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Economia e lavoro | 13 gennaio 2026, 11:16

Konecta, in piazza a Torino la rabbia e la speranza dei lavoratori astigiani: "Una battaglia di giustizia" - Altissima adesione allo sciopero [FOTO E VIDEO]

Dall'alba sui pullman per difendere il posto di lavoro. Una delegazione composta da sindaci e parti sociali è stata ricevuta dagli assessori regionali Chiorino e Tronzano. Rasero: "Sostenuti da tutte le istituzioni"

Tre pullman partiti all'alba, il freddo pungente di metà gennaio e la determinazione di chi non vuole arrendersi a logiche aziendali decise lontano dal territorio. È scattata questa mattina, 13 gennaio, la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Konecta, che hanno portato la loro protesta fin sotto i palazzi della Regione, in piazza Piemonte a Torino.

Una mobilitazione che ha registrato un'adesione massiccia: secondo i dati provvisori riferiti dalle Rsu, la partecipazione allo sciopero nelle sedi piemontesi ha toccato punte del 90%. Un segnale inequivocabile di compattezza inviato all'azienda.

A preoccupare i circa 400 addetti astigiani è il piano industriale della multinazionale spagnola: un progetto che, a partire dal giugno 2026, prevede l'accentramento delle sedi di Asti e Ivrea nel capoluogo regionale. Una decisione che rischia di scardinare la stabilità di centinaia di famiglie.

Il confronto in Regione

La manifestazione, iniziata alle 10.30, ha visto un momento istituzionale significativo. Una delegazione composta dai sindaci del territorio, dalle sigle sindacali e dalle rappresentanze dei lavoratori (Rsu) è stata infatti accolta nel Grattacielo Piemonte dagli assessori regionali al Lavoro, Elena Chiorino (anche vicepresidente della Regione Piemonte), e al Bilancio, Andrea Tronzano.

Al vertice ha preso parte, in videocollegamento da Bruxelles, anche il governatore Alberto Cirio. Dalle rappresentanze sindacali, per voce di Antonella Cappellino (RSU Uilcom), filtra la disponibilità della Regione a mettere in campo risorse economiche concrete: se il problema sollevato da Konecta fosse di natura puramente finanziaria, l'Ente è pronto a sostenere i costi per la formazione. La condizione imprescindibile posta al tavolo, tuttavia, resta il mantenimento dell'operatività delle sedi di Asti e Ivrea.

In prima fila, con la fascia tricolore, c'era il sindaco di Asti e presidente della Provincia Maurizio Rasero, che ha voluto accompagnare fisicamente i dipendenti nel viaggio verso Torino: "E’ una battaglia di giustizia, trasversale ed appoggiata da tutte le istituzioni del territorio", ha commentato il primo cittadino, sottolineando l'unità di intenti tra politica e parti sociali.

"Un clima molto positivo - ha aggiunto - . Tutte le istituzioni e le persone intervenute a vario titolo erano dalla stessa parte. Tutti uniti con i lavoratori per una battaglia di giustizia. La sedi di Asti ed Ivrea non devono chiudere. Importante il coinvolgimento della Regione Piemonte che dal suo più alto livello amministrativo potrà dare un forte apporto.

Si tratta non solo di salvare posti di lavoro nello specifico ma anche di intervenire più in generale in favore di un settore in crisi attraverso formazione dei dipendenti e commesse da parte degli enti pubblici in materia di digitalizzazione".

Le voci della politica e delle associazioni

Al fianco dei dipendenti non sono mancati gli esponenti della lista civica Uniti si può, che attraverso i consiglieri comunali Vittoria Briccarello e Mauro Bosia ha voluto evidenziare come la solidarietà, seppur necessaria, non basti più. "Saremo lì per ribadire la nostra vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti e per difendere il diritto al lavoro e alla dignità occupazionale", hanno dichiarato i due esponenti. La consigliera regionale Alice Ravinale chiede a gran voce la responsabilità della Regione e delle imprese.

Tuttavia, il loro sguardo va oltre l'emergenza immediata, puntando il dito contro la fragilità economica del capoluogo: "Riteniamo necessario essere realisti: arrivare a incidere realmente sulle scelte della testa di una multinazionale sarà estremamente difficile". Secondo Briccarello e Bosia, il vero problema è che "Asti non può permettersi di continuare a vivere senza costruire e offrire piani B concreti per il futuro, soprattutto in presenza di licenziamenti o delocalizzazioni". Il ricordo corre ai casi FedEx e Maina, ferite ancora aperte nel tessuto produttivo locale: "Ogni perdita di posti di lavoro non viene riassorbita dal territorio e questo impoverisce progressivamente il tessuto sociale ed economico della città".

