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Attualità | 01 aprile 2021, 15:45

Comunità Astesana: patrimonio culturale da conoscere e da comprare

Il nostro territorio è così ricco di testimonianze del passato da trovarne più di una in vendita. Occasioni di valorizzazione offerte alle istituzioni e non solo

Castello di Bubbio

Castello di Bubbio

Correva l'anno 1181 quando si ebbe prima notizia documentale del castello di Roatto con un Jacobus, dominus Roathe, consul astensis populi. Potente stuttura difensiva eretta sulla sommità di una, assai amena, collina dell'Astesana. Qualche secolo più avanti passa a Carlo Emanuele I di Savoia, che ne fa dono a Carlo di Simiana, maresciallo di Francia e signore di Albigny, assieme al titolo di Marchese di Roatto.

A fine ‘600, diviene proprietà di Irene di Simiana, moglie del principe Michele Imperiali di Francavilla che ne intraprende la ristrutturazione integrale. Dopo altri passaggi di mano, intorno al 1890, ne è infine proprietario il Marchese Giovanni Battista Raggi, patrizio genovese. Ora i suoi eredi lo hanno messo in vendita.

Altro oggetto di desiderio a San Damiano d’Asti: il castello di Lavezzole. Risale a prima del Mille e l’attento restauro conservativo ne ha preservato in qualche modo stile e caratteristiche architettoniche, gli affreschi e le decorazioni così come molte pavimentazioni. La struttura, comprende un grande parco e persino una chiesa. Nel tempo fu dimora dell'imperatore Enrico III, di Oberto vescovo di Asti, del duca di Savoia e re di Sardegna Vittorio Amedeo III, fino ad essere trasformato in un'elegante dimora privata. Da un po’ anche lui in vendita.

E che dire del castello di Montiglio. Bellissimo, domina con la sua mole il paese e la collina su cui sorge caratterizzandone il profilo. D’origine alto medioevale, distrutto nel XII secolo e ricostruito ad inizio ‘300, si presenta oggi con qualche aggiunta cinquecentesca, tipo il fronte bastionato, e con l’evidenza degli importanti interventi subiti nel XVIII secolo per conferirgli dignità residenziale.

Affascinante tutto, ma notevoli i grandi spazi interni, tra cui l’elegante salone a pianta ellittica detto Sala della musica, le grandi cantine voltate e il suo parco. La vera unicità del posto è però una piccola cappella, dedicata a Sant’Andrea, dove è conservato uno spettacolare ciclo di affreschi trecentesco. In vendita pure lui.

E ancora, il castello di Rinco, frazione di Montiglio, con vista strappacuore su colline e borghi circostanti, e quello di Bubbio, dal grande torrione, elegante e circondato da un giardino terrazzato con vista spettacolare sulla Langa Astigiana. In vendita anche loro, così come il castello di Dusino San Michele, di origine medievale, con rifacimenti del XIV e XV secolo, e quello, sempre medievale, di Castelletto Molina incastonato in un rigoglioso parco e circondato da imponenti muraglioni e da cinque antiche torri.

Patrimoni culturali incredibili. Patrimoni di Comunità da valorizzare per creare valore, come ben insegnano Costigliole d’Asti o Moasca. Patrimoni da rendere fruibili perché non più privati. Come? Comprandoli. Un bel passo avanti per sfruttare le valenze turistiche della quarantina di castelli presenti in provincia, di cui diversi raramente o proprio non visitabili, perché privati.

Semplicisticamente, due le strade. La prima, più che strada speranza che almeno qualcuno dei Comuni citati abbia avuto accortezza di inserire tra i progetti di sviluppo territoriale, quelli del Recovery Plan consegnati recentemente in Provincia, pensieri e inchiostro in tema.

La seconda, non obbligatoriamente alternativa, la mutuerei dalla Francia dove due castelli, quello di Ebaupinay, non lontano da Nantes, e il Chateau de la Mothe-Chandeniers, in Nuova Aquitania, sono stati recentemente acquistati collettivamente dalla popolazione. In mezzo, la consapevolezza che le cose non si risolvono mai da sole, ma solo con la volontà, meglio se dei molti.

Davide Palazzetti

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