La segreteria regionale della Cgil Piemonte accoglie un nuovo volto, forte di una lunghissima esperienza sindacale. Luca Quagliotti, che per otto anni ha guidato con determinazione la Camera del lavoro di Asti, è stato eletto all'interno dell'esecutivo piemontese con un netto 77% delle preferenze. Prende il posto di Enrica Valfrè, giunta al traguardo della pensione, e nel suo nuovo incarico regionale assumerà una delega cruciale per l'attualità: quella alla sanità e alle politiche sociali.
L'elezione arriva in un momento umanamente delicato per Quagliotti, colpito pochi giorni fa dalla scomparsa del padre Giancarlo, morto all'ospedale di Asti a 84 anni. Figura storica della sinistra torinese e piemontese, Giancarlo Quagliotti fu capogruppo del Pci in Sala Rossa e poi vicepresidente regionale del Pd, attraversando mezzo secolo di vita politica piemontese con la stessa tempra che il figlio porta oggi ai vertici regionali del sindacato.
Nel commentare la nuova fase astigiana, dove la guida della Camera del Lavoro è appena stata assunta da Beppe Morabito, Quagliotti scherza ma ribadisce il suo legame indissolubile con il territorio: “Il segretario ora è Beppe Morabito e ha una segreteria di cui fanno parte Arianna Franco e Patrizia Bortolin, quindi mi sembra che siano adeguatamente preparati e che non abbiano bisogno del contributo di un 'vecchio'. Ma di certo il mio rapporto e soprattutto il lavoro con Asti non verrà meno”.
Le priorità: personale, salute mentale e dipendenze
Il neo segretario regionale ha tracciato fin da subito le linee guida del suo mandato, partendo da un'analisi severa del sistema socio-sanitario piemontese. “Abbiamo bisogno di più risorse e di più professionalità, nel senso di personale adeguato, e di un sistema integrato, perché se vogliamo aiutare la sanità dobbiamo innanzitutto pensare che la cura inizia anche all’interno del welfare” ha spiegato Quagliotti.
L'attenzione si sposta poi su quei settori che l'ex segretario astigiano definisce le "cenerentole" del sistema, ma che registrano un allarme sociale ogni giorno più grave. “Occorre potenziare molti servizi che vedono sempre più cittadine e cittadini, soprattutto giovani, avere a che fare con problemi legati alla psichiatria, quali bulimia o anoressia, che si sono peraltro acuiti dopo il Covid. Vi è una depressione diffusa”. A questo si aggiunge la piaga delle dipendenze, che “non sono soltanto legate alla droga, ma sono legate all’etilismo e al gioco d’azzardo”.
Pronto soccorso, liste d'attesa e il nodo Rsa
L'agenda regionale di Quagliotti tocca le grandi emergenze quotidiane denunciate dai cittadini: dal tema delle liste d'attesa alla sicurezza nei pronto soccorso e negli uffici, un problema che avverte “non si può affrontare solo militarmente”.
Durissima la riflessione sull'assistenza agli anziani e ai non autosufficienti. “Sulla parte assistenziale, il tema più grosso riguarda l’assistenza domiciliare e le Rsa. Anche qui mi sembra che il Covid abbia insegnato poco o nulla: non vedo investimenti fatti nelle Rsa per prevenire rischi collegati a future epidemie e questo, ovviamente, in corpi già deboli rischia di determinare di nuovo una catastrofe umana, come successo a Bergamo e in molte città italiane nel 2020. Dobbiamo lavorare sulla prevenzione e sull’innovazione”.
Una mobilitazione di tutta la società
Per affrontare queste sfide, il sindacalista invoca un'alleanza larga e popolare. “Penso che sia un problema che non può riguardare solo gli operatori sanitari e sociali, ma è un problema che deve riguardare tutta la società: lavoratori, lavoratrici, pensionate e pensionati. Tutti hanno bisogno di questi servizi alla fine, quindi occorre una grande mobilitazione e una grande informazione”.
Quagliotti si appresta dunque a iniziare il suo lavoro al fianco del segretario generale regionale Giorgio Airaudo: “Penso che partirò da queste necessità nel mio mandato, considerando ovviamente che farò parte di una squadra, così com’era ad Asti, in cui i percorsi si decideranno insieme, e basandomi sul molto che è già stato fatto da chi mi ha preceduto per cercare di migliorare le condizioni di salute della popolazione piemontese”.