Non è mancato il sostegno del Partito Democratico, sceso in piazza con la capogruppo Gianna Pentenero e i consiglieri Alberto Avetta e Fabio Isnardi. Una presenza particolarmente significativa quella di Isnardi, espressione diretta del territorio astigiano, che insieme ai colleghi ha definito il piano aziendale "discriminante e insostenibile", sottolineando l'impatto devastante su aree come il Canavese e l'Astigiano, già provate da crisi industriali. I consiglieri Dem pongono l'accento sulla specificità della forza lavoro: "La stragrande maggioranza dei dipendenti dei call center sono donne con contratti part-time. Pretendere che si trasferiscano a Torino significa ignorare completamente la loro vita e i loro carichi familiari". 

Dura la presa di posizione della consigliera regionale astigiana Debora Biglia (Forza Italia), che invita a non liquidare la vertenza come una semplice riorganizzazione aziendale. "Parliamo di oltre mille famiglie piemontesi che rischiano di pagare il prezzo di scelte calate dall’alto", ha dichiarato, paventando un impoverimento occupazionale e sociale per Asti e Ivrea. Biglia giudica positivo il tavolo di confronto, definendolo un passo necessario, ma traccia una linea netta sugli obiettivi: è indispensabile "individuare soluzioni alternative alla chiusura delle sedi" ed evitare trasferimenti forzati, attivando un confronto produttivo che coinvolga azienda, sindacati ed enti locali per salvaguardare i territori.

Presente una delegazione di Fratelli d'Italia "per difendere i posti di lavoro e la delocalizzazione dell'azienda che ad Asti conta più di 400 occupati".

Anche il consigliere comunale Maurizio Toscano, presente alla manifestazione anche a nome del gruppo consiliare “I Giovani Astigiani”, ha ribadito che lo spostamento di sede “continua a destare forte preoccupazione nel nostro Gruppo consiliare”. “Vogliamo ribadire con forza – ha aggiunto - la nostra vicinanza ai lavoratori e alle loro famiglie, ponendo al centro la tutela dell’occupazione e del territorio. Una vicinanza che è al tempo stesso istituzionale e umana, molte delle persone coinvolte sono cittadini astigiani e rappresentano una parte fondamentale del tessuto sociale ed economico della nostra comunità”. “Il Gruppo consiliare – ha concluso - esprime forte preoccupazione, ma al contempo una prudente fiducia nel percorso avviato”. 

Hanno partecipato alla manifestazione anche Sarah Disabato e Antonino Iaria, rispettivamente capogruppo in Consiglio regionale del Movimento 5 Stelle e deputato dello stesso gruppo politico, secondo cui: "Definire questa operazione una semplice riorganizzazione è fuorviante. Con stipendi bassi, molti part time e carichi familiari diffusi, imporre il pendolarismo quotidiano verso Torino significa nei fatti spingere una parte dei lavoratori alle dimissioni. Un meccanismo che rischia di trasformarsi in licenziamenti mascherati, senza assunzione di responsabilità da parte dell’azienda". "Non si può scaricare il costo delle riorganizzazioni sui lavoratori e sulle comunità locali. Qui non è in gioco solo una sede, ma un pezzo di futuro occupazionale del Piemonte", hanno concluso.

Sul fronte delle risorse, si registra invece l'intervento dell'assessore regionale alle Politiche Sociali Maurizio Marrone, che ha annunciato lo sblocco di 3,7 milioni di euro di fondi Mef per la digitalizzazione dei servizi assistenziali: risorse welfare che, nell'auspicio dell'assessore, potranno "dare ossigeno" a un settore cruciale per arginare l'emergenza disoccupazione evidenziata dalla crisi Konecta.

La solidarietà della cooperazione

Anche il mondo della cooperazione ha voluto far sentire la propria voce. Mario Sacco, presidente di Confcooperative Piemonte Sud, ha espresso vicinanza alle famiglie coinvolte, molte delle quali vivono proprio negli alloggi delle cooperative. "Come Confcooperative Piemonte Sud diamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno ai lavoratori coinvolti nella vertenza Konecta e alle loro famiglie", ha scritto Sacco, evidenziando come in alcuni casi la crisi colpisca entrambi i coniugi.

Sacco ha poi lanciato una proposta concreta per il futuro: "Siamo anche disponibili a partecipare con percorsi formativi e di riqualificazione per inserimenti lavorativi nelle nostre cooperative che hanno carenze di personale, soprattutto nel settore socio-sanitario ma anche nella logistica e facchinaggio e in altri settori".

Betty Martinelli


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