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Sport | 09 aprile 2026, 18:00

Una vita per questi colori. Giancarlo Malabaila: dalla maglia al racconto, una storia che continua

Un viaggio tra memoria, identità e passione inaugura il ciclo di interviste dedicato ai protagonisti della Pro Villafranca

Giancarlo Malabaila

Giancarlo Malabaila

Prende il via un nuovo ciclo di interviste dedicato ai volti e alle storie che hanno costruito, stagione dopo stagione, l’anima della Pro Villafranca. A inaugurarlo è una testimonianza intensa, fatta di ricordi personali, legami familiari e amore autentico per una maglia che va oltre il calcio: quello di Giancarlo Malabaila.  Un racconto che attraversa decenni di storia e restituisce il senso più profondo di appartenenza a una comunità

Ti ricordi il momento in cui hai indossato per la prima volta questa maglia?

Beh, certo: indimenticabile! Anche se i momenti, in realtà, furono due. Il primo quando indossai quella azzurra all’esordio in Terza Categoria, che disputammo dopo oltre 10 anni senza calcio ufficiale a Villafranca. E poi quando fu la volta delle divise che avrebbero dovuto essere grigiorossoblù, come quelle della prima storica formazione; ma la ditta AREC di Cafasse ci disse che il grigio non era disponibile, e allora optammo per un completo che ricordava quello della nazionale inglese degli anni ’80. Quella mi è rimasta attaccata come una seconda pelle!

Se dovessi spiegare a qualcuno esterno cos’è questa società, cosa diresti? 

La Pro Villafranca, per me, rappresenta le mie radici e la mia gioventù. Mio papà era il capitano della squadra che fu allestita nel primo dopoguerra e che vinse il primo campionato nel 1949/50. Era molto apprezzato dai tifosi dell’epoca, che ne ricordavano le gesta ancora molti anni dopo. Oggi lo rivedo in Lorenzo Venturello, anche se papà non aveva i suoi trascorsi a livello giovanile. Ma, come “Lozzi”, era un leader silenzioso, un trascinatore. E per me, che ero un calciatore modesto, la Pro mi permise di giocare in un ambiente di veri amici, che ancora oggi ricordiamo con affetto infinito.

Ora fai il giornalista e in passato hai indossato questa maglia: quando scrivi prevale il cuore oppure la testa?

Non usare il termine “giornalista”, un ruolo che per me ha rappresentato semplicemente un sogno nel cassetto. Sicuramente prevale il cuore: quel cuore “Villans” che vorrei condividere con tutti coloro che hanno indossato la nostra mitica maglia, in particolare con chi ha scritto pagine di storia importanti. Saremo 6/700 almeno (prima o poi vi darò il numero esatto) e mi piacerebbe vivere insieme questo sogno chiamato “Eccellenza”. Siamo in questa categoria, il massimo traguardo per Villafranca, e sarebbe bello avere un Villa Park sempre più vivo, con il calore dei tifosi a fare la differenza.

Chiudi gli occhi e pensa ad un momento indimenticabile per te.

Quasi 50 anni di storia non si possono riassumere in un momento. Diciamo… da giocatore la prima partita in casa, nel 1980, sul campo che oggi è in sintetico, contro la Nicese; e l’amichevole con il Villafranca del 1982, quando fu inaugurato il Villa Park. E poi lo spareggio col Pecetto, deciso dal gol di Vittorio Menzato, l’eroe di Villastellone, che ci portò per la prima volta in Seconda categoria. Da tifoso, sicuramente la finale con la Cheraschese, che ci valse la promozione in Eccellenza e quel grido “Serie D serie D” che si levò sulle gradinate dello stadio “Censin Bosia", nel corso del derby vinto 5-0 con una prestazione magistrale dei nostri “Villans”. Ed infine, quest’anno, le due partite al Moccagatta: Davide contro Golia, con onore!

Se dovessi descrivere la Pro Villafranca con tre parole, quali termini useresti?

Radici. Passione. Orgoglio. Un'emozione unica.

E se dovessi indicare un nome su tutti?

Non c’è dubbio: Josi Venturini. Lo tenemmo a battesimo quando esordì in prima squadra a 16 anni. Fu un giocatore importante per quei tempi e maturò altre esperienze in squadre di livello superiore. Poi, 25 anni fa, prese la squadra in Seconda Categoria e la portò, passo dopo passo, ai livelli attuali, confrontandosi con realtà illustri del calcio piemontese.

Un sogno diventato realtà per un piccolo comune di neanche 3.000 abitanti. Unico e irripetibile! Meritatissimi gli auguri per i suoi 25 anni da presidente e per gli 80 della società!



 

Umberto Lai

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