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Attualità | 28 giugno 2020, 07:45

Fridays for Future Asti: "Non si può essere ecologisti senza essere antirazzisti"

Gli attivisti astigiani spiegano cosa si intende per razzismo climatico, per la rubrica "Back to the Future"

Ph Merfephoto

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Non si può essere ecologisti senza essere antirazzisti. Questa è stata da subito la posizione del Fridays For Future dopo le proteste degli afroamericani in seguito alla morte di George Floyd. Il movimento ecologista internazionale ha appoggiato le rivendicazioni dei manifestanti contro uno stato che ancora dopo cinquant’anni dalle battaglie e dalla morte di Martin Luther King non considera la popolazione nera allo stesso modo dei cittadini bianchi.

Ma cosa ha a che fare il razzismo con la crisi climatica? In realtà molto. La lotta del movimento del Fridays non è solo un “inquiniamo di meno”, ma è una battaglia per un radicale mutamento di sistema, per una rivoluzione sociale, economica e culturale.

Gli esperti lo chiamano razzismo climatico, vale a dire il sistema per i cui gli effetti negativi del surriscaldamento globale e della crisi climatica che tutto il pianeta sta affrontando sono sentiti in maniera più forte dalla popolazione non caucasica. In un articolo del climatologo e giornalista statunitense Erich Holthaus residente a Minneapolis, città dove si è consumato l’omicidio di George Floyd, uscito si legge: “Il nostro sistema sociale ed economico è progettato a proposito per non essere equo. È stato creato per estrarre valore dal mondo naturale a beneficio di un determinato gruppo di persone. Il cambiamento climatico è un problema di razzismo, perché il sistema che lo ha causato è razzista”.

La crisi climatica sta aggravando le disparità sociali colpendo in primis le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, i meno responsabili dell’effetto serra. Questo perché come tutte le crisi anche quella climatica colpisce più duramente la popolazione meno abbiente e che vive in condizione di povertà.

Un esempio particolarmente significativo sono le migrazioni climatiche. Come esposto da Francesca Santolini, giornalista della Stampa ed esperta di temi ambientali, il migrante climatico è colui che a causa di eventi naturali estremi come siccità e desertificazione o del peggioramento generale delle condizioni climatiche, ambientali e di vita della propria terra d’origine decide di migrare in cerca di condizioni di vita sociali e materiali migliori, ciò sta già accadendo nei paesi più poveri. Ancora oggi nei trattati internazionali non vengono riconosciuti i migranti climatici, che in questo modo non sono tutelati come rifugiati. Secondo gli studiosi nel 2050 potrebbero essere tra i 200 e i 250 milioni di persone in tutto il mondo. Le migrazioni, oggi principalmente interne, diventano causa di conflitti armati come espongono Grammenos Mastrojeni e Antonello Pasini nel libro Effetto serra effetto guerra.

Un altro esempio che mostra come la lotta per la giustizia sociale e contro ogni discriminazione etnica sia inscindibile da quella per la giustizia climatica è il caso della Cancer Valley, area situata lungo il Mississipi in cui sono situate 150 aziende di prodotti chimici altamente cancerogeni, zona a fianco di una comunità nera.

Per questo quando sabato 20 persone e associazioni hanno organizzato un presidio in piazza Statuto contro il razzismo in supporto allo sciopero dei braccianti in Italia oltre che alle rivendicazioni degli afroamericani gli attivisti e le attiviste del Fridays hanno fatto sentire forte la loro voce.

Fridays for Future Asti

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