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Cultura e tempo libero | 04 gennaio 2021, 12:21

Il grido di dolore del turismo piemontese: "Un 2020 disastroso, perdite per quasi 5 miliardi. A rischio quasi un'impresa su 4"

Il calo sul 2019 è del 70%. Secondo Confesercenti, sono 12mila le imprese che potrebbero chiudere su un totale di 46mila nel settore. Banchieri: "Danni per tutta l'economia: serve un piano di rilancio"

Il grido di dolore del turismo piemontese: "Un 2020 disastroso, perdite per quasi 5 miliardi. A rischio quasi un'impresa su 4"

Un ultimo foglietto staccato dal calendario con sollievo, ma che non basta certo a nascondere tutti i segni meno che hanno scandito i mesi precedenti. Il turismo piemontese fa i conti con un 2020 disastroso e i numeri di Confesercenti non lasciano spazio a interpretazioni.

Quasi cinque miliardi di perdite, nel corso degli ultimi 12 mesi, con l’emergenza pandemica ha fatto svanire oltre 3,5 milioni di turisti per un totale di quasi 10 milioni di pernottamenti, considerando che in Piemonte il pernottamento medio per turista è poco meno di 3 notti. In sostanza, si tratta di un calo del 70% rispetto al 2019, che ha provocato una perdita di 800 milioni solo per gli alberghi e le altre strutture ricettive. Ed è un grave colpo anche per negozi e pubblici esercizi, che quest’anno hanno visto sparire, insieme ai viaggiatori, anche 4 miliardi di euro di consumi che essi avrebbero generato. Il totale delle perdite sfiora dunque i 5 miliardi. 

Questo calo riguarda, sia pure in misura diversa, tutti i comparti del turismo: si va dal 70% per alberghi, campeggi e rifugi alpini, al 60% per bar e ristoranti, all’80% per bus turistici e noleggi con conducente, al 90% per guide turistiche, agenzie di viaggio e animatori turistici.

Quello del turismo - spiega Fulvio Griffa, presidente di Assoturismo-Confesercenti - è un sistema integrato nel quale la mancanza o la forte riduzione dei flussi si ripercuote su ciascun comparto: avere meno turisti significa meno clienti per bar e ristoranti, meno gruppi organizzati per le guide e gli animatori turistici, meno viaggi per bus e Ncc, meno prenotazioni per le agenzie di viaggio. Senza contare i mancati introiti per le attività di vendita: negozi di specialità locali e abbigliamento, tanto per limitarci a due esempi. Va poi considerata, oltre al movimento dei turisti in strutture ricettive ufficiali, anche la riduzione del flusso di vacanzieri nelle seconde case e degli ospiti presso amici/parenti o in altre strutture ‘non ufficiali’”.

In Piemonte - dicono i dati del 2019 - il comparto turistico è rappresentato da circa 46.000 imprese (circa il 10% del totale) che impiegano 153.000 addetti (11% del totale) e generano il 7,4% del Pil regionale. 

È una crisi senza precedenti per il settore - dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti -, con presenze turistiche ridotte al lumicino e prospettive ancora azzerate: difficile, infatti, che i flussi di viaggiatori - sia di piacere, sia di lavoro - riprendano prima della seconda metà del prossimo anno e gli annunci di nuove restrizioni non fanno ben sperare. Serve un piano per ripartire: i sostegni a fondo perduto devono proseguire, ma sono necessari investimenti consistenti mirati al rilancio delle imprese del turismo. Un comparto che è tra i più colpiti in assoluto dall’emergenza pandemica, ma che è vitale per la ripresa della nostra economia. Senza un robusto e immediato sostegno, in Piemonte rischiano la chiusura in tempi brevi 12.000 imprese per circa 35.000 addetti. Per le nostre imprese chiediamo l’abbattimento del costo del lavoro, contributi a fondo perduto sulla base del fatturato dell’anno precedente, credito d’imposta per gli affitti, moratoria per mutui e finanziamenti, utilizzo dei fondi europei per favorire la riconversione  delle aziende con un meccanismo analogo a quello adottato per l’industria, esenzione totale dalla Tari e gratuità dei déhors per tutto il 2021”.

Massimiliano Sciullo

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