrebbe dovuto essere acquisita dal Comune di Asti, non se ne è fatto nulla. Adesso è vuota e fa parte dell’elenco dei luoghi degradati. Legale ma degradata.
Ma come mai in Italia si possono tenere immobili pubblici - e alloggi privati – sfitti e vuoti per tempi lunghissimi? Praticamente senza limite alcuno? E gli artt. 41-42 della Costituzione sulla funzione sociale della proprietà privata? In altri paesi ci sono regole diverse, che disincentivano questo tipo di abbandono.
Per concludere. Ben venga un convegno come questo, anche se sono anni che le associazioni della società civile (tra cui la nostra) denunciavano e denunciano questa situazione in continuo peggioramento, senza vedere interventi di chi sarebbe stato preposto a farli. Appunto, cosa hanno fatto le varie amministrazioni cittadine che si sono succedute? Cosa sta facendo l’amministrazione del sindaco-banchiere???
Ecco il triste elenco, di contenitori vuoti e di aree su cui lavorare.
- Scalo vecchio Ferrovie
- ex sede Banca d’Italia in via Verdi
- Casermone (accanto al Tribunale)
- ex Circolo Enel in corso Volta
- ex Clinica San Secondo in via P.Micca
- ex Clinica S. Anna in Valmanera
- ex distributore carburante in viale Partigiani
- Bosco dei Partigiani (degradato e difficilmente fruibile)
- ex Hotel Salera
- ex Ib Mei in zona Pontesuero
- ex Maina in corso Volta
- ex Palazzina Ercole (zona Caserma Colli di Felizzano)
- ex Asilo Regina Margherita in via Bocca
- ex Opera ONMI ed ex Circolo Vetreria in corso G.Ferraris
- ex SIS in zona piazza d’Armi
- ex UCIC in zona Valmanera
- ex Uffici Comunali in via Govone (zona Tribunale)
- Oasi dell’Immacolata (zona nord)
- ex Ospedale
- Palafreezer (zona Caserma Colli di Felizzano)
- palazzina centrale Caserma Colli di Felizzano
- UPIM
- ex sede Inps in via D’Azeglio
- ex sede Finanza
- ex Enofila
- Way Assauto
- due palazzoni mai finiti in Via Ungaretti (Praia)
- palazzina Via Allende
- zone Via Fara e Via Antico Ippodromo
- immobili vuoti in corso Casale, via Olof Palme e via Pagliani
- parti inagibili Stadio Comunale
- ex supermercato Via Tosi/via S.Evasio
- ex sede Enel in via Ospedale
- ex Farmacia Torretta
- ex Hotel Castello
- ex Albergo Reale in piazza Alfieri
… e via tristeggiando…
Ps.: noi aggiungiamo anche Ferrotel e due interi palazzi al fondo di viale Partigiani.
Michele Clemente e Luisa Rasero per il Coordinamento Asti Est














