Il settore calzaturiero italiano mostra segnali di progressiva stabilizzazione in un contesto macroeconomico ancora incerto. Secondo l’indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, i primi nove mesi del 2025 descrivono un comparto che, pur registrando ancora un calo dei ricavi del -4,1% su base annua, vede un’importante attenuazione della flessione. Il terzo trimestre ha chiuso con un calo tendenziale del fatturato dello -0,9%, dato sensibilmente migliore rispetto alle pesanti contrazioni della prima metà dell’anno.
Il boom dell'export piemontese
A livello regionale, il Piemonte segna un dato positivo: nei primi nove mesi del 2025 l’export in valore di calzature e componentistica è cresciuto del +13% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le prime cinque destinazioni, che coprono il 64% del totale, sono Francia (+9,9%), Germania (+1,7%), Spagna (+28,3%), Emirati Arabi Uniti (+44%) e Stati Uniti (+10,3%).
Le ombre: meno aziende e meno occupati
Accanto ai numeri positivi delle esportazioni, permangono criticità strutturali. Il numero di imprese attive (calzaturifici e produttori di parti) ha subito a fine settembre, tra industria e artigianato, un calo di 4 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di 16 addetti. Anche le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate dall’INPS per le imprese piemontesi della filiera pelle, nei primi nove mesi del 2025, sono in flessione dell’-11,8% rispetto al 2024, con 303mila ore autorizzate – un numero comunque elevato, ben al di sopra dei livelli pre-Covid del 2019.
Le parole del presidente di Assocalzaturifici
"Sul piano nazionale, il quadro generale attuale resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell'offerta, ma i dati del terzo trimestre indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo", dichiara Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici. "Nonostante l'assenza di miglioramenti significativi negli scenari geopolitici, la capacità delle nostre imprese di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, è la chiave per affrontare il 2026".
La flessione contenuta attesa nel fatturato settoriale nazionale in chiusura d’anno – stimato a 12,8 miliardi di euro, con un -3,1% sul 2024 – conferma, secondo Ceolini, la resilienza del Made in Italy.














