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Attualità | 20 novembre 2023, 19:41

"Esiste un'altra strada": oggi ad Asti, conciliare famiglia e lavoro per una donna è ancora difficile [FOTO]

Presentati i dati sulle dimissioni lavorative 2022: ancora troppe le donne costrette a rinunciare ad una occupazione perché senza nessuno strumento di sostegno sociale

"Esiste un'altra strada": oggi ad Asti, conciliare famiglia e lavoro per una donna è ancora difficile [FOTO]

"Se vuoi esiste un'altra strada". In queste cinque parole dette da una donna, datrice di lavoro, ad un'altra donna, sua dipendente, è racchiuso tutto l'enorme problema culturale sulla questione femminile che il nostro paese si porta con sé.  

La storia accade ad Asti, qualche giorno fa, e la lavoratrice comunica alla propria titolare di essere rimasta incinta. "L'altra strada", quella parola sibilata e mai esplicitata è l'interruzione volontaria della gravidanza. Se vuoi continuare a lavorare, insomma, devi abortire.  

Il fatto, raccontato dalla consigliera di parità della Provincia di Asti, Loredana Tuzii, è un corollario molto indicativo dei dati 2022 - illustrati oggi in Provincia alla presenza delle parti sociali - sulle dimissioni lavorative, inviati dall’Ispettorato del Lavoro.

I numeri dimostrano, senza bisogno di particolari evidenze, che il gender gap è ancora ben saldo nella nostra provincia: tra le 223 dimissioni registrate, 75 sono di uomini e ben 148 di donne. E se la motivazione più frequente tra i maschi per l'abbandono di un ruolo lavorativo è il passaggio ad altra azienda (50 su 75) e quindi un probabile miglioramento delle proprie condizioni lavorative, lo stesso non si può dire delle donne

Nella parte femminile, infatti, ben 68 casi su 148, quasi la metà, sono dovuti all'assenza e all'incapacità di poter conciliare la vita lavorativa con gli impegni familiari, in special modo con i figli. 

Un problema che, come sottolinea la stessa consigliera "E' di povertà non solo economica, ma lavorativa. Io penso a quelle donne che - con un figlio a carico - devono elemosinare un'occupazione e stare alle volontà del datore di lavoro". 

Temi purtroppo sempre all'ordine del giorno che vedono il proprio riflesso anche nell'Astigiano e su cui si sono confrontate le parti sociali. 

"Ci sono motivazioni che sono ormai croniche - spiega Stefano Callella (Cisl)qualcosa si sta muovendo sul lato del Welfare, ma la conoscenza di questi strumenti, in percentuale, non è ancora così alta. Ci sono tantissimi enti che fanno welfare a sostegno delle donne e della maternità ma, nonostante questo, sono ancora tantissime le lavoratrici che scelgono, purtroppo per convenienza, di  andare in disoccupazione entro il primo anno di vita del  bambino e avere così altri 24 mesi di Naspi". 

Un tema anche sociale: "La pandemia ha bloccato gli inserimenti nelle case di riposo, quindi se io ho una persona anziana a casa con una pensione, preferisco tenerla con me e farla accudire dalla moglie". "Siamo legati ad un fenomeno chiamato familismo che è tipico dell'area mediterranea" rimarca la Tuzii. 

Un tema, questo, che si lega ai sostegni della natalità e su cui è critico il giudizio delle altre due organizzazioni sindacali in merito a quanto fatto dal Governo per le mamme lavoratrici.

"Ho vissuto sulla mia pelle questo problema - racconta Dino Penna (Uil) - mia moglie si stava costruendo una carriera e non potevo permettermi lavori che mi assorbissero tutta la giornata. Ho scelto di crescere e allevare i miei figli e non ho rimpianti. Per quanto riguarda le politiche a sostegno delle donne, servono strumenti che possano garantire alle lavoratrici la libertà di fare le proprie scelte e non costringerle in decisioni obbligate". 

"Servono più risorse per le riforme mediate - aggiunge Arianna Franco (Cgil) alla famiglia servono misure strutturali e anche questa volta è mancato il coraggio per cominciare a lavorare l'unico nodo centrale. Ovvero all'alternanza totale dei congedi di natalità tra padre e madre.  Mettere entrambi i genitori sullo stesso piano è l'unica forma per aiutare ad avere le stesse possibilità all'interno del nucleo familiare. Spesso, infatti, il lavoro della donna è quello a cui si può rinunciare in caso di necessità". 

 In allegato i dati completi.

Files:
 GRAFICI DIMISSIONI 2022- def (132 kB)

Alessandro Franco

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