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Economia e lavoro | 25 marzo 2020, 08:08

"Chiudere subito le aziende che non svolgono attività essenziali". A chiederlo nuovamente i sindacati uniti

"Nelle aziende, nelle quali, non si riscontrerà tale disponibilità si dichiara lo sciopero generale fino il 29 marzo", così i tre segretari provinciali Pafundi, Seck e Uppo

"Chiudere subito le aziende che non svolgono attività essenziali". A chiederlo nuovamente i sindacati uniti

La FIM CISL, FIOM CGIL E UILM UIL tornano a chiedere la chiusura delle aziende che non svolgono attività essenziali

In una nota congiunta le sigle sindacali spiegano che ”In questo quadro, ancora provvisorio, si segnala che l'impegno eccezionale dei delegati delle strutture territoriali hanno come priorità la sicurezza dei lavoratori che devono poter valutare se le misure adottate siano coerenti con l’impianto del protocollo condiviso, in assenza delle quali si deve procedere con delle misure restrittive fino alla sospensione di tutte le attività non essenziali utilizzando la Cassa integrazione COVID –19 (CIG) prevista dal decreto".

Il riferimento delle tre sigle sindacali è al DPCM firmato il 22 marzo dal presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute.

"Il decreto - spiegano - sta creando dappertutto confusione, alterando gli animi dei lavoratori già provati dalle tensioni di questi giorni. La situazione è diventata ingestibile con aziende chiuse da giorni, che,senza una reale necessità continuano a lavorare mettendo a rischio la salute delle maestranze. Per queste ragioni, crediamo che sia opportuno che tutti, comprese le imprese, capissero che è anche loro interesse non seminare un clima di sfiducia e di rancore tra i loro dipendenti. E prima ci si ferma davvero e più velocemente si uscirà da questa drammatica situazione".

Sono una trentina le aziende medio grandi chiuse con oltre 2500 addetti, 250 imprese artigiane con oltre 1100 dipendenti  con utilizzo della cassa integrazione con causale Covid-19.

"Ma diverse altre aziende (in generale nel settore Enomeccanica) - spiegano Pafundi, Seck e Uppo - hanno deciso di continuare l’attività produttiva, sostenendo di esser attività funzionali alla filiera produttiva, di quelle previste dal decreto. Occorre quindi un’azione conseguente e tempestiva e per queste ragioni, sollecitiamo la Regione, il Prefetto, la Provincia, il Comune, le associazioni datoriali a fermare le aziende che non appartengono strettamente a quei settori all’allegato 1 ed interrompere immediatamente la loro attività, rispondendo così alla necessità di contenimento del contagio, l'irresponsabilità di pochi può vanificare un sacrificio condiviso dalla quasi totalità delle imprese e lavoratori. Inoltre, chiediamo alle autorità che non vengano concesse deroghe a quelle attività non essenziali. Pertanto, nelle aziende, nelle quali, non si riscontrerà tale disponibilità si dichiara lo sciopero generale fino il 29 marzo come indetto a livello nazionale da FIM –FIOM –UILM il 23 marzo".

Comunicato stampa

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