"Novantatré posti di lavoro in meno sono una sconfitta, ma la battaglia non è conclusa". A dirlo sono i consiglieri comunali Vittoria Briccarello e Mauro Bosia (Uniti si Può), che intervengono sulla vicenda che ha coinvolto il sito Konecta di Asti. Alla luce delle recenti evoluzioni, con l'uscita di circa 93 lavoratrici e lavoratori e il venir meno dell'interesse dell'azienda verso un possibile accorpamento, i due esponenti sottolineano "la necessità di un intervento deciso da parte dell'Amministrazione comunale".
"Asti esce da questa vicenda con un bilancio pesante – scrivono Briccarello e Bosia – oltre novanta posti di lavoro in meno rappresentano un duro colpo per l'economia locale e per la stabilità sociale". Per questo motivo, è fondamentale che il Comune si attivi con urgenza "per fidelizzare l'azienda al territorio, scongiurando il rischio di ritrovarsi, nel giro di pochi mesi, in una situazione analoga o addirittura più critica".
Il futuro dei call center tra intelligenza artificiale e norme insufficienti
Secondo i due consiglieri, tale obiettivo può essere perseguito solo attraverso "un'analisi onesta e lungimirante del futuro del settore dei call center, oggi profondamente trasformato dall'avvento dell'intelligenza artificiale e da un quadro normativo ancora insufficiente a governarne gli effetti". È indispensabile comprendere come queste trasformazioni impatteranno sull'occupazione e sulle competenze richieste, per costruire risposte adeguate.
In questo contesto, il Comune deve assumere "un ruolo di promotore attivo nei confronti dei dipendenti, sostenendo percorsi di professionalizzazione finalizzati alla riconversione interna degli operatori". Un'opportunità concreta è rappresentata dall'utilizzo dei fondi interprofessionali già versati da Konecta, che devono essere indirizzati in modo mirato e con una chiara ricaduta territoriale, al fine di aumentare il livello di occupabilità dei lavoratori.
Dialogo con Astiss e Politecnico per la formazione
Fondamentale sarà inoltre avviare un dialogo strutturato con le realtà formative del territorio, a partire da Astiss e dagli enti di eccellenza come il Politecnico di Torino, per progettare percorsi formativi specifici. In particolare, si rende necessario sviluppare corsi dedicati agli operatori di call center orientati alla gestione documentale, alla digitalizzazione e all'integrazione con strumenti di intelligenza artificiale.
Le tre azioni urgenti per i 93 lavoratori usciti
Per quanto riguarda le oltre 90 persone già uscite, alcune delle quali risultano ancora in una fase di stallo professionale, Briccarello e Bosia chiedono "un'azione coordinata a livello comunale" che coinvolga tre attori chiave: il centro per l'impiego per la riqualificazione del lavoratore, al fine di favorire il reinserimento occupazionale; lo sportello unico per le imprese, per sostenere chi intende intraprendere un percorso di lavoro autonomo attraverso agevolazioni e strumenti dedicati; e il Fondo Nuove Competenze, per finanziare percorsi di aggiornamento e riqualificazione.
"Il lavoro del Comune, dunque, non è concluso, ma entra oggi nella sua fase più delicata e strategica – concludono i due consiglieri –. È questo il momento di mettere in campo tutti gli strumenti disponibili per rafforzare il tessuto occupazionale e costruire anticorpi efficaci nei confronti delle dinamiche di una multinazionale che, con una semplice comunicazione di trasferimento, può mettere a rischio l'equilibrio lavorativo di un intero territorio. Abbiamo oggi l'occasione e la responsabilità di trasformare una crisi in un'opportunità di rilancio".









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