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Sanità | 01 febbraio 2024, 18:41

L'impianto cerebrale inventato da Elon Musk fa discutere il mondo. Ma cosa ne pensa la comunità scientifica? C'è scetticismo, mancano dati [INTERVISTA]

Ne abbiamo discusso con il dottor Marco Aguggia, dirigente Neurologia e centro cefalee di Asti, terzo polo in Piemonte a utilizzare l'agopuntura per la cura delle cefalee con il Sistema Sanitario Nazionale

Il dottor Marco Aguggia nel suo studio all'ospedale Cardinal Massaia

Il dottor Marco Aguggia nel suo studio all'ospedale Cardinal Massaia

Domenica scorsa è stato un giorno in cui si è gridato alla grande scoperta scientifica o occorre una grande cautela nel diffondere notizie che possono instillare false speranze in persone con malattie invalidanti?

La nuova invenzione del miliardario Elon Musk

La notizia ha avuto una grande eco mediatica: la start-up Neuralink del milardario Elon Musk ha impiantato il suo primo impianto cerebrale in un paziente.

Il congegno si chiama Telepathy e, come ha annunciato Musk su X, “Un uomo potrebbe controllare il suo telefono solo con il pensiero”, anche se la notizia (sempre secondo Musk) vera sarebbe che “i primi utilizzatori saranno coloro che hanno perso l’uso degli arti”, o ancora “Si potenzierebbero curare i disturbi neurologici come la Sla e il Parkinson o la cecità".

Il miliardario di origini sudafricane, capo di Tesla e di Space X, ha annunciato che il paziente a cui è stato impiantato una sorta di “chip” si sta riprendendo bene" e “i primi risultati mostrano un'attività di picchi neurali promettente”.

Fantascienza o realtà?

L’azienda ha ottenuto il via libera dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per iniziare le sperimentazioni sull’uomo e l' impianto, delle dimensioni di una moneta, era già stato inserito nel cervello di un macaco, che ha usato un videogioco senza controller o tastiera.

Insomma, risultati della sperimentazione preclinica di Neuralink hanno messo in luce la capacità di questa tecnologia di “leggere l’attività elettrica del cervello e decodificarne le intenzioni del movimento”.

Cosa ne pensa la comunità scientifica?

Un’azione che inquieta se si pensa a ciò che potrebbe fare un congegno del genere se finisse in mani non scientifiche.

Ma cosa ne pensa proprio la comunità scientifica che è l’unica deputata a esprimersi in merito?

Intervista al neurologo, dott. Marco Aguggia, dirigente Divisione Neurologia e centro cefalee Cardinal Massaia

Abbiamo fatto alcune riflessioni in merito con il dottor Marco Aguggia dirigente della Divisione di Neurologia ed il Centro Cefalee dell' Ospedale Cardinal Massaia di Asti, centro di riferimento nazionale ANIRCEF.

Dottore cosa ne pensa di questo chip?

Intanto dal punto scientifico non sono state rese note le modalità di tipo scientifico. Musk ha messo in piedi una cosa privata non ancora verificata sul campo. Ha dato la notizia rivoluzionaria che però non è stata ancora testata da una società che non sia la sua. Al momento la ritengo non attendibile.

E se diventasse realtà, rimaniamo nelle ipotesi...

Possibile che la scienza arrivi a tutto questo. Ma ora si rischia di dare notizie illusorie. Queste notizie si danno magari dopo la pubblicazione su riviste scientifiche, il fatto che vengano divulgate da un’industriale di grandissimo livello è quanto meno sospetto e desta perplessità. Molte.

Ma dal punto di vista medico, pur, appunto, nelle ipotesi, cosa ne pensa?

Sarebbe una rivoluzione totale in termini pratici ma per essere tale deve essere dimostrata da un punto di vista Galileiano e cioè la ripetitibilità in tutto il mondo dei risultati da lui dichiarati e da tutte le università del mondo. Ci sono grandi perplessità, sembra un po’ una manovra commerciale.

Ma come funziona il sistema nervoso e come entrerebbe in gioco questo chip?

Come funziona il chip lo sa solo Elon Musk, i trasduttori di impulso nervoso esistono già: arti artificiali captano dei segnali chimici trasmessi dalle cellule nervose e li trasformano in segnali elettrici che consentono il movimento, ma un conto è la trasduzione di un segnale semplice, dalla chimica all’elettrico, un conto è la trasduzione, cioè trasmettere un segnale complesso: la formulazione di un concetto, un odore, una trasmissione verbale, situazioni che coinvolgono milioni di neuroni, non sono ripetibili. Ad oggi non abbiamo elementi in merito e nessuna università al mondo è riuscita a fare ciò che lui dice di avere fatto.

Quindi non è il caso di illudersi troppo(?)

Un chip traduce un segnale nervoso in un segnale motorio, meccanico, fatto da un robot ma qui si parla di cellule che vanno morendo e che vanno supportate. Questo 'funzionamento' resta un mistero e non si devono suscitare false speranze nei malati e nei loro parenti.

La situazione può diventare pericolosa nel momento in cui sembra possibile “pensare” a un qualcosa che poi si realizza

Siamo del campo delle pure ipotesi o fantascienza. Siamo riusciti a fare trasformazioni di tipo visivo ma si tratta di trasformazioni di tipo meccanico. La complessità del sistema nervoso, a oggi, non è stata eguagliata da nessuna macchina. Nessuno, neanche i robot più sofisticati progettati a livello mondiale, sono in grado di provare emozioni o esprimerle, prerogativa esclusiva del cervello umano.

Oggi si parla e si utilizza molto di intelligenza artificiale, può essere utile e si utilizza nel vostro campo?

É un qualcosa di estremamente promettente soprattutto nel campo della neuro riabilitazione con 'macchine' che consentono di tenere in allenamento le cellule nervose residue. La sostituzione di funzioni nervose su un paziente vivo come dice Elon Musk non è possibile. Sarei molto cauto, ci deve essere una verifica scientifica, non sappiamo nulla.

Qual è al momento la tecnologia più innovativa nel settore neurologico?

Esistono apparecchi che agiscono su percezione dei sensi: percezioni visive, uditive o verbali, ci sono apparecchiature anche per la sensibilità ma si tratta sempre di funzioni meccaniche: il profumo di una rosa la macchina non ce lo può ancora insegnare; la memoria, ad oggi, non può essere vicariata da apparecchiature che al limite stimolano un recupero motorio o visivo, o tattile, si sono fatti passi da gigante, anche con gli arti artificiali che consentono molte funzioni ma sono meccaniche e non psico cognitive. Attendiamo i risultati.

La tecnologia ovviamente non può e non potrà mai sostituire un essere umano...

Naturalmente. E soprattutto non può sostituire il lavoro di persone: medici infermieri, riabilitatori, tecnici, fisioterapisti che vanno valorizzati in ogni modo. Queste novità comunicate, fanno quasi paura.

Marco Aguggia

Ha fondato nel 1992 il Centro Cefalee della Clinica Neurologica Ospedale San Luigi di Orbassano. In seguito, in qualità di presidente della Società Neurologica Italiana Ricerca sulle Cefalee (2013-2015), ha messo a punto svariate metodiche per il trattamento del dolore cefalico.

Il centro per le cefalee di Asti diretto dal dottor Aguggia, terzo in Piemonte, già da un anno pratica attività di agopuntura e segue una cinquantina di persone con il Sistema Sanitario nazionale.

Betty Martinelli

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