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Attualità | 21 maggio 2020, 09:12

Cittadinanzattiva di Asti scrive al sindaco Rasero:"Occorre ripensare i parametri di vita sociale"

"Pensiamo che Asti possa fare un grosso salto di qualità se saprà ben giocare le proprie carte e definire la propria identità. Si faccia un'indagine su risorse e bisogni"

Cittadinanzattiva di Asti scrive al sindaco Rasero:"Occorre ripensare i parametri di vita sociale"

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di CittadinanzattivaAsti al sindaco Maurizio Rasero

La crisi vissuta ed evidenziata dall’emergenza Coronavirus impone anche una revisione dei parametri di vita sociale, così come da più parti è stato rilevato.

Come Movimento costruito sulla base dell’articolo 118 della Costituzione  (“Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà”) non possiamo che rallegrarci di come la cittadinanza attiva venga a proporre contributi anche specifici e puntuali per definire metodi e fasi di una ripresa culturale, sociale ed economica della città.

Tutto questo ci sembra una manifestazione di competenze vivaci ma anche di affetto verso Asti ed i suoi abitanti e riteniamo che una spinta emotiva possa rafforzare l’intento della rappresentanza politica a sviluppare temi e proposte in un progetto globale per la città ed il territorio.

Un po’ come dire “siamo sulla stessa barca, studiamo insieme dove e come remare”.
Bene, dato per assunto che il paradigma partecipativo possa raccontare nel modo migliore il quadro da molti punti di vista, Cittadinanzattiva propone che la raccolta dei vari contributi provenienti dalle organizzazioni civiche, come dai partiti politici, come dai cittadini sia la base per la costruzione di un modello di città viva, salubre e decisamente caratterizzata.

Il metodo che Cittadinanzattiva ha sperimentato maggiormente nella propria attività sin dal 1978 si fonda su principi partecipativi, sulla indagine dell’esistente e sul monitoraggio. Ora, in base a queste esperienze maturate dal livello nazionale ed europeo, il gruppo locale di Cittadinanzattiva Piemonte APS vorrebbe suggerire, alla rappresentanza politica, di scegliere una metodologia di lavoro aderente alla necessità di trasformare la crisi attuale in occasione di rinascita.

Sentiamo invocata da molti l’urgenza di dotarsi di una “visione”, forse sognare una visione o più pragmaticamente individuare la visione possibile per Asti: senza dubbio una aperta e lungimirante visione di campo.
Non siamo dell’idea che un cambiamento qualsiasi sia auspicabile, bisogna vedere, appunto.
Vedere cosa? Innanzitutto vorremmo vedere e sapere cosa abbiamo a disposizione, quali materiali e quali strumenti, quindi sarà auspicabile una indagine di quello che c’è. C’è una città bella, un bel territorio, buone e vivaci competenze, sostanziali volontà e immaginazioni; c’è il bisogno di mettere in relazione tutto questo, mettere a frutto le relazioni in funzione di una migliore qualità della vita e di un carattere fortemente identitario della città e del suo territorio.

Pensiamo che Asti possa fare un grosso salto di qualità se saprà ben giocare le proprie carte e definire la propria identità, con caratteristiche inedite, non copiate, differenti nella organizzazione e nelle proposte da quanto verrà realizzato intorno a seguito dei ridimensionamenti provocati dalla pandemia ancora in corso.

Il modello cui pensiamo potrebbe essere unico, da sperimentare, ma ispirato a concetti di ecologia sociale, intesa non come fumosi sogni ma sviluppata pragmaticamente a costruire una città in cui sia desiderabile vivere. Se questo è il modello, a costo zero o quasi, su una attenta indagine delle risorse e con una precisa, duttile e continuamente verificabile organizzazione, Asti potrebbe, in tempi non lunghi, diventare la città in cui sia per tutti desiderabile vivere.
La reazione al contenimento della pandemia ha già visto Asti, i suoi cittadini ed amministratori muoversi in questo senso, nel considerare la sanità, il lavoro, il sociale, l’ambiente, la cultura e l’offerta turistica come mondi non chiusi ma necessariamente interagenti.

Auspichiamo quindi questo, che venga avviata al più presto una indagine di quali e quante siano le risorse e quali e quante siano i bisogni ed in seguito attuare quella che viene definita più precisamente e, ahimè troppo spesso solo teoricamente, una “comunità di pratica”.

Chiediamo quindi cortesemente un incontro aperto ai cittadini sul tema della ripresa, certi che la collaborazione di tutti nel rispetto reciproco dei ruoli sia cosa gradita come già in passato dimostrato.

Non proponiamo, ovviamente, qui ricette, ma un semplice ragionamento. Dovendo adeguare per legge la città a luogo in cui la buona salute delle persone, di tutte le persone, abili e disabili, giovani ed anziani, sia l’obiettivo primario, non potrebbe Asti puntare tutto sulla efficienza dei servizi e sulla accessibilità, oltreché sulla innovazione tecnologica?

Una città più garantita nella sicurezza e nella salute non metterebbe in moto anche, come conseguenza, l’economia del mercato degli affitti e delle ristrutturazioni? Una città più agevolmente vissuta e ed attraente non produrrebbe più cultura e alla fine anche più turismo?

Ci permettiamo di ricordare, infine, che la partecipazione civica è stata riconosciuta dall’ultimo accordo stato regioni come strumento per la governance e non richiede ulteriori norme ma, più semplicemente un’intelligente attuazione.       

Al direttore

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