Gentile Direttore,
ho letto con grande attenzione il vostro approfondimento sul rinnovo della governance della Cassa di Risparmio di Asti e sulle dichiarazioni rese in assemblea dai vertici uscenti e dai nuovi amministratori. Ritengo doveroso, come piccolo azionista storico, aggiungere un punto di vista che troppo spesso rimane ai margini del dibattito pubblico: quello dei tanti risparmiatori che hanno creduto nella banca, l’hanno sostenuta negli anni e oggi si trovano con un valore delle proprie azioni molto ridotto Condivido pienamente le parole del presidente dell’Associazione Piccoli Azionisti, Pier Franco Marrandino: "Le azioni sono diminuite invece di aumentare e non abbiamo ancora capito il perché".
È un dato di fatto: negli ultimi dieci anni il valore reale delle azioni è sceso invece di salire, mentre i dividendi distribuiti pur superiori alle attese hanno compensato la perdita ma non il capitale investito. Il risultato netto è una perdita importante, che nessuna narrazione può cancellare. Per questo mi ha colpito l’intervento dell’amministratore delegato uscente, Carlo Demartini, secondo cui "il patrimonio netto per azione è di 15,3 euro" e che "non venderà le sue quote". È comprensibile: nessuno venderebbe con una minusvalenza del 50%. Ma il punto non è questo. Il punto è che, se negli anni si fosse posta maggiore attenzione anche agli azionisti e non solo ai pur ottimi risultati economici della banca forse oggi non ci troveremmo davanti a una forbice così ampia tra valore patrimoniale e valore reale di mercato.
La banca è sana, produce utili record, distribuisce il dividendo più alto della sua storia. Eppure il prezzo delle azioni resta fermo a livelli che non riflettono né la solidità dell’istituto né il suo patrimonio. Questa è la vera contraddizione che pesa sulle famiglie, sui pensionati, sui piccoli risparmiatori che hanno sostenuto la banca anche nel difficile aumento di capitale del 2015.
Per questo ritengo fondamentale che il nuovo Consiglio di Amministrazione al quale auguro buon lavoro affronti finalmente il tema del riequilibrio tra valore patrimoniale e valore reale delle azioni, come richiesto dall’Associazione Piccoli Azionisti. Una banca del territorio non può permettersi di lasciare indietro proprio coloro che l’hanno sostenuta per decenni.
Serve davvero quel “clima disteso” auspicato dall’Associazione, ma serve soprattutto trasparenza, ascolto e una strategia chiara per restituire valore agli azionisti che non siedono ai tavoli decisionali e che, fino ad oggi, hanno pagato il prezzo più alto.
Cordiali saluti,
piccolo azionista di Banca di Asti














