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Cronaca | 17 dicembre 2019, 18:50

30 anni in primo grado per i responsabili della morte di Manuel Bacco. "Riconosciute le responsabilità"

Il tabaccaio venne ucciso nel suo negozio di corso Alba il 19 dicembre 2014. "Un lavoro esemplare dei Carabinieri". Così l'avvocato Aldo Mirate

30 anni per tutti e cinque gli imputati della morte di Manuel Bacco, il tabaccaio ucciso il 19 dicembre 2014. A cinque anni esatti la sentenza, poco fa nell'aula 1 del Tribunale di Asti. Chiesta anche una provvisionale di 300mila euro

Jacopo Chiesi, pizzaiolo di 25 anni di Castello d'Annone, Antonio Piccolo, 27 anni, Domenico Guastalegname, 25 anni, Fabio Fernicola, 40 anni e il cinquantenne Antonio Guastalegname, padre di Domenico.

Il tabaccaio di 37 anni fu ucciso il 19 dicembre 2014 nel suo negozio di corso Alba, durante una rapina finita male

La vedova, Cinzia Riccio, si era costituita parte civile.

"Hanno fatto tutti un super lavoro, ha spiegato subito dopo il processo, Adriana, la mamma di Cinzia Riccio, grazie a tutti, Manuel riposa in pace solo ora".

"Sono stati anni di duro lavoro, tutto l'impianto accusatorio ha tenuto". Sono le parole del sostituto procuratore della Repubblica di Asti Laura Deodato.
Il giudice ha riconosciuto la condanna per i reati di omicidio aggravato e tentata rapina aggravata. Decaduta l'accusa di tentato omicidio nei confronti della moglie Cinzia Riccio.

 "Sono state riconosciute tutte le responsabilità". Le indagini erano state condotte da una  squadra di Carabinieri. La Deodato ha ringraziato anche il procuratore Alberto Perduca. "La giustizia - ha aggiunto, c'è sempre".

"Grazie a Dio è finita, ha detto la vedova di Manuel, Cinzia Riccio, in lacrime. Ci speravo tanto, dopo 5 anni è un ciclo che si chiude. Grazie a chi ha fatto emergere la verità e alla mia famiglia".

"Sentenza severa ma giusta - ha detto l'avvocato di parte civile per la vedova, Aldo Mirate - si è trattato di un delitto efferato nei confronti di un uomo che esercitava il suo lavoro. Un'indagine esemplare da parte dei Carabinieri e della Procura. Per un lungo periodo si è brancolato nel buio e solo grazie all'acume dei Carabinieri e della dottoressa Deodato si è arrivati a questo risultato. Siamo ovviamente soddisfatti".

LA VICENDA E LE INDAGINI

Era il 19 dicembre 2014.

I quattro arrivarono davanti alla tabaccheria a bordo di due auto, una Panda e una 500 noleggiate. Due rimasero in auto, Domenico Guastalegname e Fabio Fernicola, che abitando in zona e frequentando la tabaccheria, avrebbe rischiato di essere riconosciuti.
Ad entrare Piccolo e Chiesi, entrambi con i volti coperti da cappucci e passamontagna.

Non si aspettavano forse che il titolare e la moglie reagissero al tentativo di rapina. Cinzia, la moglie di Manuel, alla vista dei malviventi infatti tentò una reazione, suscitando una mossa spropositata nel giovane e inesperto rapinatore, che esplose due colpi di pistola a scopo intimidatorio che fecero reagire la vittima. Manuel infatti si scagliò in difesa della moglie, cercando di bloccare i rapinatori che invece spararono ancora altri due colpi che ucccisero Manuel. Poi la fuga a bordo delle due vetture noleggiate in città e restituite la mattina dopo.
I carabinieri da subito si sono messi sulle tracce del gruppo. Merito di un importante ritrovamento fatto dalla moglie di Manuel appena dopo la rapina.

Il "famoso" passamontagna abbandonato da uno dei malviventi fuori dal negozio e sul quale i militari hanno recuperato alcune tracce di Dna. Dna che dopo molti accertamenti ha portato a Chiesi e poi ad altri due soggetti del gruppo.

Un grande lavoro incrociato tra i Carabinieri del Nucleo investigativo e Ris.

In questi anni gli inquirenti hanno analizzato il dna di 50 soggetti riuscendo a ricostruire i tasselli che hanno portato alla conclusione.

Importanti anche le analisi delle celle telefoniche e dei cellulari in uso agli arrestati, la visione dei filmati delle telecamere di sicurezza e l’ascolto di alcuni testimoni chiave. A casa di Jacopo Chiesi i militari avevano recuperato anche alcuni proiettili identici a quelli esplosi nella rapina.

Fino agli arresti del maggio 2018.

I cinque erano stati arrestati a Castello d'Annone, ad Asti e a Nicotera, nel Vibonese. Il sindaco di allora Fabrizio Brignolo, aveva proclamato il lutto cittadino, ritrovandosi poi, nella sua veste di legale, a difendere proprio Jacopo Chiesi.

M.M. e Betty Martinelli

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