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Cronaca | 23 dicembre 2019, 15:58

"Manuel era la mia famiglia. Volevamo un bambino". Cinzia, la vedova di Manuel Bacco si racconta pochi giorni dopo la sentenza che ha condannato a 30 anni i responsabili della morte del marito [FOTO]

"La pm Deodato è una donna meravigliosa che sa andare al di là del suo mestiere. Grazie a lei, i Carabinieri e i miei avvocati se siamo arrivati fin qui"

Cinzia e Manuel Bacco il giorno del matrimonio

Cinzia e Manuel Bacco il giorno del matrimonio

Sorrisi spensierati, risate, vacanze, complicità, amore, un bambino.

Ingredienti di una vita serena e “normale” che forse non sappiamo valorizzare nella loro preziosità quando li viviamo e quando li perdiamo improvvisamente, magari nel modo più drammatico possibile, capiamo quanto fossero importanti.

A pochi giorni di distanza dalla sentenza che condanna in primo grado a 30 anni i cinque responsabili del tentativo di rapina e della morte di Manuel Bacco, tabaccaio ucciso il 19 dicembre 2014, abbiamo incontrato la moglie Cinzia Riccio che in questi anni non ha mai mollato, quasi sempre presente nell’aula del Tribunale di Asti, guardando negli occhi chi è stato riconosciuto colpevole di averle tolto il marito per sempre.

Sono passati 5 anni e il dolore, unito alla rabbia è ancora forte. “Le loro mogli, le loro madri possono ancora accarezzarli, abbracciarli, vederli. Io Manuel non lo vedrò mai più. Anzi, l’ho visto morire. Dopo 5 anni faccio ancora fatica a guardare la sua foto. Non sentirò più la sua voce”-

Manuel, 37 anni fu ucciso il 19 dicembre 2014 nel suo negozio di corso Alba, durante una rapina finita male, Cinzia aveva solo 32 anni e tanti progetti, tra cui un bambino:”Ci stavamo provando da qualche anno e stavamo facendo gli accertamenti. Era il nostro più grande desiderio”.

In qualche modo la rabbia di Cinzia viene un po’ stemperata da quella che ritiene una pena corretta. Le parole verso il pubblico ministero Laura Deodato sono di grande stima, quasi affetto “Mi è sempre stata vicina davvero. Per me è la donna che rappresenta la giustizia. È una donna meravigliosa che sa andare oltre la comprensione umana e della sua professione. Non saremmo arrivati a questo se non fosse stato per lei, la sua lotta e  per i Carabinieri. Voglio ringraziare anche i miei avvocati”. E mamma Adriana, sempre al suo fianco, che subito dopo la lettura della sentenza ha detto:”Ora Manuel può riposare in pace”.

Non nasconde, Cinzia, che i momenti più difficili in questi anni siano stati quelli dove guardava negli occhi gli imputati. “Ma anche sentire le cose che sono state dette e che non erano vere. Non sono un’eroina che si avventa contro chi ha un’arma. Ma Dio vede ed è più grande di tutto”.

Una grande fede che probabilmente la ha aiutata ad andare avanti. “Solo Dio non mi ha fatto buttare nel Borbore che era a un passo dalla tabaccheria, la sera stessa. Sono invecchiata di colpo, non sapevo chi ero, non ho più una vita, ma purtroppo sono viva e devo andare avanti”.

Cinzia ha anche provato per un po’ a tenere la tabaccheria aperta, ma era troppo difficile restare lì dove era stato ucciso Manuel. Non ce l’ha più fatta. E dopo un lavoro in stazione è in attesa di un nuovo lavoro.

Manuel – prosegue – era un gran lavoratore, un ottimo marito e sono certa che sarebbe stato un fantastico papà. Ero una ragazzina quando ci siamo conosciuti e siamo sempre stati insieme. Lui era la mia famiglia”.

E ora arriva anche Natale che, per chi ha subito dolori così grandi, è un amplificatore di sofferenza.

Dicembre per me è il mese più brutto dell’anno (Manuel fu ucciso a dicembre). Vorrei svegliarmi a gennaio”.

Betty Martinelli

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