L’impennata del prezzo del gasolio torna a mettere sotto pressione il comparto del trasporto passeggeri su gomma.
A lanciare l’allarme sono ANAV, ASSTRA e AGENS, che in una presa di posizione congiunta chiedono al Governo misure urgenti e immediate per sostenere un settore giudicato sempre più esposto a una crisi dai contorni pesanti e duraturi.
Secondo le tre associazioni, il secondo decreto Carburanti varato dall’esecutivo non contiene alcuna misura concreta a favore dell’autotrasporto passeggeri, nonostante un quadro economico che viene definito ormai insostenibile.
Il rincaro del combustibile, spiegano, rischia infatti di compromettere la tenuta dei servizi e l’equilibrio dei conti delle aziende.
Costi in crescita e conti sotto pressione
Nel dettaglio, le organizzazioni di categoria evidenziano come le quotazioni del gasolio abbiano registrato un ulteriore rialzo, arrivando a segnare un aumento del 21 per cento rispetto all’inizio del conflitto in Medio Oriente. Un incremento che, tradotto sui bilanci delle imprese, significa oltre 40 milioni di euro di maggiori costi ogni mese e quasi 500 milioni di euro su base annua.
Numeri che, secondo le associazioni, impongono misure straordinarie. Il settore del trasporto collettivo, ricordano, garantisce ogni anno la mobilità di quasi 7 miliardi di cittadini e deve già fare i conti con una struttura di costi particolarmente delicata, nella quale il gasolio rappresenta la seconda voce di spesa dopo il personale, con un’incidenza che si aggira intorno al 20 per cento dei bilanci aziendali.
Da qui la richiesta di un intervento rapido, capace di evitare che il protrarsi della crisi internazionale e il rischio di ulteriori scossoni sui mercati petroliferi si traducano in una difficoltà ancora più grave per le imprese e, di riflesso, per gli utenti.
La richiesta al Governo
Le associazioni sottolineano inoltre come il taglio temporaneo delle accise, prorogato fino al 1° maggio, non produca effetti reali per le aziende del comparto. Le imprese del trasporto passeggeri, infatti, utilizzano gasolio commerciale già soggetto ad accisa ridotta e, di conseguenza, non beneficiano concretamente della misura.
Per questo ANAV, ASSTRA e AGENS chiedono correttivi specifici e calibrati sulla realtà del settore. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato garantire la continuità dei servizi offerti ai cittadini, dall’altro preservare l’equilibrio economico dei contratti di servizio pubblico e dei bilanci aziendali.
Nel loro intervento, le associazioni spiegano che "la crisi non è destinata a rientrare nel breve termine", e per questa ragione sollecitano l’estensione anche al trasporto pubblico locale soggetto a obblighi di servizio pubblico, al trasporto commerciale di linea e al noleggio, delle misure di ristoro già previste per il comparto dell’autotrasporto merci.
Un nodo che riguarda anche le famiglie
Il tema, però, non riguarda soltanto le imprese. Nel ragionamento proposto dalle associazioni, il trasporto collettivo assume in questa fase un valore ancora più strategico, perché rappresenta uno degli strumenti principali per contenere l’impatto del caro carburanti sulle famiglie e per garantire una mobilità accessibile.
Se il settore dovesse essere lasciato senza sostegni adeguati, il rischio sarebbe quello di vedere incrinarsi un servizio essenziale, proprio mentre la crescita dei costi energetici rende autobus e linee pubbliche ancora più centrali nella vita quotidiana di milioni di persone. Ed è su questo crinale, tra sostenibilità economica delle aziende e tutela del diritto alla mobilità, che si gioca ora la richiesta pressante rivolta al Governo.











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