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Attualità | 21 marzo 2020, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo? Chiedetelo ad Ugo

Nuova puntata, dedicata questa volta a tecnologia e svago, con l’obiettivo di strapparvi una risata in mezzo alle preoccupazioni di ‘sto accidenti di virus

Viviamo in un posto bellissimo?  Chiedetelo ad Ugo

La gente ha bisogno di ridere. Scrivi qualcosa di divertente. È mia moglie Carla, saggio e perspicace suggeritore, oltre che presenza imprescindibile del mio quotidiano. Apparentemente disinteressata alle mie cose è invece sempre sul pezzo, con logiche e visioni tipiche della parte sinistra del cervello. Ogni suo suggerimento allora è da cogliere subito al volo.

Quindi...Siamo tutti a casa ed è bene starci, tentando di starci al meglio. Noi ce la caviamo, anche perché siamo in quattro: io, Carla, nostro figlio Alfredo e la mia mamma, Marinella. I momenti conviviali per eccellenza, come credo ovunque, sono i pasti. Si parla, si ci racconta e a volte si ride.

Un paio di giorni fa, pranzo, Alfredo si rivolge al suo cellulare e... Ok Google. Dimmi una poesia. Mentre lo guardiamo, per capire dove avesse preso la botta in testa, il cellulare risponde con qualche rima baciata. E scopriamo l’assistente vocale di Google, fruibile da qualsiasi cellulare o smartphone. Anch’io, anch’io. A seguire gli Ok Google iniziano a sprecarsi.

Mamma, con i suoi ottantotto anni portati decentemente, ha un solo grosso problema: è quasi sorda e assolutamente non vuole utilizzare un apparecchio acustico. Conseguenza è che, quando si è assieme, i toni di comunicazione, in suo rispetto, sono quelli che usereste per parlare al vicino ad un concerto rock. E spesso non basta. Così, mentre Alfredo spiegava a Carla come aprire l’applicazione ed usarla, mia mamma se ne esce con uno spettacolare: Ma chi è ‘sto Ugo? Noi, morti dal ridere.

Non so onestamente quali possano essere le valenze di un Ok Google, né al momento mi interessa analizzarle, ma, oltre a sperare di avervi strappato una risata, è uno dei tantissimi esempi di cambiamenti offerti dalla tecnologia. Cambiamenti a cui attaccarci, su cui ragionare, perché una volta passato ‘sto accidenti di virus, ne avremo tanto bisogno. Ora siamo giustamente tutti presi da limitazioni, paure, numeri e morti, ma trovate un piccolo spazio per pensare un po’ al dopo, datemi retta. Vedersi ora in un dopo non può che aiutare e aiuterà, dopo, essere un po’ preparati. Ci penso, forse più che un po’, e, pur non avendo, ahimè, alcuna ricetta, ho invece certezza che sarà diverso e potrebbe pure essere migliore. Credeteci, crediamoci e continuiamo tutti a pensare.

Davide Palazzetti

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