Il 16 gennaio del 1749 nasceva ad Asti Vittorio Alfieri, grande drammaturgo e poeta dall’attività letteraria prolifica ed intensa, vero precursore delle inquietudini del Romanticismo, messe in luce da un carattere indubbiamente tormentato. Di nobili origini era figlio di Antonio Amedeo Alfieri e di Monica Maillard de Tournon. Fino all'età di nove anni e mezzo visse a Palazzo Alfieri. Bambino assai sensibile, solitario, insofferente alle regole e dall'umore malinconico, condizione che lo accompagnerà, con alti e bassi, per tutta la vita. Pur se di madrelingua piemontese, parlava fluentemente il francese e, dignitosamente, l’italiano del tempo, assimilabile al toscano classico.
Girando per il centro di Asti, Alfieri è una presenza costante a dar nome a piazze, corsi, teatri, bar, ristoranti, scuole guida e chi più ne ha più ne metta. Il suo clou è comunque nel palazzo della prima gioventù, uno dei più classici e interessanti esempi di Barocco del capoluogo, rimesso a nuovo nel 1736 ad opera di Benedetto Alfieri, l'architetto di famiglia. Oggi sede del Museo Alfieriano, dopo importanti lavori di ristrutturazione e la riapertura definitiva al pubblico, tra il maggio 2016 e il gennaio 2017.
Domani Asti renderà omaggio a Vittorio Alfieri, nel giorno della sua nascita, con due appuntamenti organizzati dal Comune e dalla Fondazione Centro di Studi Alfieriani, alle 11 in piazza Alfieri la cerimonia commemorativa con letture di pagine alfieriane, e alle 18, nella chiesa di San Martino, con un concerto. Chiesa di grande fascino ricordato da Alfieri nella sua "Vita", descritto come molto frequentato a mezzogiorno per gli "oziosi del bel mondo".
Tra Palazzo e Chiesa, ecco una prima bozza d’itinerario a cui aggiungerei, senza ombra di dubbio, una visita alla cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo di Asti, massima espressione dell'architettura gotica in Piemonte e tra i maggiori esempi di Gotico lombardo del nord Italia. Luogo sacro che, oltre ad ospitare una sorta di galleria di opere del grande Gandolfino, pittore rinascimentale d’alto valore ancora non sempre valorizzato a dovere, una intera cappella decorata da Gian Carlo Aliberti, noto decoratore, barocco e rococò, a tema religioso, la statua in rame dorato della Madonna Assunta, opera di un altro grande astigiano, lo scultore Giovanni Groppa, una sontuosa Resurrezione del Moncalvo e il gruppo scultoreo cinquecentesco de Il Compianto su Cristo morto, nasconde, nel senso d’essere ben poco messa in risalto, la tomba di Monica Maillard de Tournon, madre di Vittorio che, senza di lei, avremmo ben poco da celebrare. Tre luoghi importanti che sono sempre a disposizione di visitatori e turisti, andando oltre all’atto d’omaggio contingente. Pronti ad affascinare con varietà ed abbondanza.














