Un inizio d'anno amaro per il comparto produttivo della nostra regione. L'ultima indagine congiunturale realizzata dall'ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte fotografa una situazione di sofferenza diffusa, con indicatori che virano verso il basso in modo preoccupante.
Per le piccole e medie imprese del territorio, tra cui le eccellenze dell'Astigiano radicate nei settori della manifattura e dei servizi, i segnali di ripresa restano un miraggio lontano, schiacciati da un aumento dei costi gestionali e da una burocrazia sempre più soffocante.
I numeri emersi dal campione di 2.250 imprese sono impietosi.
La previsione di acquisizione di nuovi ordini ha subito un tracollo, passando dal -11,27% al -22,72%, mentre il settore delle esportazioni peggiora ulteriormente toccando punte del -50,12%.
Questa contrazione produttiva si riflette inevitabilmente sull'occupazione: il dato relativo all'andamento del personale scende a -8,74%, con una nota particolarmente dolente per quanto riguarda i giovani.
L'ipotesi di assunzione di nuovi apprendisti registra infatti un calo significativo, scivolando al -24,12%.
Il peso insostenibile del caro energia
A rendere il quadro ancora più critico è la voce relativa ai costi energetici. Secondo il presidente Giorgio Felici, l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con l'Europa pesa sul Piemonte per ben 386 milioni di euro.
“Siamo di fronte a problemi mai risolti, come il peso del fisco e le carenze infrastrutturali, a cui si sommano le storture di certe ideologie green dell'Unione Europea che presentano un conto salatissimo”, ha dichiarato il numero uno degli artigiani piemontesi.
In questo scenario, aumentano anche i ritardi negli incassi, che passano dal 35,22% al 38,45%, drenando la poca liquidità rimasta nelle casse aziendali.
Soffrono manifattura e trasporti
Particolarmente colpiti sono i comparti della moda, dell'automotive e dei trasporti, settori cardine anche per l'economia della provincia di Asti.
Nel trasporto merci, per la prima volta, il costo del personale (35%) ha superato quello del gasolio (30%), creando un disequilibrio economico che mette a rischio la sopravvivenza delle micro-imprese.
“Non manca il lavoro, ma manca la marginalità per stare sul mercato”, conclude Felici, lanciando un appello affinché il governo smetta di accanirsi su soggetti già tracciati e inizi a sostenere concretamente chi rappresenta l'essenza stessa della società produttiva.














