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Cronaca | 17 maggio 2024, 13:35

Omicidio di Canelli: Piero Pesce condannato a 15 anni per l'omicidio del figlio Valerio

Al contabile è stata riconosciuta una parziale infermità e disposto il ricovero per tre anni in una struttura, a fine pena

Valerio Pesce

Valerio Pesce

Quindici anni di reclusione. Questa la condanna che la Corte d’Assise di Asti ha appena pronunciato nei confronti di Piero Pesce, contabile di Canelli, oggi 64enne, giudicato colpevole dell’uccisione del figlio Valerio, 28 anni, titolare di una tabaccheria in piazza Cristo Re ad Alba, reato commesso al culmine di un’aggressione a colpi di coltello avvenuta nell’appartamento di famiglia in viale Indipendenza a Canelli all’alba del 23 novembre 2022, mentre il giovane, ospite da alcuni giorni del padre, stava presumibilmente dormendo.

Il pronunciamento è arrivato pochi minuti fa nel corso dell’udienza conclusiva del processo di primo grado andato in scena nel palazzo di giustizia di Asti. 

La giuria popolare presieduta dalla dottoressa Elisabetta Chinaglia ha così accolto solamente in parte la richiesta di condanna a 21 anni di carcere che per l’uomo era stata avanzata dal pubblico ministero Stefano Cotti

In favore dell’imputato – da tempo recluso nella casa circondariale di Biella e che stamane era presente in aula, come anche l’anziana madre di lui e nonna del ragazzo – è stata riconosciuta la prevalenza delle attenuanti generiche. L’uomo è stato giudicato parzialmente capace di intendere e volere al momento del fatto. Nei suoi confronti è stato inoltre disposta la misura di sicurezza del ricovero per tre anni in una struttura dedicata alla fine della condanna.

Nei giorni successivi al fatto era emerso come Piero Pesce fosse da tempo alle prese con una profonda depressione. Avrebbe agito in preda alla forte preoccupazione nutrita per la situazione del giovane, che da alcuni anni gestiva quel pubblico esercizio acquistato coi risparmi di famiglia. Alla notizia del terribile fatto di sangue la tabaccheria all’angolo con via Fornace Sorba era in realtà già chiusa da alcune settimane proprio per le problematiche di alcolismo e ludopatia di cui il ragazzo, in attesa di ricovero presso una struttura dedicata, avrebbe sofferto da tempo. 

Rappresentata dall’avvocato biellese Carla Montarolo, e visto anche il contenuto delle consulenza tecnica di parte effettuata dagli specialisti Ilaria Rossetto e Stefano Zago (secondo la loro perizia l’ex contabile sarebbe stato parzialmente incapace di intendere e di volere perché affetto da "depressione maggiore grave ricorrente") la difesa aveva chiesto per l’uomo il riconoscimento dell’infermità totale e l’assoluzione. "Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza, da qui a sessanta giorni – commenta la legale –, dopodiché valuteremo se ci sarà o meno lo spazio per un appello finalizzato a una possibile ulteriore riduzione della pena. Va ricordato che il computo iniziale contemplava l'ergastolo, trattandosi di omicidio volontario aggravato dall’uccisione del figlio".

Ezio Massucco

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