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Attualità | 23 gennaio 2026, 19:09

Asti e il modello Bologna: la proposta di introdurre la "Città 30" nel centro storico

I consiglieri Briccarello e Bosia presentano un Ordine del Giorno citando i dati positivi dell'esperienza emiliana

Un tratto di zona 30 a Bologna (immagine tratta dal sito del Comune emiliano)

Un tratto di zona 30 a Bologna (immagine tratta dal sito del Comune emiliano)

Il tema della sicurezza stradale e della vivibilità del centro urbano torna prepotentemente al centro del dibattito politico astigiano. A sollevare la questione è un nuovo Ordine del Giorno presentato dal gruppo consigliare di minoranza "Uniti si può", a firma di Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, che invita l'amministrazione a valutare l'adozione del modello "Città 30". La proposta nasce dalla constatazione che il centro storico rappresenta non solo lo spazio principale di relazione e commercio, ma anche l'area a maggiore densità di attraversamento pedonale.

Criticità dell'attuale gestione del traffico 

Il documento prende le mosse dalla cronaca recente, che ha riportato diversi incidenti stradali avvenuti proprio nel cuore della città. Secondo i proponenti, tali episodi non si sono verificati in arterie periferiche, bensì in luoghi che dovrebbero essere garantiti come i più sicuri e accessibili per i cittadini. L'analisi politica si concentra sull'inefficacia delle misure finora adottate: le politiche basate prevalentemente su Zone a Traffico Limitato (ZTL), divieti e limitazioni orarie avrebbero prodotto congestione nelle vie di accesso, con effetti limitati sulla reale riduzione del rischio. Il risultato, secondo il testo dell'OdG, è che "il traffico viene frequentemente spostato all'interno dello stesso centro urbano o sulle sue immediate adiacenze, senza una reale diminuzione dei flussi".

L'esempio virtuoso di Bologna 

A sostegno della tesi che vede nella riduzione della velocità una soluzione migliore rispetto alla semplice chiusura delle strade, viene citato il caso di Bologna. I dati riportati nel documento sono significativi: nel primo anno di applicazione del limite dei 30 km/h, il capoluogo emiliano ha registrato zero pedoni uccisi, un risultato unico tra le città metropolitane italiane che non si verificava dal 1991. Nello stesso periodo, Bologna ha osservato una riduzione delle collisioni, un minor numero di feriti e un calo complessivo del 49% dei decessi rispetto all'anno precedente. I benefici di una "città rallentata" si estenderebbero anche alla qualità della vita, con meno rumore, meno stress e maggiore sicurezza per ciclisti e pedoni.

Le richieste all'Amministrazione 

Secondo Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, gli incidenti nel centro di Asti dimostrano che "la sola presenza di ZTL o di divieti non sia sufficiente a garantire sicurezza". L'obiettivo dichiarato non è bloccare il centro, ma renderlo più sicuro; talvolta, si legge nel documento, "per migliorare il centro di una città, basta rallentare e riflettere".

L'Ordine del Giorno impegna quindi il Sindaco e la Giunta su tre fronti principali:

  1. valutare l'adozione del modello "Città 30" prioritariamente nel centro città e nelle aree a maggiore presenza pedonale;
  2. analizzare sistematicamente i dati sugli incidenti degli ultimi anni, mettendoli in relazione con le attuali politiche di traffico;
  3. promuovere un confronto pubblico sul futuro della mobilità, coinvolgendo residenti, commercianti e associazioni.

Redazione


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