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Al Direttore | 22 agosto 2021, 13:18

CGIL e CISL: sui green pass in azienda regna la confusione

"Si dovrebbe fare la guerra al coronavirus... non la guerra dei poveri", argomentano le segreterie territoriali di FIM/CISL e FIOM/CGIL

Immagine generica di una mensa aziendale

Le confuse disposizioni governative in merito ai comportamenti da tenere nei luoghi pubblici e privati, tra luoghi pubblici e pubblici e tra luoghi privati e privati stanno privilegiando le regole fai da te.

Infatti in questi giorni stiamo registrando in varie aziende l’attuazione di procedure forzate, senza alcun confronto con RSU e sindacato, con l’intento di dividere i lavoratori tra quelli che possono o non possono frequentare la mensa aziendale. Ciò non bastasse qualche azienda sta addirittura chiedendo ai lavoratori di effettuare al rientro dalle ferie un tampone prima di presentarsi a lavoro in azienda.

Ora sul primo punto teniamo a ribadire quanto già espresso nei giorni scorsi, “le mense sono un luogo di lavoro e sono tutelate dai contratti di lavoro, non è accettabile nessuna disparità di trattamento fra luoghi di lavoro e mensa e riteniamo sbagliato introdurre il green pass nelle mense con una logica sanzionatoria”.

Tra l’altro non si capisce, ad esempio, perché le lavoratrici e i lavoratori possano lavorare 8 ore insieme e poi dover consumare il pasto separati. Le mense aziendali non sono un ristorante. I lavoratori sono già tracciati e da un anno e mezzo le mense sono organizzate secondo i protocolli di sicurezza: mascherine obbligatorie, separatori di plexiglass e turni.

Riteniamo per questo ancora utile utilizzare i protocolli di sicurezza definiti già dal Marzo 2020 all’inizio della pandemia, con lo scopo di tutelare la salute dei lavoratori, quando sindacati e imprenditori stabilirono regole precise e ben definite per riprendere rapidamente l’attività produttiva. Una unità di intenti che riproduceva nei luoghi di lavoro il clima generale del paese, quando la sera l’Italia cantava sui balconi.

Sul secondo punto riteniamo che queste ulteriori regole fai da te, ribadendo che ad oggi non c’è alcuna disposizione da parte governativa, non solo non possono essere accettate ma sono una chiara violazione di quanto concordato nei suddetti protocolli aziendali ad oggi vigenti e del diritto individuale dei lavoratori.

Non ci piacerebbe su un tema così delicato com’è la salute dei lavoratori e dei cittadini, doversi scontrare con azioni di lotta o aprendo vertenze con datori di lavoro che pensano di sostituirsi al governo e alla costituzione. La nostra Costituzione prevede che “l’obbligo di un trattamento sanitario può essere assunto solo con una norma di legge”.

Promuoveremo una campagna di informazione sulla necessità della vaccinazione per contrastare la pandemia e chiediamo l’apertura di un confronto sulle modalità per sostenere questo obbiettivo con imprese e governo. Per combattere la pandemia abbiamo bisogno di responsabilità individuali e collettive, ora è il momento della chiarezza al fine di evitare uscite unilaterali.

Per questo motivo, chiediamo al Governo e al Parlamento di intervenire subito prima che la situazione diventi incontrollabile.

Le Segreterie territoriali FIM/CISL – FIOM/CGIL

Al direttore

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