(Adnkronos) - Promuovere una medicina sempre più attenta alle differenze di genere, capace di rispondere ai bisogni specifici delle donne e di accompagnarle lungo tutto il percorso di cura: è la sfida al centro della Giornata nazionale della salute della donna, che si è celebrata il 22 aprile, che richiama l’attenzione su un ambito in cui persistono ancora importanti lacune, soprattutto nella gestione delle patologie croniche. In linea con queste esigenze Ucb, in una nota, ribadisce il proprio impegno nel promuovere un’innovazione sanitaria inclusiva, che tenga conto delle specificità femminili lungo tutto l’arco della vita, in particolare per le malattie croniche e reumatologiche.
Sul piano istituzionale, cresce l’impegno per rafforzare la medicina di genere come elemento strutturale del Servizio sanitario nazionale. In occasione della Giornata nazionale della salute della donna, Ignazio Zullo, membro della X Commissione permanente del senato e primo firmatario del Ddl ‘Misure per il potenziamento della Medicina di genere nel Servizio sanitario nazionale, nel ringraziare “tutti coloro che hanno sostenuto questa proposta di legge sulla medicina di genere”, ricorda che “il provvedimento punta a rafforzare un approccio sempre più personalizzato alla cura, valorizzando la medicina di genere all’interno del Servizio sanitario nazionale e coinvolgendo sia le strutture pubbliche, sia quelle private convenzionate, nelle attività assistenziali, nella formazione e nella ricerca clinica. Interviene, inoltre, sugli aspetti organizzativi e sulla definizione di specifiche Linee guida, con l’obiettivo di rendere questo approccio sempre più strutturale ed efficace. Il disegno di Legge - precisa - è già stato esaminato in Commissione Sanità del Senato, dove si sono svolte le audizioni dei soggetti interessati, e auspico che possa essere approvato entro la fine della legislatura”.
Emblematico il caso delle patologie reumatologiche croniche di origine autoimmune che“presentano una marcata specificità di genere, colpendo in misura significativamente maggiore le donne, spesso in età fertile e nel pieno della vita lavorativa e familiare”, spiega Roberto Caporali, presidente eletto della Società italiana di reumatologia (Sir) e direttore del dipartimento di Reumatologia e scienze mediche dell’Asst Pini-Cto. “Questa maggiore prevalenza - continua - è legata a fattori complessi, che includono differenze ormonali, genetiche e immunologiche. Nelle donne, inoltre, la malattia può avere un impatto particolarmente rilevante sulla qualità della vita, anche in relazione a gravidanza, maternità e gestione della quotidianità. Per questo è fondamentale promuovere un approccio clinico sempre più personalizzato, che tenga conto delle differenze di genere lungo tutto il percorso di cura. Allo stesso tempo, è necessario rafforzare la diagnosi precoce e l’accesso tempestivo alle terapie più appropriate, così da migliorare gli esiti clinici e ridurre il carico della malattia”.
In occasione della Giornata della salute della donna, “ribadiamo il nostro impegno - afferma Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Italia - nel promuovere un'innovazione sanitaria in grado di tenere conto dei bisogni specifici delle donne, in particolare di quelle che convivono con una malattia cronica. Per Ucb, empowerment significa rendere possibili scelte di salute informate e consapevoli, basate su dati affidabili. Da oltre 10 anni lavoriamo per colmare i gap di conoscenza sulla biologia femminile e sulle interazioni con le terapie, anche durante momenti delicati come quello dell'età fertile, della gravidanza, dell'allattamento e della menopausa, integrando la prospettiva delle donne nei percorsi di sviluppo clinico e di real life e contribuendo all’avanzamento della ricerca in ambiti ancora poco esplorati. Crediamo che l'innovazione debba essere al servizio della salute delle donne. Solo così è possibile favorire un dialogo veramente aperto e consapevole tra pazienti e professionisti sanitari”.
L’impegno che si traduce anche nel sostegno a iniziative di sensibilizzazione come ‘Genere donna’, campagna digitale indipendente dedicata alla medicina di genere nelle patologie croniche reumatologiche e dermatologiche - riferisce la nota - e ‘Fai la tua mossa’, campagna di sensibilizzazione Ucb rivolta in particolar modo alle donne affette da osteoporosi, con l’obiettivo di promuovere informazione, confronto ed empowerment.
“Le donne rappresentano una quota significativa dei pazienti affetti da patologie reumatologiche, spesso caratterizzate da diagnosi tardive e da un forte impatto sulla qualità della vita, sul lavoro e sulla dimensione familiare - sottolinea Silvia Tonolo, presidente di Anmar – Associazione nazionale malati reumatici - Si tratta di malattie che colpiscono la donna nella sua interezza, incidendo anche sul desiderio di maternità e sul ruolo sociale. Come Associazione siamo impegnati su più fronti: dalla diagnosi precoce all’accesso equo e continuo alle terapie, fino alla personalizzazione dei percorsi di cura, fondamentali soprattutto in presenza di comorbidità. In questo ambito si inseriscono anche progetti di sensibilizzazione come ‘Genere Donna’ e quelli dedicati all’osteoporosi, promossi da Ucb, con la nostra collaborazione”.
Sul fronte psicologico e sociale, la farmaceutica mette a disposizione strumenti come numeri verdi, incontri e webinar, oltre al sito ‘Genere donna’, che rappresenta una best practice riconosciuta anche a livello europeo. “Serve, inoltre, un approccio più umano da parte dei clinici e maggiore attenzione da parte delle Istituzioni - rimarca Tonolo - Accanto al 30% legato a ospedalizzazione e farmaci, esiste un 70% fatto di vita quotidiana spesso inascoltata. La Giornata nazionale della salute della donna deve ricordare che la salute femminile non è una semplice ricorrenza, ma una priorità, una battaglia quotidiana condivisa, che richiede sì risorse, ma anche attenzione e umanità”.
Osserva la presidente di Apmarr - Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare, Antonella Celano: “È sempre più evidente come tra uomo e donna esistano differenze sostanziali che vanno ben oltre il genere sessuale e che incidono profondamente su prevenzione, diagnosi e cura. Oggi la ricerca e lo sviluppo dei farmaci sono stati storicamente impostati prevalentemente sul modello maschile, e questo rende ancora più urgente un cambio di prospettiva. Parlare di medicina di genere significa considerare la persona nella sua interezza, nelle sue specificità biologiche e sociali, e adottare approcci realmente differenziati. Nel caso delle patologie reumatologiche, che colpiscono maggiormente le donne, è fondamentale promuovere campagne di prevenzione mirate e sensibilizzare le pazienti sull’importanza di dedicare tempo alla propria salute – rimarca Celano - Troppo spesso le donne, impegnate tra lavoro e famiglia, trascurano sé stesse, rimandando controlli e percorsi di cura. È invece essenziale che si prendano cura di sé, aderendo agli screening e adottando stili di vita sani. In questo senso, come Apmarr, collaboriamo - al pari di Anmar - a progetti di sensibilizzazione in partnership con Ucb, come ‘Genere donna’, per diffondere maggiore consapevolezza. Perché - conclude - se la donna sta bene, ne beneficia l’intero nucleo familiare: la salute femminile è un pilastro fondamentale per il benessere della società”.














