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Cronaca | 04 gennaio 2019, 09:41

Omicidio Bacco: si avvicina la fissazione dell'udienza preliminare per i cinque indagati

Che dovranno rispondere della morte del tabaccaio, colpito da due colpi di pistola durante una rapina finita molto male

Il tenente colonnello Bernardino Vagnoni (all'epoca Comandante provinciale dell'Arma) e il maggiore Lorenzo Repetto (comandante del Nucelo Investigativo) ritratti nel corso della conferenza stampa indetta nel maggio scorso per annunciare gli arresti. Alle loro spalle le foto degli indagati

Il tenente colonnello Bernardino Vagnoni (all'epoca Comandante provinciale dell'Arma) e il maggiore Lorenzo Repetto (comandante del Nucelo Investigativo) ritratti nel corso della conferenza stampa indetta nel maggio scorso per annunciare gli arresti. Alle loro spalle le foto degli indagati

Nonostante un’ormai lunga permanenza in carcere, iniziata nel maggio scorso al termine di una complessa attività d’indagine svolta dai carabinieri del Comando Provinciale di Asti – ed in particolare gli investigatori dei militari del Nucleo Investigativo, coordinata per la Procura della Repubblica dalla dott.ssa Laura Deodato – nessuno dei cinque indagati per la tragica rapina costata la vita al 37enne Manuel Bacco, ucciso il 19 dicembre 2014 da uno dei rapinatori che avevano preso di mira la tabaccheria di corso Alba che l’uomo gestiva con la moglie Cinzia, ha scelto di collaborare con gli inquirenti.

Nel frattempo la ‘macchina della giustizia’ ha ovviamente proseguito nel suo percorso, pertanto, poco prima di Natale, il Pubblico Ministero ha notificato ai difensori dei cinque indagati l’avviso di chiusura delle indagini. Cui a brevissimo (il termine è fissato in 20 giorni dalla notifica), farà seguito la fissazione dell’udienza preliminare nel corso della quale gli indagati e i loro difensori potranno decidere se affrontare il dibattimento in Corte d’Assise, rischiando pene che possono arrivare all’ergastolo, oppure optare per il rito abbreviato, la cui pena massima è fissata in 30 anni di carcere.

Ricordiamo che di quella rapina – alla quale gli inquirenti ritengono che, se non fosse finita tragicamente, avrebbero dovuto farne seguito altre, sempre in tabaccherie – debbono rispondere il 50enne Antonio Guastalegname (pregiudicato di origini calabresi residente da quasi vent’anni a Castello d’Annone, ritenuto la ‘mente’ del colpo), suo figlio Domenico (25enne incensurato, che sarebbe stato alla guida di una delle due auto usate per il colpo), il 40enne Fabio Fernicola (cliente della tabaccheria che avrebbe ‘consigliato’ ai complici di colpire proprio lì), il 27enne Giuseppe Antonio Piccolo (pregiudicato calabrese che sarebbe stato chiamato ad Asti proprio per compiere le rapine) e il 25enne Jacopo Chiesi, incensurato residente a Castello d’Annone che secondo gli inquirenti avrebbe materialmente esploso i due colpi di pistola costati la vita al tabaccaio.

Ed è proprio nell’abitazione annonese del giovane, all’epoca del delitto appena 21enne, che i carabinieri hanno individuato e sequestrato l’elemento cardine dell’indagine, ovvero dei proiettili che, stando al consulente balistico cui si è rivolta la Procura, sarebbero identici a quelli che hanno ucciso Manuel Bacco. Ai quali si aggiungono riprese delle telecamere di sicurezza di un vicino distributore di carburante, triangolazioni delle celle telefoniche degli indagati e un passamontagna abbandonato dai rapinatori con tracce del DNA che sarebbero compatibili con quelle del Chiesi.

Oltre alla testimonianza resa agli inquirenti da un operaio quarantasettenne – già dipendente della ditta di autolavaggio gestita da Antonio e Domenico Guastalegname, individuato ed interrogato dai carabinieri nel corso d’indagine –, che ha affermato di esser stato inizialmente contattato da Antonio Guastalegname per prender parte al colpo, dal quale però si era defilato.

Gabriele Massaro

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