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Attualità | 28 marzo 2020, 07:30

Viviamo in uno, cento, centomila posti bellissimi

Puntata di invito a considerare e condividere come l’unico modo di uscire dallo tsunami che ci sta colpendo e ci colpirà è quello di farlo tutti assieme

Viviamo in uno, cento, centomila posti bellissimi

Ulrich Beck, sociologo e scrittore tedesco, mancato nel 2015, era certo che le grandi catastrofi hanno il potenziale per produrre uno shock antropologico tale da rimodulare le visioni del mondo e portare a cambiamenti radicali. Mai stato più d’accordo con qualcuno.

Quel che stiamo vivendo in questi giorni credo ci stia aiutando a ragionare come un pianeta, e non più come Stati in competizione tra loro, come grande comunità e non più solo singoli.

Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino. L’ho già scritto, ma è una frase talmente bella e rappresentativa che non credo faccia male ripeterla. Alla nausea. È indubbio che ‘sto accidenti di virus ci stia insegnando che le frontiere non esistono, alla faccia dei muri reali o mentali che da molto ci accompagnano. È indubbio ci stia portando a metterci nei panni di altre parti d’Italia e del pianeta, di altre persone che, come noi, stanno toccando paure e  pericolo di vita, offrendo amore e solidarietà, empatia, che è poi quello  di cui tutti alla fine abbiamo bisogno. E ancora, tra poco, ci confermerà che il modello economico basato su denaro, produci e consuma, è un disastro. Sarà dura farlo capire a chi sta in cima alla piramide, per inciso primo stilema assolutamente da rivedere, ma così indispensabile da farci vivere la pandemia come opportunità unica e, speriamo, irripetibile.

Quindi davanti a noi c’è il rinascimento, evviva, è lì, a portata di mano. Anche se arriveranno tempi durissimi, ci sarà un dopo e questo dopo possiamo costruirlo diverso, cogliendo quest’occasione per capire, profondamente, tutto quello che il virus è venuto a insegnarci, e cambiare rotta.

L’altro ieri Mario Draghi, in un'intervista sul Financial Times, ha definito il momento come Una tragedia di proporzioni bibliche, non solo per la perdita di vite, ma anche per le conseguenze economiche. I governi devono mobilitare tutte le risorse disponibili, non importa se il costo è l'aumento del debito pubblico. Un inizio, con Draghi che parlava all''Italia ed all'Europa, conscio dell’importanza degli incontri dell’Eurogruppo per definire come supportare l’economia dell’Unione, previsti un paio di giorni dopo. Spero il suo invito arrivi presto anche in tutto il Mondo. Globale il problema, globali le soluzioni, non ragionando più, ipotizzo e spero, su una cosa che fino ad oggi è stata chiamata debito e domani magari non più.

So bene che spesso la realtà è diversa e deludente, ma questa volta dobbiamo fare in modo che non lo sia. Finita l’emergenza, e magari anche già prima, dovremo chiedere, rivendicare, combattere. Dovremo alzare la voce, parlando più lingue: tutte quelle del Mondo.

Davide Palazzetti

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