Si chiude definitivamente, e con un pieno proscioglimento, una vicenda giudiziaria iniziata nel 2017 e che per anni ha visto sul banco degli imputati due noti e stimati professionisti astigiani. Oggi la Corte di Appello ha respinto il ricorso presentato dalla parte civile, l'associazione "Con Te Cure Palliative Onlus", confermando l'assoluzione con formula piena già emessa in primo grado nell'ottobre 2024 nei confronti dell'oncologo Giuseppe Parello e dello psicologo Fabrizio Pace.
A dimostrazione della fragilità dell'impianto accusatorio, la Procura astigiana non aveva impugnato la sentenza di primo grado e, durante l'udienza odierna, lo stesso Procuratore Generale della Corte d'Appello ha chiesto senza esitazione che il ricorso dell'associazione venisse respinto.
Le accuse respinte: dai fondi dell'associazione alla sacca di sangue
Il lungo processo nasceva da una complessa e articolata denuncia che aveva origine, in parte, da un rapporto conflittuale tra l'oncologo (a lungo presidente dell'associazione) e un sottufficiale della Finanza.
A Parello veniva contestata una presunta cattiva gestione delle risorse economiche dell'onlus, in particolare per aver affidato incarichi di assistenza psicologica al dottor Pace. A quest'ultimo si imputava di non avere i titoli per quel lavoro e di non aver rendicontato adeguatamente la propria attività all'Asl per ottenere vantaggi economici. Accuse smontate punto per punto già dal giudice Sparacino in primo grado: Pace prestava la sua opera con un incarico forfettario senza procurare alcun danno all'azienda sanitaria, donando anzi «tempo e professionalità ai pazienti».
Il processo aveva fatto scalpore anche per un episodio giudicato grottesco: quello della "sacca di sangue". I due imputati erano accusati di truffa ai danni dell'Asl per essersi fatti consegnare dall'ospedale una sacca di sangue scaduta (e quindi destinata al macero) da utilizzare per una lezione di criminologia sulle tracce ematiche al polo universitario. La lezione si tenne poi con un altro liquido colorato e la sacca venne dimenticata nel bagagliaio dell'auto in dotazione all'associazione. Anche in questo caso: nessun reato.
Il commento della difesa: "Accuse inverosimili, chiederemo i danni"
La conferma dell'assoluzione chiude un cerchio doloroso per i due professionisti. L'avvocato Alberto Avidano, storico difensore di Pace, ha commentato così il verdetto: "Sono particolarmente soddisfatto di questa sentenza che conferma l'assoluzione già dichiarata in primo grado. Purtroppo il mio assistito ha dovuto subire un lungo processo per difendersi da accuse che è poco definire inverosimili".
Il legale annuncia ora possibili contromosse legali a tutela dell'immagine del suo assistito: "Lo conferma il fatto che la Procura astigiana non aveva impugnato e, oggi, il Procuratore Generale della Corte d'Appello ha chiesto senza esitazione che l'appello presentato dall'associazione venisse respinto, con conferma della assoluzione degli imputati. Attiveremo tutte le iniziative che la legge consente affinché questo grave danno venga risarcito".
Sottolinea con forza l'avvocato Alberto Bazzano del Foro di Torino, difensore di Giuseppe Parello: “Sentenza giusta quella della Corte d’appello di Torino che ribadisce l’insussistenza della accuse mosse al mio assistito, peraltro già riconosciuta dal Tribunale di Asti nel giudizio di primo grado. Ciò conferma la correttezza dell’operato del mio assistito che ha sempre operato unicamente per il bene dei suoi pazienti e mai per un tornaconto personale”














