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Attualità | 14 gennaio 2021, 13:00

Comunità Astesana da curare con il kintsugi

Gli effetti del periodo pandemico toccano tutti e la luce vaccinale torna a farci guardare avanti, pur se feriti e rotti. Dal Giappone il suggerimento per uscirne

Un bell'esempio di kintsugi

È bastato, bastato tanto per dire, un virus per far inceppare la macchina planetaria, così come quella della nostra e di tante altre comunità. Quanto normale ieri è stato messo in dubbio, rotto, e tutto e tutti ne stiamo uscendo carichi di cicatrici.

Nel parlare di cicatrici, mi viene in mente il kintsugi, tecnica e antica arte giapponese per valorizzare oggetti rotti, per donargli nuova vita attraverso le linee di frattura e trasformarli in qualcosa di ancora più pregiato ed unico.

Bello il messaggio del kintsugi: non buttare ciò che si rompe, ma recupera, che nel farlo ci guadagni; essenza della resilienza a cui, volenti o nolenti, siamo e saremo per un po’ obbligati a sottostare.

E’ quasi banale sottolineare l’importanza di trovare il modo per far fronte in maniera positiva agli eventi, per crescere anche attraverso esperienze negative, con la possibilità di valorizzarle ed esibirle, convinti che potrebbero renderci migliori. Per riuscirci bisogna però trovare forti collanti, come l’oro usato nel kintsugi. Due per tutti: Comunità e Cultura, stimando il fine, ambedue con la maiuscola. Sul primo ci sarebbe tanto da dire, ma il sunto è che tutti, a volte inconsapevolmente, ci stiamo avvicinando agli altri, ci stiamo interessando. E questo è bene. La Cultura mi piace invece considerarla come il vero, fortissimo Super Attak a nostra disposizione.

Un boccettino d’Attak che abbiamo scordato in un cassetto e qualche goccia s’è seccata nel beccuccio. Un collante pieno di nodi che la pandemia ha complicato: dal presentare la cultura come bene superfluo all’insostenibilità gestionale delle imprese culturali, ancor più se chiuse per Dpcm; dalla nuova produzione culturale digitale alla fruizione non solo in presenza. Tanto da sciogliere presto, consapevoli dell’equazione cultura uguale sviluppo.

Fondamentale poi, perché tutto il resto fili, comprendere che nel termine cultura non ricadono solo posti e cose, ma anche l’incredibile patrimonio immateriale, di relazione e confronto, espressione della capacità di dialogo delle comunità. Patrimonio a cui si è dato vita con continuità, trasmettendo il suo valore di generazione in generazione. Patrimonio che ha caratterizzato la storia popolare e identitaria dell’Astesana, cosi come di tanti altri luoghi e persone, definendone il suo fascino distintivo.

Collante di altissimo valore in tempi normali, figuriamoci oggi.

Davide Palazzetti

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