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Enogastronomia | 16 novembre 2019, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: la Via dei formaggi

Puntata di stimolo su una delle tante tipicità che arricchiscono l’Astigiano, dedicata questa volta alla sua importante produzione casearia

Tome stagionate nel fieno

Tome stagionate nel fieno

Che noi si viva in un posto bellissimo, oltre ad essere il titolo di questa rubrica, è un piacevole dato di fatto. Non ci manca veramente nulla, se non la capacità di promuovere tutto il bello e il buono che ci circonda, un mare di valori, utilissimi anche ad attrarre turismo. Basterebbe raccontarli.

Pochi giorni fa ho letto, con una certa invidia, di una nuova Route des fromages, lanciata la scorsa primavera, in Normandia, con ritorni su turismo ed economia locale pare impressionanti. Pensate quanto sarebbe facile fare lo stesso anche da noi. Quanto sarebbe facile mettere assieme le tante spettacolari tipicità casearie e i tanti appassionati produttori, per promuoverli come insieme sulla Via dei formaggi dell’Astigiano. Quale spunto per future, spero non troppo, riflessioni, provo ad ipotizzarne un primo possibile percorso, da sud a nord della provincia.

Il percorso non può che iniziare a Roccaverano. La sua robiola, notissima e buonissima, ha festeggiato quest'anno 40 anni di riconoscimento europeo DOP, garantita da un vivace Consorzio dei Produttori. Le sue origini sono veramente antiche e si rifanno ai Celti e delle sue piacevoli qualità ne parlò perfino Plinio il Vecchio. La Roccaverano, così suggerisce di chiamarla il Consorzio, è prodotta solo da 17 aziende, principalmente con latte crudo intero di capra delle razze Roccaverano e Camosciata Alpina; è ottima fresca, emozionante stagionata. Continuando la Via mi muoverei prima a Cessole, per degustare gli spettacolari prodotti di Bricco della Croce: capre e pecore coccolatissime per caprini, tome stagionate nel fieno e una Superba, di nome e di fatto, robiola di pecora; poi a Loazzolo, da Luisella Cavallero nell’Azienda Agricola C. Bianca, per qualche assaggio del loro Blu di Loazzolo, ricco e gustosissimo erborinato di latte vaccino. E ancora a Moasca, all’Azienda Agricola Vigliani, attratto da un Blu di capra da urlo, dalla Ruota di Moasca e dal taleggio di capra, che chiamano Capreggio. Passato Asti ecco il nord, pieno di piccoli produttori e grandi formaggi. Come la Robiola di Capriglio di Capre e Cavoli, non a caso a Capriglio, dal latino Caprilium: posto delle capre. Dello stesso caseificio la Robiola Mamma Margherita, dedicata a Margherita Occhiena, mamma di Don Bosco, originaria del luogo. Poco prima, a Monale, altre capre, altro casaro, altre esplosioni di piacere: Cascina Aris per la Robiola di Monale e il Bardo, appetitoso e robusto formaggio con almeno 8 mesi di stagionatura. Concluderei ovviamente a Cocconato, con una specialità prodotta solo lì e solo da un produttore, il Caseificio Balzi: la Robiola di Cocconato, magnifico formaggio fresco di latte vaccino, a pasta molle, dalla tipica forma tonda e piatta.

Spero quindi che l’articolo non offra solo ottimi motivi per far danni al vostro colesterolo, ma principalmente stimoli, amministratori locali, consorzi e produttori a creare e promuovere la Via dei formaggi dell'Astigiano, quale leva distintiva di valorizzazione territoriale e di supporto allo sviluppo turistico, pieni dell’orgoglio di chi è certo di produrre capolavori, in un posto bellissimo.

Davide Palazzetti

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