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Cronaca | 15 ottobre 2019, 18:36

Chef morto dopo rapina nel 2000, dopo 19 anni inizia il processo a Vercelli per un solo imputato

Chef Piero Beggi del Ciabot del Grignolino di Calliano fu assassinato per l'incasso del Capodanno

Chef morto dopo rapina nel 2000, dopo 19 anni inizia il processo a Vercelli per un solo imputato

Uno dei vecchi casi irrisolti dell'Astigiano si riapre in una delle aule del tribunale di Vercelli, cui spetta per competenza il procedimento.

Per la morte dello chef Piero Beggi del Ciabot del Grignolino di Calliano c'è un solo imputato, incastrato da una traccia di dna trovata su una calza che potrebbe aver messo in testa per camuffare il suo volto quella notte di 19 anni fa.
Beggi era uno chef e ristoratore molto conosciuto e apprezzato. Il suo locale era sempre pieno, specialmente durante le festività. Il cenone di capodanno del 1999 gli aveva fruttato molto denaro.

Trenta milioni di vecchie lire che avrebbero potuto far gola a qualcuno e che erano stati nascosti in cantina, dove metteva il denaro prima di versarlo in banca. La notte del 2 gennaio 2000 una banda fece irruzione nell'appartamento di Beggi, che abitava sopra al ristorante. L'uomo, che all'epoca aveva 68 anni, venne aggredito in camera da letto e trascinato in cantina. Fu picchiato e lasciato a terra esanime. Il mattino seguente lo ritrovarono alcuni dei suoi collaboratori. L'elisoccorso lo portò al Cto, ma per lo chef non ci fu nulla da fare, le sue condizioni erano critiche e il trauma cranico troppo esteso. 

Partirono le indagini dei carabinieri insieme alla Scientifica della polizia. Furono condotti sopralluoghi e ascoltati testimoni e pochi giorni dopo vennero trovate tre calze di nylon in diversi luoghi vicini al locale e tre guanti spaiati, lasciati probabilmente dagli autori del colpo, forse una banda organizzata. Poi silenzio fino al 2015. Le indagini proseguivano, ma nessun riscontro. Grazie al Ris di Parma salta fuori che una traccia di saliva, trovata su una di quelle calze, appartiene sia a Gianpalo Nuara, 40 anni di Asti, ma anche a una donna. La scoperta a sedici anni di distanza è arrivata dal dna di Nuara presente in una casa di Lodi dove era avvenuto un furto. 

Oggi l'indagine è nella mani del nuovo comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Asti, il maggiore Maurizio Hoffmann. "Ad alcuni casi che sembrano silenti - spiega il comandante provinciale, tenente colonnello Pierantonio Breda - non corrisponde l'operosità che c'è realmente in campo. Molte attività hanno solo bisogno di tempo". L'imputato è a piede libero ed è difeso dall'avvocato Maurizio La Matina. Il quarantenne ha sempre collaborato riferisce il suo legale. L'accusa nei suoi confronti è di omicidio volontario con aggravanti.

Il processo a Vercelli è stato rinviato a dicembre, perché il giorno in cui doveva svolgersi la prima udienza arrivò una telefonata anonima che annunciava l'esplosione di una bomba. Era il giorno dopo l'esplosione della piccola bomba carta, vicino al tribunale di Asti, indirizzata a quattro magistrati minacciati di morte.

M.M.

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