Il bike sharing ad Asti è diventato, nel giro di poche sedute, più un test di coerenza politica che un servizio di mobilità. Da un lato l’assessore all’Ambiente Luigi Giacomini ha risposto all’interpellanza delle opposizioni assicurando che le biciclette a noleggio “funzionano” e vengono utilizzate. Dall’altro, quasi in contemporanea, il consigliere di maggioranza Roberto Venturini ha dipinto un quadro opposto, parlando sui social di “un quasi nullo utilizzo da parte dei cittadini”.
Il cortocircuito arriva mentre il servizio è comunque destinato a spegnersi: la chiusura definitiva è prevista il 28 febbraio, a due anni dall’avvio, dopo l’esaurimento dei contributi regionali che avevano finanziato il progetto per il biennio 2024-2025.
La frattura tra le parole
In un commento pubblicato online, Venturini si dice d’accordo con una utente sul fatto che quelle biciclette siano usate poco: “Concordo con lei per un quasi nullo utilizzo da parte dei cittadini di quelle bici e delle biciclette in generale per spostarsi nell’area urbana”. E aggiunge un elemento culturale, sostenendo che ad Asti manchi “da sempre” un’abitudine diffusa alla bici, e che questo “arroccamento” nel non cambiare lo rattristi profondamente.

È proprio questa versione a rendere più fragorosa la distanza dalla linea illustrata in aula dall’assessore. Per i firmatari dell’interpellanza, Uniti si può, Ambiente Asti ed Europa Verde, il caso non è solo tecnico: è politico, e somiglia a una maggioranza che parla con due voci.
“Un tandem che non parte”
Le opposizioni scelgono una metafora semplice e tagliente: “Un tandem funziona solo se chi ci sale sopra pedala nella stessa direzione”. Nel loro racconto, Giacomini “spinge sui pedali” difendendo l’utilità del servizio, mentre Venturini “tira il freno a mano” liquidandolo come poco usato, con un esito inevitabile: “A rimanere a piedi, come sempre, sono i cittadini”.
La discussione si inserisce in una vicenda già segnata dalla scadenza dei finanziamenti. Il progetto, ricordano i dati legati alla chiusura, era stato sostenuto da circa 320 mila euro di contributi regionali; in due anni avrebbe registrato circa 4.500 utenti e oltre 40.000 chilometri percorsi, con una flotta di 80 biciclette elettriche e varie stazioni in città.
Giacomini: “Non è colpa nostra, sto contattando altre società”
Alla polemica politica, l’assessore aggiunge ora una risposta più operativa. In una dichiarazione rilasciataci telefonicamente, Giacomini ringrazia Asp per aver potuto contare su un contributo ministeriale pluriennale e chiarisce che, con la fine dei fondi, l’attuale gestore non intende proseguire il servizio “con le proprie gambe”. “È ovvio che tutte le cose iniziano e finiscono… finito il contributo, loro non se la sentono di continuare. Però io sto già contattando diverse altre società che fanno questa tipologia”, afferma.
L’assessore sostiene inoltre che il Comune avrebbe già fatto la propria parte mettendo a disposizione spazi e suolo pubblico, e che l’obiettivo è riattivare il servizio il prima possibile, magari integrandolo con Asp e con il trasporto pubblico: “Stiamo lavorandoci sopra per cercare magari di abbinare un servizio con Asp, magari con i mezzi pubblici… c’è tutta la mia buona volontà per rimettere in piedi un servizio che hanno tutte le grandi città e vorremmo che anche Asti ce l’abbia”.
Sul fronte delle critiche, Giacomini respinge anche le richieste di dimissioni: “Ma come devo dimettermi? Non è colpa nostra”. E insiste sul valore del bike sharing, citando le tecnologie di controllo e geolocalizzazione: “Con quella tipologia di biciclette controllate via satellite… è un servizio utile, quindi cercheremo in tutte le maniere di reperire queste società”.






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