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Economia e lavoro | 11 aprile 2026, 07:30

Imprese piemontesi sull’orlo del baratro, le bollette corrono più della diplomazia

Il terziario vede rincari fino al 43% per il metano, mentre il caro gasolio soffoca la logistica che muove l'88% delle merci nazionali

Imprese piemontesi sull’orlo del baratro, le bollette corrono più della diplomazia

La diplomazia internazionale ha segnato un punto a favore con la tregua di due settimane siglata nella notte italiana tra il 7 e l'8 aprile, ma per il sistema produttivo del Piemonte la tempesta non è affatto passata. Nonostante il cessate il fuoco appaia al momento reggere, seppur in un equilibrio estremamente precario, l'onda d'urto della guerra in Medio Oriente continua a propagarsi sui mercati energetici internazionali, trasferendosi con violenza sull'economia reale del territorio.

Le principali Associazioni Imprenditoriali del Piemonte, in un fronte compatto che riunisce AGCI, Ance, Casartigiani, CNA, Confapi, Confartigianato Imprese, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria e Legacoop, hanno lanciato un monito severo. Senza interventi strutturali e immediati da parte dell'Europa, che vadano a dare respiro alle misure già messe in campo dal Governo, lo scenario futuro appare segnato. "Senza interventi inevitabile la riduzione della produzione, dei servizi, dei consumi e forte rischio per l’occupazione", denunciano le sigle datoriali in una nota congiunta che evidenzia il pericolo di una deriva verso l'austerity o, peggio, una recessione profonda causata dall'instabilità internazionale.

I numeri analizzati dalle associazioni fotografano una situazione critica per il settore terziario. Le bollette elettriche delle imprese potrebbero subire impennate comprese tra l’8,5% e il 13,9%, con un aggravio medio di circa 2.853 euro rispetto ai costi del primo bimestre del 2026. Ancora più drammatico il quadro relativo al gas naturale, dove i rincari stimati oscillano tra il 30% e il 43,5%. Per una singola attività, questo si traduce in un aumento della bolletta di oltre 3.400 euro, passando da una media di 7.833 euro a oltre 11.200 euro.

Tale escalation dei costi non risparmia le famiglie, innescando una contrazione dei consumi che preoccupa specialmente il comparto turistico in vista della stagione estiva. A questo scenario già complesso si aggiunge l'impennata dei carburanti alla pompa. Si tratta di un fattore che le aziende non riescono più ad assorbire nei propri margini operativi e che colpisce l'intera catena del valore, considerando che in Italia l'88% delle merci viaggia su gomma.

Per rispondere a questa emergenza, le associazioni dell’industria, del commercio, dell’artigianato e della cooperazione chiedono un confronto diretto e urgente con le istituzioni territoriali. L'obiettivo è mettere in campo politiche che pongano imprese e lavoratori al centro del dibattito. La strategia proposta punta su due pilastri: accelerare i processi di aggregazione della domanda, permettendo anche alle micro e piccole attività di accedere a contratti energetici di lungo periodo da fonti rinnovabili, e semplificare drasticamente gli investimenti in efficienza energetica

Redazione

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