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Cronaca | 17 luglio 2019, 16:51

Processo omicidio Manuel Bacco: testimoni non smuovono impianto accusatorio

"I testimoni ascoltati nel corso dell'udienza di martedì 16 luglio non hanno cambiato nulla dal punto di vista processuale", così l'avvocato della moglie di Bacco, Giuseppe Vitello

La vedova con la madre e il maresciallo Repetto (foto di archivio)

La vedova con la madre e il maresciallo Repetto (foto di archivio)

Le testimonianze che avrebbero dovuto spostare l'ago della bilancia dell'impianto accusatorio del processo per l'omicidio di Manuel Bacco, non hanno mosso nulla.

Quelli che dovevano essere i testi chiave della difesa non hanno raccontato nulla di pregnante e decisivo che possa aver influito, in positivo, sulla strategia difensiva.

"I testimoni ascoltati nel corso dell'udienza di martedì 16 luglio non hanno cambiato nulla dal punto di vista processuale". Lo sostiene l'avvocato di parte civile, Giuseppe Vitello dello studio Mirate, che rappresenta la moglie della vittima, Cinzia Riccio.
Ieri, 16 luglio, davanti al giudice Federico Belli si sono alternate le testimonianze di otto persone, chiamate dalla difesa a sostegno di due imputati, Domenico Guastalegname e Fabio Fernicola, accusati di esser stati gli autisti degli autori della rapina. "Uno dei testi ascoltati, Carmelo Barba, non ha mai detto che il mio cliente Fernicola ha commesso la rapina, anzi non lo conosceva nemmeno" spiega l'avvocato Patrizia Gambino. Secondo il legale "il mio cliente non c'entra nulla con tutta questa storia". Non andava in quella tabaccheria, ma frequentava assiduamente un centro scommesse della città. Non aveva legami con nessuno degli altri presunti componenti della banda criminale che avrebbe organizzato la rapina finita in tragedia: Jacopo Chiesi, individuato dall'accusa come il presunto killer, il complice Antonio Piccolo e la mente della banda, Antonio Guastalegname, padre di Domenico.
Carmelo Barba, testimone chiamato dalla difesa di Domenico Guastalegname aveva detto di avere la prova dell'innocenza del ragazzo, perché gli sarebbe stata riferita da Antonino Purita, un amico calabrese della famiglia che era in visita ad Asti proprio in quei giorni. Il giorno e l'ora della rapina, Domenico era sì in corso Alba, ma per cercare marijuana, secondo quanto emerso.

Anche la suocera di Domenico, l'ex moglie di Luigi Sandiano, che aveva reso dichiarazioni sulla presenza di armi è stata ascoltata, ma il suo contributo non è stato determinante. Pare avesse visto una pistola però. Purita non ha detto nulla di più rispetto a quanto aveva già dichiarato al pm, Laura Deodato che ha coordinato le meticolose indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri di Asti. 

Le udienze proseguono il 16 e il 30 settembre, quando saranno ascoltati i consulenti del pm e della difesa. Tornerà in aula anche Cinzia Riccio, la vedova del tabaccaio ucciso che è parte civile nel processo. "La mia cliente è tranquilla - ha detto l'avvocato Vitello - sta seguendo tutte le udienze. Va avanti con grande forza, ora che sta assistendo al punto culminante di un percorso molto difficile per lei da affrontare. Ne vede però anche la fine serenamente" ha aggiunto.

La donna sta dimostrando carattere. In udienza sta ripercorrendo la storia più tragica della sua vita. Aveva visto morire il compagno, nella loro tabaccheria di corso Alba il 19 dicembre 2014, nel tentativo di difenderla.

M.M.

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